Evaristo Beccalossi, ex calciatore, simbolo dell’Inter a cavallo tra ’70 e ’80 con una fugace apparizione anche in maglia blucerchiata nella stagione 1984/85, 9 presenti e zero reti, ci ha lasciati all’età di 69 anni.
Evaristo apparteneva a quel calcio tanto amato dalla mia generazione, la generazione delle “figurine” del ce l’ho, mi manca. Il suo nome, pur dopo tanti anni, racconta una vera e propria epopea del cacio italiano, un calcio nazionale fatto di campioni nostrani.
Becca era la mezza punta, il fantasista, l’uomo che svariava a ridosso delle punte, l’uomo dell’ultimo passaggio, oggi l’uomo definito trequartista. Dotato di tecnica eccelsa, calzettoni calati sulla caviglia, con quel suo ondeggiare dovuto al bacino basso, sembrava più un ballerino di flamenco che un calciatore. Come i grandi del calcio italiano indossava la maglia numero 10, quella dei top. Da un numero 10 ti aspetti sempre qualcosa di più, ti aspetti estro e fantasia, e lui rispecchiava tutto questo con quel sinistro magico, sembrava accarezzare la palla, quasi a non volerle fare male. Beccalossi arrivò all’Inter nella stagione 1978/79, in una fase di grandi cambiamenti per la società nerazzurra che stava assistendo al tramonto dei campioni che l’avevano resa invincibile negli anni ’60.
A lui spettava il compito più gravoso, prendere l’eredita lasciata da due giganti come Corso e Mazzola.
Fece coppia con Altobelli e fece le fortune di “spillo” e nel campionato 1979/80 la squadra allestita dal Presidente Fraizzoli e gestita da Bersellini vinse il campionato portando lo scudetto alla Milano nerazzurra.
Arrivò alla Sampdoria nel campionato 1984/85, fortemente voluto dal Presidente Mantovani, ritrovando Eugenio Bersellini come mister. Prese casa a Quinto, compagni in quell’appartamento sul mare, Vialli e Bocchino. Fu la peggiore annata della sua fantastica carriera, la pubalgia non gli permise di rendere come poteva e giocò solo nove partite non segnando nemmeno una rete.
Ho avuto il piacere di conoscerlo, uomo gentile, di grande intelligenza, parlando della Sampdoria era dispiaciuto di non essere riuscito a ricambiare l’affetto che i tifosi della Sampdoria gli avevano dimostrato. Quando veniva a Genova si meravigliava sempre che i tifosi lo ricordassero con affetto a distanza di tanti anni.
Nella sua casa di Brescia, raccontava, ho due maglie, quella dell’Inter e quella della Sampdoria. La Sampdoria ed i suoi tifosi li porterò sempre nel cuore.
Ultima sua venuta a Genova, lo scorso ottobre, una serata al Club dei Praini. Tante risate, tanti ricordi, un abbraccio ad un uomo vero, ad un campione da parte della gente di Sampdoria.
Ci mancherai Becca, mancheranno il tuo sorriso e le tue battute, mancheranno i tuoi dribbling.
Un sincero abbraccio alla tua famiglia.
Maurizio Medulla
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