Giampaolo a cuore aperto: “Samp il mio presente e futuro. Derby? Ci vuole passione”

Giampaolo a cuore aperto: “Samp il mio presente e futuro. Derby? Ci vuole passione”

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Lunga e appassionata intervista di Marco Giampaolo a cura di Stefano Zaino per “La Repubblica” dove traccia un bilancio di questi due anni e mezzo alla Samp e del clima in vista del Derby.

“Il mio sistema di gioco? Cambiarlo sarebbe come se i Rolling Stones si mettessero a suonare il liscio. Sapete chi lo cambierà? Quello che verrà dopo di me a giugno del 2020, alla scadenza del mio contratto, chi mi subentrerà. Non prima, perché io resto almeno sino alla fine della mia intesa. O magari oltre, chissà. Da parte mia spero di lasciare la Sampdoria il più tardi possibile, è il mio presente e il mio futuro. Quando sarà ascerò un grande profumo. La mia storia con questa società e con questa maglia si chiuderà in bellezza. Io non posso lasciare la Samp, è un lusso che non mi posso permettere per il legame che c’è con l’ambiente, la società, i giocatori, i tifosi. Altri possono farlo, se vogliono, ma io non metto in discussione il mio rapporto con la Samp, oggi mi sento la Samp, sono la Samp, rappresento la Samp”.

“Quando perdiamo, mi prendo sempre l’intera responsabilità della sconfitta, non do mai la colpa ai giocatori. Se dico impariamo ad alzare l’asticella è per responsabilizzarli. Ma se non lo facciamo, la colpa è mia, che non li ho stimolati abbastanza. Io difendo la causa e i miei collaboratori. Ogni frase che si pronuncia deve essere onesta, non ipocrita. Tengo al mio lavoro e all’opera di chi mi aiuta e so che lo posso difendere solo con l’Idea. Combatto ogni giorno ed è per quello che quando sarà, fra molto sia chiaro, andrò via alla grande. Sentirete una bella scia”.

“Io ho una coerenza e una credibilità nello spogliatoio. Non posso stare dietro alle chiacchiere da bar. Venti giorni non possono travolgere 29 mesi di metodo e sacrificio. Abbiamo costruito un modello di lavoro, possono mutare gli interpreti, ma lo schema è quello. Se entro nello spogliatoio e dico oggi giochiamo a 3 dietro faccio crollare ogni certezza, tolgo convinzioni ai giocatori che credono in quello che facciamo. I giocatori restano i protagonisti, persone al centro dell’evento. Dalla tecnica, dalla loro abilità non si può prescindere. Sarò fissato, ma la sfida è non tradire i propri principi, insistere e svilupparli sempre meglio”.

“Questi colori ti entrano nella pelle, ad esempio non si può restare insensibile di fronte allo striscione esposto nei giorni scorsi dagli Ultras a Bogliasco. Loro sono un valore aggiunto. So già che ci daranno tanto. Il derby? Vi ricordate due anni fa? Alla vigilia dissi “all-in”, mi gioco il banco, mi gioco tutto. Mi piace questo termine, questo modo di approcciare la sfida. Anche se è chiaro che ora è tutto diverso. All’epoca c’erano tre mesi di lavoro, non avevo credibilità. Avevamo 8 punti, sconfitte a Bologna e Cagliari, due pareggi con Palermo e Pescara, effettivamente qualcosa mi giocavo, meglio non aver perso. Ora ci sono 29 mesi, ma il pensiero deve essere lo stesso, perché il derby non concede appelli, non dà vie di fuga, è una gara dove gli attributi sono fondamentali. Una sfida di calcio però, non una guerra. Se la vedi come una guerra, hai già perso, infatti non andremo in ritiro. Il derby arriva in un momento ideale e può ripulire le scorie”.

“Come si vince la stracittadina? Noi ne abbiamo messa una sulla fisicità, contro Ballardini, e abbiamo pareggiato. Negli altri tre abbiamo giocato a calcio e abbiamo vinto. Così dobbiamo fare, tattica, intensità, qualità e divertimento. Queste sono gare in cui devi mettere passione”.

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