“Se camminassimo solo nelle giornate di sole non raggiungeremmo mai la nostra destinazione”.
Prendiamo spunto proprio da questa frase di Paulo Coelho per analizzare la sconfitta nel Derby, ma al contempo la salvezza già raggiunta con 4 giornate di anticipo.
Ogni partita fa storia a sé, ogni gara giocata ha una sua storia da raccontare con intrecci avvolgenti, colpi di scena, un inizio che non sempre porta a una fine ben definita e prestabilita. Ecco perché citiamo proprio lo scrittore brasiliano in quanto i nostri ragazzi, guidati da un Ranieri sicuro e affidabile, sono riusciti a camminare nelle giornate tempestose, lì dove la pioggia era cosi battente che non permetteva nemmeno di aprire gli occhi.
Sono stati capaci, contro ogni pronostico per i molti, e con tanta fiducia per i pochi, a realizzare un’impresa. Tutti sono stati umili nell’ascoltare quanto il loro mister avesse da offrirgli in termini di esperienza di vita calcistica e farne cosi un dono prezioso.
Tutti insieme hanno raggiunto quell’obiettivo tanto desiderato, la salvezza. Ma il sole, come lo chiama Coelho, è spuntato dopo la tempesta. Ogni traguardo, ogni successo, ogni merito lo si raggiunge solo quando si affronta una strada difficile e scoscesa, al buio, e non in una dritta autostrada baciata dal sole.
Ma c’è un però che annebbia il finale di stagione. Il derby perso. Ranieri ha accettato il ko, ma l’amaro resta. Dati e statistiche alla mano, c’è stata in campo una squadra che in termini di possesso, tiri in porta, calci d’angolo ha fatto meglio ma è mancato qualcosa che alla fine ha fatto la differenza.
Due disattenzioni, che si dovevano assolutamente evitare, hanno permesso agli avversari di trovare il gol che ha permesso loro di portare a casa il derby.
Ma tutte le volte che la Sampdoria attaccava si rendeva pericolosa. E non lo dimostra solo il gol del pari ma l’affanno della difesa rossoblù impaurita ad ogni attacco sampdoriano.
Ma come abbiamo detto qualcosa ha fatto la differenza, quel qualcosa che ha un nome ben preciso: la motivazione. Una volta salvi è mancata la voglia di vincere il derby o quantomeno non perderlo il che avrebbe dato una spallata ai dirimpettai.
Motivazioni in più, motivazioni in meno, stanchezza, salvezza già raggiunta, poca voglia, tensione abbassata, assenza di pubblico, queste sono tutte considerazioni che lasciano il tempo che trovano.
Alla fine chi vince ha ragione, chi perde ha torto. Perdere il derby fa male a tutti, anche perché non eravamo più abituati essendo imbattuti da 4 anni. Vincerlo sarebbe stato sicuramente quel di più che avrebbe abbellito con una ciliegina la torta della nostra passione.
Ma così non è stato, ce ne faremo una ragione. Ma per la salvezza, non esiste solo il Derby, esistono tutte le altre partite che se non le avessimo vinte magari oggi staremo a parlare di altro. Ma per i tifosi il derby conta, eccome! Così come vedere l’altra squadra in difficoltà.
Adesso però sotto con Juve, Milan e Brescia per chiudere al meglio una stagione tanto difficile e che ci ha fatto restare con il fiato sospeso e con la tachicardia a mille.
Ma se alla fine possiamo dirci salvi alla fine è quello che conterà. Anche perché all’andata il derby è stato nostro e ad ora la Samp è avanti in classifica rispetto a chi è ancora in lotta per questo obiettivo.
Perché come scriveva il grande attore britannico William Walker Atkinson : “La via da percorrere può essere scura, irta di difficoltà, difficile e penosa, ma chi la percorrerà con perseveranza e lucida determinazione giungerà alla meta con successo”.
Avanti Sampdoria!
Paolo Bardetta
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