Da ieri Andrea Mancini è diventato ufficialmente il nuovo Direttore Sportivo del Cesena.
Ieri infatti è stata espletata la risoluzione con la Samp e poi contestualmente la firma sul contratto che lo legherà ai bianconeri.
Ma per Mancini non si tratta di un addio ma solo di un arrivederci.
Ecco le sue parole in un’intervista rilasciata ai taccuini dell’edizione odierna di Repubblica:
Come descrive il rapporto tra Genova e la sua famiglia?
“È un legame indissolubile, che parte del 1982, quando mio padre è arrivato. Era ragazzino, è andato via uomo. Nessuno potrà mai rompere questo rapporto viscerale”.
Cosa ha rappresentato fare parte di questo club?
“È semplice da spiegare. Da calciatore, il mio sogno era giocare per la Sampdoria, ma non ci sono riuscito. Da dirigente ho avuto subito questa soddisfazione. La Sampdoria è, per me, come il Real Madrid”.
Come ha vissuto questo viaggio?
“È stato bellissimo. Mi sono goduto intensamente ogni momento, bastava andare a Bogliasco, entrare allo stadio per le partite e sentire “Lettera da Amsterdam” per provare delle emozioni indescrivibili”.
Il ricordo più bello di questa esperienza?
“Dieci giorni fa è stato reso noto che il mio percorso con la Sampdoria si concludeva. Il riconoscimento più bello mi è arrivato dalle tante persone, che neppure conoscevo e mi hanno fermato per strada per ringraziarmi. Ripeto, però, che mi sono sempre sentito a disposizione della Sampdoria e che io e la mia famiglia ci sentiamo in debito con questo club. Sono io quindi che devo ringraziare tutti loro per il supporto, che mi hanno dato fino all’ultimo giorno”.
Cosa vorrebbe le venisse riconosciuto?
“Un comportamento che ha non ha mai dimenticato il valore del senso di appartenenza, del rispetto della storia e del pubblico della Sampdoria. Per il blucerchiato sento un amore viscerale, la Sampdoria ti entra dentro. Difficile da spiegare con le parole”.
Come vive questo distacco?
“Per me è un arrivederci, il cerchio non è stato interrotto in modo naturale, sento che dobbiamo ancora scrivere tante pagine. Sono convinto di questo. Ho potuto indossare, da dirigente, i colori della Sampdoria, il mio sogno fin da bambino. Ora ho un nuovo sogno: poter lavorare insieme a mio padre alla Sampdoria”.
È anche il sogno di tanti tifosi
“Da parte nostra, c’è la volontà. Ho già scritto che “certi amori fanno giri immensi e poi ritornano” e sono convinto che succederà. Il destino ha voluto che ora non continuassi, ma la vita ti sorprende sempre. Sono convinto che tornerò e lo stesso vale per mio padre”.
Tante emozioni, ma anche il fiele di Castellammare.
“Non ho mai avuto il coraggio di rivedere la partita con la Juve Stabia. Non potrò mai dimenticare quella giornata, le lacrime versate in quella occasione. Devo confessare che l’emozione mi ha sopraffatto anche contro il Sudtirol. Avevo il presentimento che sarebbe stata la mia ultima volta a Marassi come direttore sportivo della Sampdoria. A differenza del solito, mi sono fatto coinvolgere più dallo spettacolo dei tifosi che dalla partita. Lo striscione nella Sud di fine gara, in cui mi ringraziavano, mi ha commosso e mi sono scese le lacrime“.
Quali momenti belli le hanno regalato emozioni forti?
“Tanti, la notizia del ripescaggio e poi la salvezza sul campo. La conquista dei play off il primo campionato dopo una stagione difficile e anche la salvezza di quest’anno“.
Essere prima tifoso e poi direttore sportivo di un club è un’ulteriore difficoltà?
“Sicuramente è più complicato, ma affronti le cose con una partecipazione straordinaria. Senti di vivere un’esperienza a tutto tondo, come professionista e anche come uomo”.
Un saluto per la gente blucerchiata.
“Li ringrazio ancora una volta per l’affetto nei miei confronti, per come mi hanno fatto sentire. Da oggi, sarò un tifoso come loro. Spero che la Sampdoria possa tornare dove merita. Auspico che possano vivere grandi gioie, ma, in ogni caso, sono certo che sapranno amare, come nessuno e nonostante tutto, la Sampdoria. Le persone vanno e vengono, ma la Sampdoria rimane per sempre”.
Fonte Repubblica.
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