Lunga intervista quella di Roberto Mancini a La Gazzetta dello Sport. Il CT della Nazionale ha parlato anche del mondo Samp iniziando da Luca Vialli e dalla sua malattia: «Non ne abbiamo mai parlato. Io sapevo, ma lui non me ne ha mai parlato e, tutte le volte che ci vedevamo e ci sentivamo, scherzavamo su altre cose. Io ho rispettato al cento per cento questa sua scelta, perché ognuno ha il diritto di vivere anche il proprio dolore come crede. Adesso l’ho visto bene, lo vedo bene. Spero che possa tornare tutto in ordine, lui è forte. L’ho sempre ammirato, non gliel’ho mai detto. È sempre stato per me un punto di riferimento, anche se abbiamo la stessa età. Quando eravamo giovani, lui era molto più posato di me, ponderato, ragionava sulle cose. L’ho sempre ammirato come persona. E come giocatore, non mollava mai in campo. Noi abbiamo giocato una vita insieme, durante la nostra gioventù. Abbiamo passato i momenti più belli sia fuori che dentro il campo. Gli voglio bene, come fosse mio fratello. Spero che tutto vada a posto».
C’è qualcuno che le manca?
«Paolo Mantovani. È stato un grande presidente, con una visione avanti anni . Mi ha voluto bene come un figlio anche, a volte, riprendendomi in modo duro. Come è giusto che sia. Se ne è andato troppo presto, a sessantatré anni. Avrebbe potuto fare tantissimo, per noi e per il calcio italiano».
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