Per prima cosa Fabio Quagliarella ha ripetuto quello che ha detto alle persone a lui più care non appena saputo che il Ct dell’Italia, Roberto Mancini, lo aveva chiamato di nuovo in Nazionale, 9 anni dopo la sua ultima presenza (17 novembre 2010, contro la Romania). «Quando mi hanno informato ho chiesto: “ma mi vogliono nello staff?” Battute a parte, essere convocato a 36 anni è motivo di soddisfazione e orgoglio. Significa che il Ct osserva tutti e premia chi merita. Stare in mezzo ai giovani dà energie: paradossalmente posso dire di aver vissuto due ere, quella che ha fatto bene in passato e quella che invece scriverà il futuro».
COME BATI. Sorride quando gli viene chiesto dell’emozione nell’aver eguagliato il record di marcature consecutive in campionato che era stato per anni solo di Batistuta: «E’ stata una gioia incredibile, anche perché si tratta di un traguardo, in gol per 11 giornate consecutive, a cui mai avrei potuto pensare. Per questo voglio ringraziare tutti, dai miei compagni alla società fino ai tifosi, perché sono riuscito a raggiungere questo obiettivo con la complicità di ciascuno. Ho ancora tanti sogni da provare a realizzare, ma non mi piace dirli: intanto penso a prendermi quante più soddisfazioni possibili. La settimana scorsa è stata intensa, ho provato ad isolarmi dai complimenti. A Napoli, è ovvio, che pensassi al gol per andare oltre al campione argentino, ma ero comunque sereno: di fronte avevamo un grande avversario».
UNA VITA IN AREA. Uno dei meriti di questa….seconda giovinezza, ammette, è anche la posizione in campo che Giampaolo gli ha riservato: «Gioco più vicino alla porta. Scherzando ai miei compagni dico sempre: passatelo a me il pallone, sono trent’anni che vivo dentro l’area di rigore, magari qualcosa la riesco a combinare. I miei idoli? Sicuramente Montella e Shevchenko, ma sono cresciuto con le cassette di Maradona». Non elargisce consigli alla Nazionale per farle ritrovare la via del gol, Quagliarella è sicuro: «Sono convinto che arriveranno. Questa maglia è pesante, bisogna solo restare sereni. Trovo questa squadra molto più propositiva, che spinge per giocare in avanti e che anche solo per questo trascina la gente. A prescindere dal girone siamo l’Italia e dobbiamo tornare ad essere quello che siamo sempre stati. Essere allenati da Mancini, un simbolo della Samp, per me che rappresento questo club è un onore: percepisco l’aŲetto della gente e spero di ripagare tutti».
BABY DA APPLAUSI. Non…vede Quagliarella in erba, ma di certo plaude due dei baby azzurri con cui ieri si è allenato: «Mi piace tantissimo Chiesa e pure Zaniolo, perché anche se non è un attaccante dimostra sempre di essere lì, al posto giusto. Di giovani ce ne sono tanti e il Ct non se li lascerà scappare».
Fonte: Corriere dello Sport
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