Alla fine il verdetto più scontato (e meritato) purtroppo è arrivato. Per la prima volta nella sua storia la Sampdoria retrocede in serie C e lo fa al termine di una stagione costellata di errori ed orrori culminata con altre due discese nelle categorie inferiori di Primavera a Women.
Un disastro che ha radici lontane, in primis in una società dove incompetenza e approssimazione hanno rappresentato la triste costante.
In questo senso basti pensare ai 24 giocatori arrivati in due sessioni di mercato con evidenti doppioni in alcuni ruoli e vistose lacune in altri (per non parlare del clamoroso valzer di portieri), ai quattro allenatori – e sia chiaro che Evani, Lombardo e Mancini ai quali bisogna solo dire grazie per averci messo la faccia in questo dramma sportivo non hanno alcuna responsabilità – passando per una campagna di gennaio (la prima senza vincoli) tardiva e caratterizzata dall’innesto di svincolati e scarti con la contestuale inspiegabile messa al bando di cinque elementi di esperienza della rosa mentre le altre si rinforzavano.
Fin dal principio con l’esonero dopo sole tre giornate di un tecnico artefice di un miracolo l’anno precedente nei confronti del quale evidentemente non si nutriva più fiducia (sostituito con due mestieranti senza arte ne parte) si era capito quale sarebbe stata la tortuosa via che si parava dinnanzi e non serviva certo un genio per capirlo. Perché il calcio non sarà una scienza esatta ma ha regole non scritte alle quali nessuno può pensare di sottrarsi senza pagare dazio.
Una società nella quale non c’è mai stata trasparenza, partita con un presidente in pectore che arringava i tifosi col megafono sparito quasi subito dai radar senza che sia mai stata data una reale spiegazione in tal senso e il ventilato coinvolgimento con tanto di comunicato ufficiale di Qatar Sports Investment salvo poi ritrovarsi al vertice colui che sembrava una figura quasi secondaria e in pancia un investitore di Singapore che mai ha fatto sentire la sua voce in tutto questo tempo nonostante gli oltre cento milioni immessi nel Club.
Oggi è il tempo di leccarsi le ferite, magari trovando consolazione con le centinaia di messaggi di solidarietà che arrivano non solo dall’Italia ma anche da mezza Europa a una tifoseria che non ha eguali per passione e presenze allo stadio e che certo meriterebbe ben altre soddisfazioni, ma al tempo stesso anche di interrogarsi su un futuro che per dirla con Enrico Ruggeri allo stato è un ipotesi.
Ripartire dalla C non sarebbe neppure il problema principale (altre società blasonate lo hanno fatto in passato) ma senza passare per una ineludibile piazza pulita di coloro i quali si sono resi responsabili di questo vergognoso scempio contribuirebbe solo a procrastinare l’agonia.
Serve gente esperta e capace per risorgere dalle ceneri, soprattutto occorre riportare la sampdorianità al centro del villaggio troppo spesso trasformato in una torre d’avorio dietro alla quale barricare la propria incomunicabilità.
Lo merita la gente di fede blucerchiata che da anni vive una sorta di incubo dal quale risvegliarsi pare sempre più difficile.
Quella gente la cui passione resiste intatta nonostante siano state vilipese dignità e valori merita delle risposte chiare e non più frasi vuote e inaccettabili giri di parole.
Il tempo del silenzio è finito (insieme alla pazienza), chi non è in grado di riportare questo glorioso Club dove merita abbia almeno il coraggio di farsi da parte, magari trovando il coraggio di aggiungere delle scuse.
Sarebbe già un passo avanti verso un domani a tinte meno fosche. O anche solo verso un domani. Nel quale, statene certi, i sampdoriani ci saranno sempre.
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