Gazzetta dello Sport – «Grazie Mancio:con l’Italia mi fai ritornare giovane»

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Più che mettere in fila le sue giovinezze (questa sarà davvero solo la seconda? Mah…), forse l’unico modo per dare un senso al tutto è provare a stabilire quando sia iniziata quella che Fabio Quagliarella sta vivendo adesso. Quella che lo ha portato, ieri poco dopo mezzogiorno, a rientrare a Coverciano ad anni 36, tre dopo l’ultima volta, otto dopo l’ultima partita giocata in azzurro. «Ed è stata — ha raccontato — una sensazione stupenda». Così bella da farlo volare basso ai confini della bugia: «Quando mi hanno detto della chiamata ho pensato: “Ma Mancini mi vuole nello staff o come giocatore?”. Scherzi a parte, mi è tornata in mente le prima convocazione: mi guardavo intorno e c’era gente che aveva fatto da poco la storia del calcio italiano. Oggi sono di nuovo qui con quelli che la faranno, speriamo. Ritrovarmi con tanti giovani mi fa sentire più giovane, mi dà tanta energia».

IL CONSIGLIO Da giocatori che avevano vinto il Mondiale a ragazzi che proveranno a farlo, si è augurato più volte il loro c.t. senza giri di parole. Da Donadoni che lo chiamò per primo a Mancini che ha voluto qui Quagliarella non per consegnargli una maglia da chioccia, ma vedergli addosso quella di chi al gol dà del tu. E questa Nazionale ha tanto bisogno che inizino a farlo pure gli altri, là davanti. «Quagliarella è italiano e capocannoniere del campionato — ha detto il c.t. — e quindi merita di esserci a prescindere dall’età. La mia stima per lui è antica, ma Fabio sa benissimo che un domani potrà essere ancora con noi, oppure non esserci. È inutile pensarci adesso: adesso lo merita e dunque c’è». Anche per dare l’esempio del gol a chi sta faticando così tanto per farne: «Indossare questa maglia è pesante, l’unico consiglio che posso dare è di restare sereni: chi sa segnare, prima o poi lo fa anche in Nazionale».

NAVIGAZIONE A VISTA Emozioni e pensieri, dunque: è stato quando le prime sono tornate a vincere la loro guerra con i secondi che è sorta l’alba del nuovo Quagliarella. Brutti pensieri, anche: storia nota di libertà imprigionate per anni da una paura quasi impossibile da combattere. Oggi l’unico pensiero di Quagliarella è costruirsi il presente godendosene ogni minuto, per recuperare tutti quelli persi. Anche il presente azzurro: «Essere richiamato alla mia età è un orgoglio: vuol dire che Mancini guarda tutto e tutti, da chi ha 18 anni a chi ne ha 36, guarda chi fa bene. La Nazionale l’ho sempre vista così: un traguardo, raggiungibile solo facendo bene in campionato. Per l’età che ho devo navigare a vista, non posso fare altri pensieri».

GRAZIE, SAMP Può emozionarsi, però. Come forse gli successe quando Giampaolo, che oggi se lo gode alla Samp, gli disse più o meno: «Tu da oggi difendi solo da metà campo in su, e stai più vicino alla porta». Fu anche quello un giorno di nuova leggerezza: «Giocare vicino alla porta aiuta. Nella Samp pressiamo alto: meglio correre in avanti che all’indietro perché poi ripartire è dura. Se invece recuperi la palla a 25- 30 metri dalla porta tutto diventa più facile. A volte dico ai compagni “Datemi la palla, che qualcosa mi invento”: scherzo ma fino ad un certo punto, in fondo sono quasi trent’anni che vivo lì in mezzo». Ci ha vissuto tanto anche Mancini, e tanto con gli stessi colori che Quagliarella porta adesso nel club: «Ma il simbolo della Samp è il mister: io non ho fatto neanche un decimo di quello che ha fatto lui con quella maglia. E oggi è un onore che sia il mio c.t.».

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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