Roberto Mancini con la figlia Camilla
Di Valentina Cristiani
A tifare, in prima linea, per il C.T. Roberto Mancini all’Europeo, i tre figli avuti dalla prima moglie Federica Morelli, Andrea, Filippo e Camilla. Il suo orgoglio più grande. La gioia e l’emozione nelle parole della terzogenita, Camilla Mancini, genovese, classe ’97, dopo la vittoria dell’Europeo 2020.
Come e dove ha vissuto, Camilla, questo Europeo?
“Le prime tre partite, quelle a gironi, le ho viste a Roma, andando allo stadio con i miei fratelli, stando sempre a bordo panchina per sostenere mio papà. Ci bastava un solo sguardo ed un saluto ad inizio partita, era un modo per dirgli ‘Sono qui, sempre al tuo fianco’. Dai quarti in poi, le ho viste nella nostra casa al mare, c’è una buona energia qui, ha portato bene.”
Quando ha capito che l’Italia, guidata da suo padre, sarebbe diventata Campione d’Europa?
“Ad essere sincera io ci credo dal primo giorno . Sapevo che avrebbe portato l’Italia sul tetto d’Europa. Mi è bastato vedere la forza, la complicità e lo spirito di sacrificio del gruppo per capire che quest’Europeo sarebbe stato magico e trionfante. Ancora non realizzo!”
Questa vittoria dell’Europeo a Wembley è stata l’occasione, irripetibile, per suo padre di chiudere un cerchio che lo tormentava da 28 anni (nel maggio del ’92 la Samp di Mancini e Vialli perse la finale di coppa dei campioni a Wembley contro il Barcellona). Cosa le ha raccontato suo padre di quel momento e quali sono state le prime emozioni di questa vittoria che avete condiviso telefonicamente?
“Un pezzo voglio dedicarla a Paolo Mantovani, che era qui con me quando la perdemmo in finale col Barcellona e anche ai sampdoriani. Un pezzo è soprattutto loro e poi alla mia famiglia e a tutti quanti. Ho giocato in una grande Nazionale, in una grande Under 21, ma nonostante fossimo i migliori in assoluto, sono riuscito a non vincere. Abbiamo perso ai rigori entrambe le volte, qualcosa la sorte mi doveva”. Una dedica meravigliosa. Lei che ricordi ha?
“Io ricordo poco dei gloriosi momenti di mio papà alla Samp. Però mi ha sempre parlato di Paolo Mantovani, e ogni volta, gli brillano gli occhi. Mantovani, per mio padre è stato una presenza fondamentale. Non mi ha sorpreso che potesse dedicare un pezzo di questa vittoria a lui. Credo anche io che la sorte dovesse ridargli indietro qualcosa, a lui e al suo gemello del goal Luca. Vederli insieme è stata emozione pura”.
Nell’anno della sua nascita (1997) la Samp arrivò sesta in campionato (ultimo anno di Mancini alla Samp), ottenendo la qualificazione alla Coppa Uefa. Per suo padre la Samp era una seconda famiglia, per lei cosa ha rappresentato?
“Io sono nata il 6 febbraio del 1997, quasi tutti i giornali o siti riportano la mia data di nascita come 1994. Colgo l’occasione per dirlo, così non mi aggiungono +3 alla mia età. Tramite i racconti di mio padre so per certo che la Samp per lui era una seconda famiglia ed è tutt’ora legato alla Samp, ai Sampdoriani e ai magici ricordi che ha saputo creare quando giocava lì”.
Da ex calciatore impulsivo (che gli costò la Nazionale, ndr) ad allenatore riflessivo. Quale caratteristica dipinge meglio suo papà?
“Penso che mio padre sia un fuoriclasse, in campo e fuori. Quando era giovane era molto impulsivo, spesso lo sono anche io, vista la mia giovane età e infatti questo lo riporta indietro nel tempo. Oggi ha una consapevolezza diversa e ha imparato a ponderare le sue scelte e ad essere lucido e razionale. Professionalmente parlando penso sia il migliore, nessuno come lui. È il mio esempio. Spero un giorno di avere anche solo la metà del successo e delle soddisfazioni professionali che ha lui.. l’asticella è alta”.
Una vita alla Samp di suo padre, non contrasta un po’ con il suo tifo per la Lazio?
“Tifo Lazio perché sono i primi ricordi che ho del mondo del calcio, ero piccola e li ho vissuti con spensieratezza e libertà! Sono state le prime gioie.. Però simpatizzo per la Samp, non potrei fare altrimenti dopo i bellissimi racconti di mio padre”
Sognare non costa nulla: vede fattibile un ritorno di suo padre a Genova, magari proprio sulla panchina blucerchiata? Le farebbe piacere?
“Sognare è l’unico modo per rimanere vivi. Penso che sarebbe bello, non so dire se sia fattibile, però sarebbe un nuovo capitolo, in una veste diversa dal passato ma sicuramente emozionante”.
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