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A. Mancini: “Mi piace gestire il gruppo e scoprire i giocatori, ho tanto cammino da fare. Sogno? Fare il Ds con papà allenatore”

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In un’intervista rilasciata ai taccuini dell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Andrea Mancini ha affrontato diversi argomenti tra i quali il peso del suo cognome nella sua carriera.

Alla Samp era arrivato grazie asuo padre?

“Oggi sarei un bugiardo sedicessi che essere figlio di Roberto Mancini non mi ha portato dei vantaggi. Mi ha aperto tante porte, da ragazzo e anche da grande, ma poi uno se non vale non va avanti”.

Infatti la sua carriera di calciatore è finita presto.

“Ho giocato in squadre legate a lui. Ho insistito, pensavo di poter sfondare come attaccante ma a un certo punto ho scelto l’estero: Ungheria, Spagna, Stati Uniti, ho fatto esperienze ovunque e oggi devo dire che mi sono servite per crescere. Cammino da solo, voglio arrivare e restituire quello che mi ha dato papà”.

Lei ha scoperto Leoni, andato al Liverpool per 37 milioni.

“Andai a vedere una partita del Padova di Coppa Italia di Serie C, contro il Pontedera, nel dicembre 2023. Questo ragazzo mi impressionò subito, io anche quando giocavo cercavo di capire il valore di compagni e avversari”.

E lo segnalò subito alla Samp.

“Ovvio, al mio capo scout Lorenzo Giani. Anche lui lo aveva notato in qualche video. Aveva qualcosa di diverso dagli altri, quando uno ha talento si capisce. Accadde che il Padova ci chiese Delle Monache: dissi ok, ma vogliamo il vostro Leoni. Non se ne fece nulla e Delle Monache andò al Vicenza”.

Ma il difensore arrivò lo stesso a Genova.

L’ultimo giorno di mercato: stavo trattando Alvarez e scoprii che aveva lo stesso procuratore di Leoni. Chiudemmo l’affare in prestito con l’obbligo di riscatto a 1,5 milioni”

Un colpo grosso, insomma.

“Al primo allenamento Pirlo mi disse che era un giocatore fuori dalla norma. Invece con il presidente Manfredi scherzammo a lungo: ti regalo una vacanza se questo ragazzino debutta nella Samp prima di Pasqua. Mi provocò e io andai quasi subito in ferie gratis. Leoni debuttò il giorno dopo il suo arrivo in Samp-Brescia e fu uno dei migliori. È stato rivenduto quasi subito a 4,5 milioni, quando io ero andato via: lo prese il Parma, un vero peccato perché restando un anno in più a Genova sarebbe andato via a 12-15 milioni”.

È stato il suo primo colpo vero.

“Ero talmente convinto del suo valore che lasciando la Samp chiamai subito De Rossi. Gli consigliai il giocatore per la Roma, lui parlò con la società ma non riuscì a convincere i dirigenti che sarebbe valsa la pena prenderlo”.

Ha mai consigliato un giocatore a suo padre?

“Quando allenava lo Zenit gli dissi che avevo visto un talento assurdo nel Real Madrid Castiglia, Valverde, che poi venne ceduto al Deportivo La Coruna.E poi David Silva: io giocavo nel Valladolid e lui nel Valencia. Lo prese e ha fatto la storia del City”.

Non ci basta, vada avanti.

“Con la Primavera del Bologna giocai il torneo di Vignola e affrontai la Under 18 del Manchester United. Chiamai subito mio padre: informati, gli dissi,ho visto un giocatore in mezzo al campo straordinario. Alto, classe immensa, colpo di testa, lancio lungo. Vallo a prendere di corsa. Sapete chi era? Paul Pogba”

Primo incarico alla Fiorentina, accantoa Pradè.

“Gli parlai di Kvaratskhelia, lo avevo visto nel Rubin Kazan nel 2021. Non riuscimmo a prenderlo”.

Ha trovato il suo ruolo nel mondo del calcio.

“Mi piace gestire il gruppo e scoprire i giocatori, ho tanto cammino da fare, studio, vedo partite, voglio arrivare da solo”.

Lei è stato anche a Barcellona, accanto a Deco.

“Gli parlai di Pio Esposito, talento che farà strada. Ho visto esplodere Yamal, ne hanno altri come lui”.

Era bello vivere accanto a papà Mancini.

“Sempre in campo oin tribuna, con qualsiasi squadra. Indimenticabile lo scudetto con la Lazio, bellissimi quelli con l’Inter e il City.Tutte squadre rimaste nel mio cuore”.

I suoi talenti più amati chi erano.

“Veron e Mihajlovic a Roma, Yaya Touré, Aguero e Tevez nelCity, Ibrahimovic nell’Inter”.

Già Sinisa: non c’è più, come Vialli.

“All’epoca di Gianluca ero troppo piccolo, è stato il padrino di mio fratello Filippo. Mihajlovic era uno di famiglia: con papà hanno fatto una carriera insieme, i suoi figli sono miei fratelli e Arianna ancora oggi è sempre con mia madre. La nostra è stata una vita in comune, anche d’estate”.

Andrea, ha un sogno nel cassetto?

“Quando giocavo il mio cognome pesava, i paragoni erano inevitabili. Fare il ds in un club con mio padre allenatore. Finalmente potrei cazziarlo io per una volta. Non so se accadrà, ma se ci riuscirò ci divertiremo insieme. Ci avevo già provato a maggio scorso, ma per tornare alla Samp non era il momento giusto”.

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Paolo Bardetta

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