C’era anche il pallone, ma nessuno se n’era accorto. Per 85 minuti Genoa e Sampdoria hanno fatto di tutto fuorché giocare a calcio.AManolo Gabbiadini, invece, il pallone piace: sa come trattarlo, con il sinistro lo accarezza da tanti anni e quando Linetty gliel’ha recapitato al limite dell’area l’attaccante della Sampdoria l’ha delicatamente e inesorabilmente spedito nell’angolino della porta di Radu. Il gol di Gabbiadini ha deciso uno dei più brutti derby di sempre, ha fatto godere la Sampdoria e ha lanciato un monito al Genoa e anche ai blucerchiati: lottare, correre e picchiare non basta. Bisogna giocare a calcio, che non significa fare spettacolo, ma passare la palla al compagno tre o quattro volte di fila, organizzare un possesso che superi i cinque secondi, tirare in porta. Cose basic, insomma, che ieri a Marassi sono mancate fino a quando Gabbiadini, tenuto inizialmente in panchina per il solito dolorino agli adduttori, è entrato in campo e ha deciso la gara.
Quante Botte
Vi risparmiamo la mistica del derby. È vero che queste sono partite in cui si mena tanto e si gioca poco, ma ci sono dei limiti sindacali che non andrebbero mai valicati. È stata semplicemente una partita brutta, sporca e cattiva che ha spiegato in modo esemplare perché il Genoa è penultimo e la Sampdoria poco più su, anche se i tre punti di ieri sono ben più di una boccata d’aria. Sia chiaro: i blucerchiati non avrebbero meritato la vittoria, lo 0-0 avrebbe rispecchiato perfettamente il nulla prodotto in fase offensiva dalle due squadre. Una giocata individuale ha risolto la gara e questo pesa a qualunque livello, sia nella zona alta sia nella zona bassa della classifica. Ma quello che si è visto a Marassi non basta: per cambiare marcia e salvarsi serve molto di più. Il primo tempo è stato un discreto inno alle arti marziali: 20 falli (10 a testa),tre gialli (Ghiglione, Cassata e Vieira), due rossi risparmiati (Vieira ha rischiato il secondo cartellino su Schone; Romero ha tirato un bel destro d’incontro a Quagliarella ma Doveri non ha visto e il Var Orsato era pervaso da sentimenti natalizi) e, ça va sans dire, nessun tiro in porta. Nella ripresa il copione non è cambiato, si giocava sulle terze palle perché le seconde venivano controllate male, il Genoa ha solo incentivato la pressione, le botte sono perfino aumentate (totale falli 43) e fino alla prodezza di Gabbiadini l’unico tiro nello specchio della porta era stata una punizione laterale di Criscito che sarebbe finita in rete solo se Audero fosse stato colpito da un improvviso colpo di sonno. E anche il gol della vittoria blucerchiata è nato da un clamoroso errore di Ghiglione, che si è fatto soffiare il pallone da Linetty aprendo l’autostrada della gioia alla Samp. Nulla di manovrato, nulla di costruito, nulla nemmeno vagamente simile a una bella azione di calcio.
Tanti Problemi
Oggi il risveglio doriano, in attesa della sfida di mercoledì con la Juve, è sicuramente più dolce. La classifica resta precaria, ma il successo nel derby è fondamentale per il morale e per l’autostima. Ranieri ha un potenziale offensivo da posizioni ben più nobili, ma è impensabile che Quagliarella, Gabbiadini e Ramirez si arrangino sempre da soli in avanti. La manovra è ancora troppo affidata ai lanci lunghi: a volte può avere senso, altre volte servirebbe una costruzione diversa.Ea proposito di costruzione, Thiago Motta predica la partenza da dietro ma corre il rischio opposto rispetto a Ranieri: ossia di non arrivare mai davanti perché la qualità non eccelsa dei suoi interpreti blocca il fraseggio prima ancora della metà campo. Il Genoa (atteso dalla trasferta a San Siro con l’Inter) ha 11 punti, un bottino che dopo 16 giornate in passato aveva generato la retrocessione sette volte su otto. La terza sconfitta consecutiva evidenzia il momento negativo e mette già a rischio la panchina di Thiago Motta, che avrà sicuramente le sue colpe (in situazioni come questa è meglio cercare di fare punti in qualunque modo rinviando a periodi migliori l’insegnamento di concetti di gioco più elevati) ma non è in grado di trasformare l’acqua in vino. E dal punto di vista tecnico ieri i suoi giocatori hanno mostrato limiti enormi o, nel caso di Schone, incomprensibili errori. Motta ha pagato le assenze in attacco e nel riscaldamento si è bloccato anche Sturaro, che nei piani del tecnico sarebbe stato un incursore prezioso. Sanabria ha provato a mettere qualità, ma ha confermato una certa leggerezza. La fase offensiva è stata terribilmente fragile, la Sampdoria non ha mai sofferto negli ultimi trenta metri nonostante una pressione costante e anche ben organizzata. Il derby, insomma, lascia tante domande e poche risposte. Più una certezza: il sinistro di Gabbiadini vale il prezzo del biglietto. Sempre, e soprattutto ieri sera.
Fonte: G.B. Olivero per la Gazzetta dello Sport
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