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“Fabio e Keita non abbiate paura…di tirare un calcio di rigore…”

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“Ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”.

Canta così Francesco De Gregori nella sua famosa “Leva calcistica della classe ’68” e in modo metaforico ci sentiamo di associarla alle sfida di rigori ché ha visto protagonisti ieri dopo l’allenamento Quagliarella e Keita Balde.

Una sfida per dirla in modo cinematografico, all’ultimo sangue o meglio all’ultimo rigore.

E cosa c’entra dunque De Gregori?

De Gregori parla di calcio, certo, ma nel suo significato allegorico di specchio dell’esistenza. Come su un rettangolo verde, così lotti nella vita, vinci o perdi, sudi, soffri, gioisci. C’è un’etica, una dirittura morale, che, così come nello sport, informa le scelte dell’esistenza.

Ma c è anche il fato, o una momentanea debolezza, o un lapsus, per cui il rigore determinante, quello che cambia il corso degli eventi, può essere sbagliato anche dal migliore, nonostante “ metta il cuore dentro alle scarpe e corra più veloce del vento”.

E ne sono esempio proprio Quagliarella, Keita e il sacrificato Ravaglia che nonostante abbia subito una marea di rigori ha avuto sempre la forza di rialzarsi e di pararne altri.

Lo stesso capitano dopo almeno 5 legni iniziali non si è scoraggiato e ha avuto il coraggio di aggiustare la mira.

Una sfida che ha un doppio significato, sia umano che professionale e che a volte può essere letta e interpretata come una metafora della vita che ci dà sempre la possibilità di tirare un calcio di rigore e noi per paura di sbagliarlo….a prescindere non lo calciamo.

Ecco la sfida divertente tra i due anche se per molti potrebbe essere solo “calcio” per noi rappresenta la vita di tutti i giorni ma appunto resa viva ed esemplare in un rettangolo di gioco.

Perché alla fine, un calciatore così come un uomo ( e per noi è la stessa cosa perché è in primis l’uomo che scende in campo) come dice De Gregori “lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”.

 

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Paolo Bardetta

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