Durante la puntata di ieri sera di Blucerchiati è intervenuto Stefano Versace, l’imprenditore marchigiano trapiantato negli Stati Uniti interessato all’acquisto della Sampdoria che ha parlato a tutto tondo del suo progetto di acquisizione del Club blucerchiato.
Da cosa nasce la sua passione per la Sampdoria?
“Nasce sin da bambino perché mio nonno e mio padre erano sampdoriani. Sono nato a Milano ma ho sempre vissuto ad Ancona dove tutti erano interisti, milanisti o juventini e io da bastian contrario quale sono tifavo per la Samp che allora era in serie B. Ogni domenica in cui la squadra giocava a Marassi partivo da solo o con amici per venire a vederla avendo l’abbonamento. Ho anche partecipato alla organizzazione della trasferta degli Ultras a Setubal e creato il ‘Club Bobby Gol’ nelle Marche insieme a mio padre. Devo dire che dopo essermi trasferito negli Stati Uniti la nostalgia si fa sentire e quando ascolto “Lettera da Amsterdam” mi vengono i brividi.”
Lei ha rivoluzionato il concetto sulla riservatezza nelle trattative asserendo che negli anni duemila ormai non ha più senso mantenere il riserbo.
“Io penso che nell’era della comunicazione globale e di internet ormai la segretezza sia un po’ fuori dai tempi. Non vedo cosa ci sia da nascondere nel manifestare interesse per l’acquisto di una società di calcio piuttosto che di un’impresa o di un negozio di scarpe. Certo la negoziazione tra le parti quella deve rimanere riservata per correttezza ma non vedo cosa ci sia da nascondere nel voler intraprendere un’acquisizione. E d’altro canto non mi pare che in passato la riservatezza abbia mai prodotto grandi risultati nelle trattative per l’acquisto della Samp. Tra l’altro il nostro interesse si inserisce in un progetto più ampio di rilancio della città di Genova che attualmente gode dell’affetto di tutta Italia per la grande tragedia che ha dovuto subire con il crollo del Ponte Morandi. Abbiamo già individuato un’area su cui investire che potrebbe rappresentare la Silicon Valley genovese.”
Si riferisce per caso agli Erzelli?
“Lo ha detto lei”
Il progetto è legato esclusivamente al suo gruppo o ci sono altri imprenditori coinvolti?
“Non so cosa intenda per ‘mio gruppo’, io sono a capo di diverse attività, quella del gelato è una ma ce ne sono altre. In questo caso in prima linea ci sarebbe il team di “Rialzati Italia” che si propone di rilanciare il made in Italy e la Samp in questo senso sarebbe un veicolo straordinario visto che è conosciuta ed apprezzata ovunque e la sua maglia è universalmente riconosciuta come la più bella del mondo. La nostra idea di base è quella di riproporre a Genova quel che già è stato realizzato in altre realtà come quella spagnola e cioè di far partecipare i tifosi alla vita della squadra. Altri lo hanno fatto diciamo così con “carta e penna” noi vogliamo farlo in maniera ancora più trasparente attraverso il digitale. Oggi viviamo un periodo di incertezza anche finanziaria notevole, leggevo proprio in questi giorni uno studio di Deloitte che sosteneva che in Italia solo Juve e Fiorentina potrebbero sopravvivere a un nuovo lockdown. Prima di parlare di negoziazione dobbiamo studiare delle soluzioni perché oggi il modo di gestire una società di calcio deve essere profondamente rivoluzionato. Ovviamente uno dei motivi per cui la Juve secondo questo studio sarebbe tra le pochissime società a riuscire a sopravvivere a una nuova emergenza è l’asset dello stadio di proprietà, un passaggio quasi obbligato. Il mio sogno, non so quanto tecnicamente fattibile, sarebbe quello di realizzare un impianto sull’acqua, pensate ai milanesi o ai torinesi quando verrebbero a farci visita. Comunque parlando seriamente lo stadio di proprietà è imprescindibile e va fatto.“
Una sorta di “azionariato popolare” parrebbe di capire.
“Non mi piace questo termine, lo trovo obsoleto. Diciamo piuttosto che la nostra intenzione, ricalcando come dicevo prima quel che già avviene in altre realtà europee, è rendere partecipi i tifosi che sono la parte essenziale alla vita del Club. Oggi attraverso la tecnologia e la digitalizzazione è anche più semplice rispetto al passato.”
Tra i nomi che sono usciti per l’eventuale acquisto del Club c’è anche quello di Joe Tacopina. E’ per caso legato al suo progetto?
“No, ci sono altri soggetti coinvolti ma al momento preferiscono restare in secondo piano. La faccia ce la metto io e mi pare già una grande assunzione di responsabilità. Al momento opportuno sveleremo tutto.”
Avete già formalizzato un’offerta all’attuale proprietà?
“Fare un’offerta in questo momento storico con tutte le incertezze che aleggiano anche sul mondo del calcio ritengo sia impossibile. Per ora ci si siamo limitati ad analizzare i conti e crediamo esistano le basi per poter formulare una proposta che arriverà quando avremo uno scenario più preciso. Oggi l’unico dato certo che abbiamo è il mantenimento della categoria che già è comunque un passo avanti rispetto a tre settimane fa. C’è anche da valutare la reale intenzione dell’attuale proprietà di cedere la società. Da quanto ci risulta la Samp non è in vendita e questo rende ancor più difficile trovare una quadra tra eventuale domanda e offerta. Se devo mettere in vendita la mia auto il prezzo lo fa i mercato, se qualcuno la vuole acquistare ma non sono nella necessità di venderla il prezzo lo faccio io.”
Sotto il profilo economico quali sarebbero le linee guida del Club?
“Oggi una società calcistica vive prevalentemente sulle plusvalenze e sui diritti televisivi. Il nostro è un progetto a medio – lungo termine che si propone di rafforzare la “cantera” creando in casa i talenti da far crescere e poi rivendere, coinvolgendo anche gli Stati Uniti e i paesi del Sudamerica.”
Quali sono i tempi per poter avere un’idea più precisa sulla riuscita del suo progetto di acquisto del Club?
“Oggi è difficile dirlo, ancora non sappiamo neanche se riapriranno gli stadi. Poi ci sono situazioni legate all’attuale proprietà ancora da chiarire. Stiamo veramente parlando di un salto nel buio. Anche il mio campo, quello del food, sta attraversando un momento di incertezza assolutamente impensabile fino all’esplosione della pandemia e ancora non sappiamo quando finirà.”
In conclusione che cosa si sente di poter dire ai tifosi blucerchiati?
“Intanto partiamo dal presupposto che sono uno di loro, i colori blucerchiati li ho tatuati sulla pelle nel vero senso della parola quindi mi trovo diviso tra il ruolo dell’imprenditore e quello del tifoso il cui cuore palpita per questi colori. L’unica cosa che non tollero sono gli insulti. Come avete avuto modo di vedere sui miei profili social sono aperto al dialogo con tutti ma blocco subito quando si passa alle offese. Ai tifosi posso solo dire di avere pazienza e che se riuscirò ad acquistarla la Samp tornerà in mano ai sampdoriani. Sarà una società giovane, snella e frizzante, in grado di rappresentare al meglio il made in Italy nel mondo. Se invece dovessi fallire mi auguro possa riuscirci qualcuno con un progetto ancora migliore del mio.”

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