Peppe Caridi, Direttore StrettoWeb: “Samp umile nel rispettare la Legge. Complotto? Modo più semplice per non guardare le proprie responsabilità”

Peppe Caridi, Direttore StrettoWeb: “Samp umile nel rispettare la Legge. Complotto? Modo più semplice per non guardare le proprie responsabilità”

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Il “Caso Sampdoria”, cosi definito da molti negli ultimi periodi, è stato sempre oggetto di argomento e tante volte anche di “pettegolezzo”.

Teorie, supposizioni, “pensieri di presunti complotti” si sono sempre susseguiti da quando Radrizzani e Manfredi hanno preso in mano la società in quel lontano maggio quando la Samp era ormai a un passo dal fallimento.

L’iter di quanto successo ve lo abbiamo raccontato in un editoriale pubblicato il 3 agosto e che potete benissimo rileggere qui.

Per cui non ha senso rimarcare quanto è stato fatto alla luce del sole e seguendo tutte le regole del gioco, però è giusto precisare come il più delle volte è doveroso e necessario informarsi su quanto accade, conoscere tutti i dettagli di una vicenda prima di cadere nella trappola classica dello “sparare a zero solo per sentito dire”.

Ogni vicenda ha un inizio, una fine, e quello che c’è in mezzo, quello che c’è dietro le quinte va raccontato in modo sempre chiaro e puntuale, proprio per non dare adito a fraintendimenti, o supposizioni che distolgono e si allontanano dalla realtà dei fatti.

Questo, in modo abile, puntuale e ricco di particolari, è stato fatto da un nostro collega, Peppe Caridi, Direttore di StrettoWeb, che da tifoso reggino e soprattutto da addetto ai lavori il 4 settembre fa uscire un articolo che ha fatto il giro d’Italia, passando appunto da Genova.

Nel testo, leggibile qui, non si parla di una, passatemi il termine, “Captatio Benevolentiae” nei confronti della Sampdoria fatta da Peppe Caridi, ma semplicemente una ricostruzione e un parallelismo su come Samp e Reggina hanno affrontato lo stesso destino che però tristemente per i tifosi della Reggina ha avuto un epilogo insperato ma forse per alcuni aspetti già “preavvisato e preannunciato”.

Alla luce di quanto è stato detto nei confronti della Samp e di come è stato affrontato il percorso che porterà all’omologa, Peppe Caridi ha semplicemente ricostruito tutto per filo e per segno vedendo e disegnando la Samp appunto come modello da seguire.

Ecco perchè è giusto e doveroso, quando si raccontano dei fatti, limitarsi ai fatti, giusto per non cadere nella trappola di cui sopra.

La nostra Redazione, ha voluto fare due chiacchiere proprio con il Direttore di StrettoWeb,Peppe Caridi per cercare appunto di mettere chiarezza, passando appunto da questo parallelismo tra Reggina e Samp.

Per questo intanto ci teniamo a ringraziare Peppe Caridi per la sua disponibilità e la sua professionalità data a Blucerchiati.

Buongiorno Peppe, intanto complimenti per la tua disamina che ha coinvolto la nostra Samp, e grazie per il tempo che ci hai dedicato. Da cosa è nata l’idea di scrivere il tuo pezzo che ha fatto il giro d’Italia con tappa a Genova?

“La Reggina ha aderito al codice sulla Crisi d’Impresa e dopo un iter lungo e tribolato, è stata esclusa dal campionato di serie B e quindi dal calcio professionistico proprio per le modalità con cui ha affrontato questo percorso. Adesso lo sta percorrendo anche la Sampdoria e quindi è molto importante informare il pubblico reggino, particolarmente deluso e provato da quanto accaduto negli ultimi mesi, sul reale stato dei fatti. Raccontare come la Sampdoria sta affrontando l’iter di ristrutturazione del debito è fondamentale per aprire gli occhi ai tifosi della Reggina sulle reali responsabilità del disastro che ha di fatto ucciso il calcio a Reggio, per questo continuerò a seguire da vicino tutto l’iter della Sampdoria.”

Matteo Manfredi e Andrea Radrizzani come hai scritto, stanno agendo esattamente all’opposto di come hanno fatto Saladini, Ferraro e Cardona, puoi spiegarcelo nel dettaglio?

“La Sampdoria sta aderendo al codice sulla Crisi d’Impresa lontano dai riflettori, senza sbandierare i risultati raggiunti, senza conferenze stampa-show che nel caso della Reggina hanno suscitato comprensibile fastidio in tutte le istituzioni e negli altri club. La Reggina ha vissuto l’omologa come una sfida per dimostrare di avere successo contro qualcuno, ragione contro qualcuno, per auto proclamarsi furba, brava e bella, per giunta con modi e tempi scorretti e sbagliati, su tutti la raccapricciante conferenza stampa di tripudio per un’omologa non definitiva che Saladini e Cardona hanno tenuto a Reggio Calabria lo stesso giorno della morte di Berlusconi, mentre l’Italia intera si fermava, e il calcio in modo particolare. Non hanno ascoltato le raccomandazioni degli stessi esperti di pubbliche relazioni e media della loro società, perché era troppa la voglia di “togliersi i sassolini dalle scarpe”. Per mesi hanno raccontato questo iter come una sfida tra le norme dello Stato, a cui la Reggina aderiva con “trasparenza e legalità”, e le brutte, sporche e cattive regole federali. Ovviamente la FIGC e il CONI non hanno gradito un atteggiamento così scorretto e infondato; infatti, poi tutte le sentenze dello Stato (TAR e Consiglio di Stato) hanno evidenziato che non c’era alcun conflitto di norme tra Stato e Federazione, che l’autonomia della FIGC è riconosciuta dallo Stato e che la Reggina avrebbe potuto e dovuto rispettare entrambi gli ordinamenti. La Sampdoria, invece, a mio avviso sta agendo correttamente, in silenzio e senza proclami. Inoltre sta davvero cercando un accordo con tutti i creditori, con l’Agenzia delle Entrate l’ha chiuso al 35% mentre la Reggina non ha cercato alcun accordo, ha fatto il concordato esclusivamente con il Tribunale partendo dal presupposto che per i creditori “qualsiasi briciola è meglio di niente, perché se falliamo prendono zero” e così hanno fatto una proposta di concordato al 5% con tutti gli enti pubblici, con lo Stato, abbattendo il debito con l’erario da 15 milioni a 750 mila euro (che poi per giunta non hanno neanche pagato entro il termine federale stabilito al 20 giugno). Ma soprattutto quella non è un’omologa, ma una proposta di omologa, che ovviamente lo Stato non ha accettato facendo ricorso tramite Agenzia delle Entrate e INPS. La Reggina è stata esclusa proprio per la non definitività dell’omologa: se gli enti pubblici avessero vinto il ricorso, il club sarebbe fallito a campionato in corso e la FIGC non poteva permettersi – comprensibilmente – di iscrivere una squadra con una procedura fallimentare in corso.”

Tu da tifoso, e dunque non solo addetto ai lavori, come hai vissuto e soprattutto stai vivendo la vicenda che ha portato all’esclusione di una società storica come la Reggina dai nostri campionati?

“È da ormai tre mesi che vivo una sorta di psicodramma, come tutta la tifoseria reggina. Sembra di essere dentro un film scritto dal più folle dei registi in cui si mescolano il genere horror, quello comico, quello fantascientifico, quello della soap opera, quello drammaturgico. Dal punto di vista professionale, è un continuo susseguirsi di notizie surreali che mai avrei potuto pensare di dover raccontare, assolutamente inverosimili in un universo normale come quello che abbiamo vissuto fino a quattro mesi fa. Poi tutto è precipitato e siamo piombati in una spirale in cui l’assurdo è diventato realtà.”

Hai parlato di gestione “scellerata” del concordato fallimentare, quali erano le analogie con la Samp e invece i punti deboli?

“L’unica analogia è l’adesione alla norma che consente di stralciare il debito. Tutto il resto è stato, fin qui, fatto diversamente. La Samp sta davvero cercando un accordo, concordato appunto, con i creditori, consapevole di avere un debito enorme e di poter portare a termine questo percorso soltanto con umiltà e rispetto di tutti gli interlocutori, di tutte le istituzioni e di tutte le parti in causa, in un percorso delicato e complesso. La Reggina, invece, è stata arrogante e presuntuosa, ha sbandierato ai quattro venti di essere dalla parte della legge e di poter imporre le proprie condizioni, quando in realtà non ha rispettato la legge ed è finita in fallimento. I dirigenti amaranto pensavano di essere furbi e astuti, si sono invece rivelati inetti e incapaci.”

Anche a Reggio questi professionisti che tu nomini (ora alla Samp) avevano consigliato un’altra via, che però Saladini e Cardona non hanno mai inteso seguire…ce la vuoi spiegare meglio?

“Saladini e Cardona, come Ferraro e un po’ tutta la dirigenza della Reggina, erano novellini nel mondo del calcio: tutti alla prima esperienza alla guida di una società professionistica. Eppure, la Reggina aveva una grande tradizione calcistica, dentro e fuori la società. Avevano il Ds Massimo Taibi, mister Pippo Inzaghi, quel genio di Pippo Sapienza alla comunicazione. Gente che vive di pane e calcio e conosce molto bene i meccanismi federali. Hanno provato per mesi a consigliare una linea diversa, più soft nella comunicazione e più umile nel merito del concordato, ma la dirigenza andava dritta per la propria strada convinta che tutto sarebbe andato bene. E sono andati a sbattere, distruggendo la Reggina.”

Qui a Genova, ma non solo anche in altre parti del mondo, si è parlato di una Sampdoria quasi favorita e aiutata, è lo stesso pensiero anche a Reggio?

“Si, è il miglior alibi per chi vuole giustificare le malefatte, gli sbagli, le scelleratezze, commesse dalla dirigenza della Reggina: è più facile prendersela con gli altri, parlare di “complotto dei poteri forti”, fare il parallelismo con la Sampdoria che però è totalmente infondato perché al momento la Sampdoria si trova nel punto in cui la Reggina era 8-9 mesi fa, all’inizio dell’adesione al piano di ristrutturazione. Non ha ancora avuto alcuna omologa, non ha avuto nessun favoritismo, sta seguendo la stessa legge della Reggina di un anno fa. Anzi. Dalla FIGC ha avuto una penalizzazione, corretta e dovuta, per i mancati pagamenti dei mesi scorsi ed ha iniziato il campionato con handicap, e c’è già stato qualche battibecco con la federazione. La Samp si è iscritta al campionato senza aver ancora neanche aderito all’omologa; l’ha fatto in modo tradizionale, aderendo al decreto salvacalcio, esattamente come aveva fatto la Reggina di Saladini nel 2022, altrimenti non avrebbe potuto partecipare al campionato che poi l’ha vista arrivare ai playoff; ma è lo stesso metodo di iscrizione della quasi totalità dei club di serie A e B, che spalmano l’indebitamento su un lungo periodo di rateizzazione. Se la Samp avrà l’omologa, e se sarà definitiva, potrà usarla per l’iscrizione soltanto il prossimo anno. Cadere nei vittimismi provinciali e nelle teorie del complotto è il modo più semplice per non guardare le proprie responsabilità, ecco perché a Reggio qualcuno è ancora convinto di aver subito un sopruso. E per questo racconto la verità: per ristabilire giustizia storica e avere chiarezza sui reali responsabili della scomparsa del calcio a Reggio.

C’è chi ha quasi parlato di una Samp “fuorilegge”, passami il termine, tu che idea ti sei fatto in merito alla gestione della nuova proprietà?

“Credo che la nuova proprietà della Samp abbia ripristinato correttezza e professionalità, dopo la pessima gestione Ferrero. Stanno lavorando bene, sarà difficile tornare subito in serie A sul campo e in modo particolare questa prima stagione sarà sotto tutti gli aspetti molto complicata. Ma il pubblico doriano non dovrà demordere: proprietà serie e lungimiranti sono garanzia di buoni risultati sul medio e lungo termine; quindi, credo che la Samp possa ambire a tornare in serie A già la prossima stagione e ritrovare il posto che merita nell’élite del calcio nazionale, per rimanerci a lungo e gradualmente tornare anche a lottare per le zone alte della classifica, con l’ambizione di partecipare anche alle coppe europee.”

L’accordo per la Samp è stato trovato al 40% con i procuratori e al 35% con l’Agenzia delle Entrate (che avrà 17 milioni di euro rispetto al debito originale di 50 milioni). C’è una bella differenza rispetto a cifre, percentuali e atteggiamenti della Reggina, allora qual era realmente il vero intento di chi controlla la Reggina?

“Come dicevo in precedenza, l’intento era quello di sentirsi più furbi, di avere il coltello dalla parte del manico, partendo dall’approccio che “anche uno è meglio di zero, se falliamo loro non avranno niente”. E infatti siamo falliti, molti non avranno niente ma la Reggina è quella che ci ha rimesso più di tutti. Una gestione davvero pessima e scellerata.”

La frase finale del tuo articolo ci ha colpito molto, “altro che complotto” … puoi spiegarci meglio cosa volevi intendere?

“Da mesi contesto l’approccio complottista secondo cui la Reggina sarebbe vittima dei “poteri forti del Nord”, o dei “poteri forti delle istituzioni”, una tesi abbastanza diffusa in una città sempre pronta ad individuare nemici fuori di sé, a lamentarsi di fantomatici soprusi esterni, anziché interrogarsi sui propri comportamenti. I fatti, invece, stanno dimostrando che contro la Reggina non c’è stato alcun complotto, alcuna manovra: è stata la Reggina, invece, a presumere di poter non rispettare le leggi, a presumere di poter partecipare ad un torneo comportandosi diversamente da tutte le altre. È stata la Reggina a non comprendere e rispettare i regolamenti federali, riconosciuti dallo Stato, e a fraintendere per un concordato, l’omologa appunto, una proposta di concordato non definitiva. Al punto da farne una conferenza-show con proprietario e presidente eccitati e festanti nel giorno della morte di Berlusconi! Soltanto comprendendo i propri sbagli e mettendo chiarezza sull’accaduto, ristabilendo giustizia e verità, la piazza può capire cos’è successo davvero, quali sono stati i responsabili e quindi avere la giusta esperienza per il futuro. Perché non sono stati né Gravina né Balata né Abodi ad uccidere il calcio a Reggio, ma la pessima gestione della stessa Reggina. E questo deve servire da monito anche per il futuro.”

Cosa ne pensi dei tifosi Sampdoriani? Come hai interpretato il loro gesto di attaccamento alla squadra?

“È senza ombra di dubbio, ma non c’è bisogno che lo dica io, una delle tifoserie più importanti d’Italia con una lunga e grande tradizione. Ho apprezzato molto la solidarietà manifestata ai tifosi della Reggina, pur in assenza di alcun gemellaggio: è la conferma di una tifoseria molto sportiva.”

Che futuro vedi per la Samp?

“Come ho già detto prima, credo che quest’anno sarà difficile e ricco di insidie, ma vedo anche che la società sta lavorando su una programmazione di lungo periodo e credo che la Samp possa tornare in serie A la prossima stagione e poi gradualmente ritrovare il posto che merita tra le big del calcio nazionale.”

Paolo Bardetta

RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE FONTE BLUCERCHIATI.NET

 

 

 

 

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