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Ranieri si presenta. Ecco come potrebbe giocare la sua Samp

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Dopo la firma sul contratto che lo legherà alla Sampdoria fino al 30 giugno 2021, Claudio Ranieri è pronto per iniziare – la presentazione ufficiale avrà luogo martedì alle 11.30 a Bogliasco – la sua avventura in blucerchiato, nuova tappa di una carriera ormai più che trentennale.

Curiosamente il tecnico classe ’51 – festeggerà i suoi 68 anni in occasione della sfida di domenica prossima contro la Roma – si trova nuovamente a subentrare a Eusebio Di Francesco, come avvenuto lo scorso marzo proprio sulla panchina giallorossa.

Proviamo allora a capire da dove ripartirà King Claudio, appellativo guadagnato in terra inglese grazie all’incredibile cavalcata alla guida delle Foxes di Leicester, per risollevare una squadra apparsa in gravissima difficoltà in questo sconcertante avvio di stagione.

“Farò giocare ciascuno dove sa farlo”, queste le prime parole rilasciate nei giorni scorsi al Secolo XIX: al di là della signorilità e della pacatezza, tratti universalmente riconosciuti all’uomo, è proprio l’adattabilità il filo conduttore della storia tecnica di Ranieri. Dagli esordi in massima serie con il Cagliari, passando per le esaltanti stagioni di Firenze (una Coppa Italia conquistata nel ’96) e le lunghe esperienze all’estero – una Coppa del Re con il Valencia nel ’98 e ben quattro stagioni al Chelsea – per poi tornare in Italia sulle panchine di Parma, Juventus, Roma e Inter, fino al già ricordato “miracolo” di Leicester, l’allenatore romano ha maturato una bagaglio di esperienze che gli consente di adattare i propri princìpi alla rosa a disposizione, senza particolare predilezione per uno specifico sistema di gioco.

Due sono quelli storicamente più utilizzati: il 4-4-2 che tante soddisfazioni gli ha regalato con il Leicester, e il 4-2-3-1 osservato anche negli ultimi mesi alla Roma. E da uno di questi sistemi, o magari da entrambi per adeguarsi maggiormente alle situazioni, nascerà con tutta probabilità la Sampdoria di Ranieri. Una certezza dovrebbe quindi essere rappresentata dalla linea difensiva a quattro, disposizione da cui difficilmente il tecnico testaccino ha derogato (si è vista una linea a tre in alcune occasioni nel suo Nantes, stagione 2017-18): ecco allora il ritorno di Bereszyński al suo ruolo naturale di terzino destro, con la forte concorrenza di quel Depaoli che è stato tra i pochi fin qui a fornire prestazioni soddisfacenti. Al centro, oltre a un discreto Alex Ferrari appaiono totalmente da rigenerare Murillo e Colley, con Chabot francamente ancora troppo acerbo per la Serie A, mentre a sinistra sarà importante ritrovare un Murru all’altezza, dopo l’involuzione mostrata nel ruolo di esterno a tutta fascia.

Il centrocampo, come detto, potrebbe essere schierato con una classica linea a 4 o con 2 mediani a sostegno dei 3 trequartisti: in entrambi i casi, per le due maglie al centro la certezza si chiama Albin Ekdal, affiancato da Linetty o Vieira (in attesa di capire quale potrà essere il contributo del nuovo arrivato Bertolacci). In caso di linea a 4, risulta piuttosto evidente il problema degli esterni: Jankto e Caprari potrebbero adattarsi, ma non sono esterni di ruolo, l’unico puro è Rigoni. Interessante notare come nel Leicester Ranieri schierasse Mahrez e Albrighton a piedi invertiti: in blucerchiato si potrebbe quindi osservare, ad esempio, Capari o Jankto a sinistra con Rigoni sulla fascia destra. Il sistema che prevede invece i 3 trequartisti potrebbe essere più consono al materiale tecnico a disposizione, sebbene più sbilanciato (soprattutto alla luce di una classifica tanto deficitaria): più immediato in ogni caso, con questa disposizione, schierare i vari Caprari, Ramírez, lo stesso Rigoni, in attesa del pieno recupero di Gonzalo Maroni.
Davanti, la Sampdoria ha urgente bisogno di ritrovare un Quagliarella quanto più vicino possibile a quello ammirato nella passata stagione: al suo fianco, nel 4-4-2, possibile il rilancio di Gabbiadini con Bonazzoli pronto ad offrire il suo generoso contributo. Anche in questo caso, Ranieri dovrà certamente cucire le sue idee sugli uomini a disposizione: capitan Quagliarella è un giocatore del tutto diverso, infatti, da quel Jamie Vardy capace di guidare feroci transizioni offensive, ma anche dall’Edin Džeko unica punta nel 4-2-3-1 giallorosso della scorsa primavera.

Ma, come detto, adattabilità e pragmatismo non sono certo caratteristiche che difettino al nuovo tecnico: e allora in bocca al lupo King Claudio, il lavoro non manca.

 

Diego Baracchi

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Redazione

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