“Io non vivo né nel mio passato, né nel mio futuro. Possiedo soltanto il presente, ed è il presente che mi interessa. Se riuscirai a mantenerti sempre nel presente, sarai un uomo felice. La vita sarà una festa, un grande banchetto, perché è sempre e soltanto il momento che stiamo vivendo.”
Ed è con questa massima di Paulo Coelho che oggi, Cari Amici Blucerchiati, intendo analizzare il momento della nostra Sampdoria che, dopo il pareggio contro il Sassuolo e la terza partita casalinga senza subire reti, staziona fuori dai playout anche se a pari merito con Mantova e Sudtirol per la classifica avulsa, quindi ancora in piena lotta e con un grosso punto interrogativo sul futuro prossimo.
Le partite giocate nel fine settimana non hanno di fatto cambiato la classifica della Samp che, si trova nel limbo tra playoff e playout dove il distacco è di 8 punti dalle zone alte e 3 di vantaggio dalla Salernitana che milita nelle zone basse: una situazione decisamente tutt’altro che tranquilla e ad ‘oggi paradossale viste quelle che erano le aspettative ad agosto.
L’aspetto affascinante però di ogni campionato cadetto è che nulla è mai deciso a priori perché basta una vittoria a portarti in zone decisamente più tranquille e spesso una sconfitta per trascinarti nuovamente nel baratro dello sconforto e dell’inferno mai sperato.
Tutto è sempre mutevole, in continua metamorfosi e l’animo dei tifosi dà sempre l’impressione di essere come in una giostra che alterna momenti di gioia a momenti di ansia, sconforto e paura.
Ma la frase di Coelho oggi assume per noi una sfumatura nettamente più profonda e carica di significato.
“Possiedo solo il presente”, si perché tutte le volte che la Samp ha posto la sua attenzione al futuro, guardando nettamente più avanti del suo naso, senza tenere i piedi per terra, è caduta nella sconfitta, quasi spaesata e senza più nessun punto di riferimento.
Al momento però bisogna pensare solo al presente e il presente vede una squadra che, nonostante le difficoltà, sta trovando, anche se in ritardo, una sua nuova dimensione, una sua quadra che sicuramente le sta stretta ma che è stata lei inevitabilmente a cercarcarsela.
“Mugugnare” sul passato non porta da nessuna parte è vero, ma imparare dal passato dovrebbe aiutarti ad affrontare meglio il presente evitando di cadere negli stessi errori.
Noi questo ce lo auguriamo con tutto il cuore anche perché nessuno di noi vuole più soffrire, nessuno vuole più vedere una squadra senza un’identità, senza motivazione, senza sapere cosa fare in ogni momento, girovagare per i campi d’Italia alla ricerca di sé stessa, perché diciamolo la Samp era questa sino a poco tempo fa.
Le ultime partite però, scivolone contro il Sudtirol a parte, ci hanno disegnato e consegnato una squadra nettamente diversa. Le ultime partite casalinghe in cui non abbiamo subito reti hanno messo in luce una difesa che, con l’arrivo di Curto e soprattutto Altare, adesso sembra essere più sicura e che inevitabilmente è capace di trasmettere più sicurezza agli altri reparti.
Semplici sta lavorando in semplicità, scusando il gioco di parole, e sta cercando in tutti i modi di trasmettere tranquillità, responsabilità, senso di appartenenza a un gruppo che forse solo adesso ha chiaro veramente quale sia il suo obiettivo.
È vero, è impensabile pensare alla Samp associandola a un percorso di salvezza, non ci siamo abituati. Ma non dobbiamo vergognarci di questa situazione perché fa parte della vita calcistica di sempre e solo non vederla ci porterebbe a fare male alla stessa.
Tutti noi, io per primo, vorremmo vedere la Samp lottare per altri palcoscenici ma sarebbe come volare più in altro delle nostre possibilità e verso un futuro che sappiamo arriverà ma che non è il presente.
Il presente è adesso, ed è adesso che dobbiamo unirci per portare la nave in salvo.
Nel nostro cammino ci sono ancora 11 battaglie, 11 nuove sfide che ci metteranno di fronte alle nostre paure più profonde, a tutte le nostre incertezze, ma dobbiamo affrontarle tutti insieme pensando al presente.
Il nostro presente si chiama Bari, poi si chiamerà Palermo e così via sino alla fine.
Solo alla fine di questo lungo percorso tireremo le somme e faremo il punto della situazione.
La nostra condizione ancora è critica, fragile, instabile e senza nessuna certezza, l’unica siamo noi che nonostante tutto sosteniamo i ragazzi, sempre, comunque e soprattutto ovunque.
Sarà poi il tempo a dare tutte le risposte che cerchiamo.
Pindaro diceva: “L’unico vero giudice della verità è il tempo.”
Di chiacchiere ce ne sono state tante, ne abbiamo fatte tante. Adesso è il momento dell’azione.
Io però mi fido di questo gruppo che sta rinascendo e sono sicuro che uscirà fuori da questo momento.
I segnali che sono arrivati sono incoraggianti ma non è il momento di staccare la spina perché non abbiamo fatto ancora nulla.
Papa Giovanni Paolo II diceva: “La fiducia non si acquista per mezzo della forza. Neppure si ottiene con le sole dichiarazioni. La fiducia bisogna meritarla con gesti e fatti concreti.”
E io sono sicuro che i nostri ragazzi non ci deluderanno. Lo stanno già facendo a piccoli passi e nonostante le tante ricadute sono li che non mollano di un centimetro.
Dobbiamo però resistere, dobbiamo fare quest’ultimo sforzo, quest’ultimo sacrificio tutti insieme per portare in salvo la nostra nave. Il futuro ci aspetta ma adesso serve vivere il presente sostenendo i nostri colori con amore, passione e dedizione. La Samp è di noi tifosi, ci appartiene e vive grazie a noi, in noi, in ogni momento della nostra vita.
Perché come diceva il nostro Olly:
“Ma come te le devo dire…sta vita non è vita senza te…”
Paolo Bardetta
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