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“Il Buongiorno Filosofico di Paolino”: Una Samp che come Sepúlveda deve sentire il richiamo dell’aria…

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“Una caduta dal terzo piano è dannosa quanto una dal centesimo. Se proprio dovrò cadere, che sia da un punto molto alto.”

Ed è con questa frase dell’amico e scrittore Paulo Coelho che intendo darvi, cari Amici Blucerchiati, il mio Buongiorno che come dopo ogni partita assume sempre i contorni “filosofici” per ragionare insieme, scrutare, capire, analizzare con un linguaggio più distaccato ma sempre coinvolto, il momento dei nostri Blucerchiati che dopo la sconfitta di ieri in casa del Cosenza, adesso si trovano fanalino di coda di un campionato che tutti pensavamo di poter commentare in maniera decisamente differente.

Un giorno qualcuno mi disse. “Caro Paolo bisogna toccare il fondo, per vedere il cielo da un’altra prospettiva.”

Una frase ridondante nella mia mente tutte le volte che nel viaggio della mia vita mi capita, perché è umano, di avere momenti cosi bassi che trovare la forza di rialzarsi sembra la cosa più difficile al mondo.

Eppure la vita, che in questo caso è “calcistica”,  ci mette sempre davanti a prove che forse vorremmo evitare ma che comunque sono punti cardine di una crescita. Non affrontare le prove della vita è un po’ come rinunciare a crescere e questo la nostra Cara e Amata Sampdoria non lo deve fare, in primis per se stessa e poi per i tifosi che comunque vada hanno sempre dimostrato un attaccamento fuori dal normale.

Siamo tutti delusi, arrabbiati, e per dirla alla Sottil: “Incazzati neri”, e ne abbiamo ben donde perché vorremmo vedere una classifica rovesciata, non dico adesso che dovremmo essere primi in classifica perché ci sono compagini più attrezzate e pronte di noi, non in termini di uomini ma di gioco (quello che noi al momento non abbiamo), ma comunque potremmo stare benissimo nel treno delle squadre che lottano per i playoff.

Io sono consapevole e so dove questa squadra potrebbe arrivare ma solo con i nomi sulla carta senza affrontare le partite è molto difficile ipotizzare. Sarebbe controproducente e soprattutto illusorio per me e per tutti.

Non siamo al momento una corazzata o per dirla in gergo quella squadra “ammazza campionato” che tutti ci saremmo aspettati. Bisogna essere onesti con se stessi prima di tutto.

Siamo una buona squadra che con le direttive giuste (basti pensare al semplice 4-4-2 lineare e senza barlumi per la testa di una difesa a 3 improponibile perché non abbiamo gli uomini giusti) e soprattutto più fame da parte di giocatori che dovrebbero fare la differenza e invece vengono annientati puntualmente da chi ha meno esperienza, potrebbe davvero diventare un rullo compressore.

Ma ancora siamo decisamente molto lontani.

La Serie B è un campionato difficile e imprevedibile e a volte non basta solo l’esperienza o il fatidico nome sulla carta, serve cattiveria, quella spinta in più che ieri si è vista nel Cosenza, che sembrava il Real (con tutti il rispetto e la stima per gli amici cosentini) cosi come tutte le compagini che abbiamo affrontato in queste prime 5 giornate.

E sabato a Marassi arriva il Sud Tirol che lo scorso anno, andate e ritorno, fu la nostra bestia nera. Una squadra che corre e che sa imporre il suo gioco e che ieri ha vinto in trasferta in casa della Reggiana e che adesso si trova quarta in classifica con 9 punti meritatissimi.

Se la dovessimo affrontare con lo stesso atteggiamento di ieri sarà molto dura.

Luis Sepúlveda diceva: “Nessun uccello vola appena nato, ma arriva il momento in cui il richiamo dell’aria è più forte della paura di cadere e allora la vita gli insegna a spiegare le ali.”

Beh una metafora bellissima questa del noto scrittore Cileno che ci mette costantemente contro la realtà dei fatti. Di quello che dovremmo vedere ma non ne abbiamo il coraggio per paura di cadere o di farci del male.

Abbiamo spinte evolutive che ci richiamano in continuazione, magari credendole non possibili ci rintaniamo in veri è propri labirinti costruiti con il nostro contributo. Uscire da essi, uscire da queste paure è atto di coraggio e di volontà, soprattutto essere ciò che si è maggiormente.

La Samp ha cambiato allenatore e solo il tempo e soprattutto il campo ci dirà se ha avuto o meno ragione. Ma in campo vanno sempre gli uomini, i nostri Blucerchiati che più di noi devono credere in quello che si vuole raggiungere. La spinta di noi tifosi supera i limiti dell’inimmaginabile e i nostri desideri sembrano essere irrealizzabili ma non è cosi.

Noi non vogliamo lo scudetto subito (ancora no, è presto per carità) ma vogliamo solo vedere una squadra lottare e credere, almeno nell’1%, in quello che crediamo noi che, nonostante tutto, siamo con loro pronti a rialzarli e sostenerli.

Ma come questo sentimento è nella nostra natura, nella natura del tifoso che ha in se una forza perenne, e anche noi lo stesso sentimento vorremmo vederlo in tutta la Sampdoria, dalla dirigenza al mister sino ai giocatori.

Ci meritiamo molto di più e questo è davanti agli occhi di tutti.

Kant diceva: “L’uomo saggio può cambiare idea; il testardo, mai.”

Ecco noi adesso vogliamo saggezza, perché di mezzo ci va la pelle della nostra Samp.

Io stimerò e incoraggerò sempre qualsiasi persona ci sarà sulla panchina della mia Samp, perché non sono un allenatore e certamente non sta a me insegnare il mestiere a chi lo fa di mestiere, ci mancherebbe altro.

Ma rendersi conto “filosoficamente” che il problema sta principalmente in difesa, visto i gol subiti lo scorso anno (50) e quelli in 5 partite adesso (ben 8) sarebbe già un inizio, un atto di rinascita umana e filosofica.

Quindi cambiare impostazione di gioco, non sarà un fatto di debolezza, di sconfitta, di immaturità o altro. Questo rappresenterà solo e soltanto rappresentare un vero e proprio “atto di saggezza”.

Churchill diceva: “Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.”

Ecco perché noi tutti, già dalla prossima gara, ci aspettiamo un cambiamento e siamo sicuri che cosi andrà perché ci fidiamo nella nostra Samp e in chi sta lavorando tanto per raggiungere l’obiettivo tanto sognato e sperato.

Non è ancora finita e siamo solo all’inizio ma serve “saggezza”, “umiltà” e “consapevolezza”  da parte di tutti.

Tenacia, grinta e fame, solo questo per rispettare e onorare i colori più belli che noi sosteniamo a amiamo quotidianamente.

Noi saremo sempre al nostro posto comunque vada perché come dico spesso ai miei amici: “Non mollate mai! A volte sembra la fine della strada ma spesso è solo una curva sul tuo cammino.”

Paolo Bardetta

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Paolo Bardetta

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