Tutino firma il successo blucerchiato su un campo da sempre ostico. Secondo clean sheet consecutivo, difesa compatta e una squadra che trasforma la sofferenza in forza. La mano di D’Angelo comincia a vedersi.
«L’uomo non è altro che ciò che fa di se stesso». Nella filosofia di Jean-Paul Sartre non esiste un’essenza già scritta, qualcosa che siamo per diritto acquisito: siamo il risultato delle nostre scelte, delle nostre azioni, del progetto che decidiamo di costruire giorno dopo giorno.
Forse vale anche per una squadra di calcio.
E forse questa Sampdoria, dopo mesi trascorsi troppo spesso a chiedersi cosa fosse, sta finalmente cominciando a decidere cosa vuole diventare.
La vittoria di Carrara, la seconda consecutiva dopo quella contro l’Entella, vale certamente tre punti. Ma racconta qualcosa che va oltre la classifica. Racconta una Samp capace, finalmente, di dare continuità a una prestazione e soprattutto a un atteggiamento.
Compatta. Attenta. Sofferente. Operaia quando serve.
Non necessariamente bella, ma tremendamente più squadra.
Il gol di Tutino nel primo tempo basta per espugnare un campo storicamente ostico, quasi una nebulosa per i colori blucerchiati. E basta soprattutto per regalare alla Samp quella vittoria in trasferta che mancava e che può trasformarsi in un altro piccolo mattone nella ricostruzione di una stagione che adesso sembra respirare un’aria differente.
La Samp non domina. Non schiaccia la Carrarese. Non pretende nemmeno di farlo.
Dopo essere passata in vantaggio sceglie invece di aspettare, abbassare il baricentro quando necessario, chiudere gli spazi e accettare la sofferenza.
E forse è proprio questo il segnale più incoraggiante.
Perché ci sono momenti nella vita, e nel calcio, nei quali la forza non consiste nell’evitare la difficoltà, ma nel riuscire ad attraversarla senza disunirsi.
La Samp di Carrara lo fa.
La Carrarese spinge e probabilmente, per quanto prodotto, avrebbe meritato qualcosa in più. Ma il calcio conserva sempre dentro di sé una componente irrazionale, quasi beffarda. Non sempre restituisce esattamente ciò che viene seminato.
La fortuna gira.
Per tante volte la Samp l’ha osservata voltarsi dall’altra parte. A Carrara, finalmente, ha deciso di sedersi per qualche minuto sulla panchina blucerchiata.
E va bene così.
Anche perché la fortuna, da sola, non basta se non sei capace di prepararti ad accoglierla.
Il secondo clean sheet consecutivo è probabilmente il dato che racconta meglio il lavoro di D’Angelo.
Ancora una volta la Samp non subisce gol e soprattutto concede la sensazione di avere ritrovato ordine e concentrazione. Gartenmann, Delli Carri e Ravanelli disputano una gara di grande attenzione, senza sbavature decisive.
E poi c’è Mbabu.
La sua crescita atletica comincia finalmente a vedersi. Più presente, più continuo, più dentro la partita. È probabilmente una delle notizie migliori di Carrara: ritrovare il vero Mbabu significa aggiungere corsa, esperienza e fisicità a una squadra che avrà bisogno di tutte le proprie risorse.
Anche perché proprio dalla difesa nasce il gol.
Ed è un’azione bellissima nella sua semplicità.
Gartenmann vede il campo e lancia Begic. Begic punta l’uomo, lo salta e mette il pallone al centro. Tutino arriva e con il sinistro manda la palla in rete.
Un capovolgimento rapido, verticale, essenziale.
Tre passaggi per raccontare ciò che D’Angelo probabilmente vuole dalla sua Samp: recuperare, pensare velocemente, attaccare lo spazio.
E soprattutto torna al gol Gennaro Tutino.
Un gol che può avere un peso specifico superiore al semplice 0-1. Perché gli attaccanti vivono anche di fiducia e certe volte basta vedere nuovamente quella palla entrare per togliersi dalle spalle qualche chilo invisibile.
Ci sono anche altri segnali incoraggianti.
Il rientro di Meijer restituisce una soluzione importante, così come quello di Conti. In una stagione lunga e complicata, recuperare uomini significa aumentare le possibilità di scelta e soprattutto la competizione interna.
Restano però aspetti sui quali lavorare.
Karamoh appare ancora lontano dalla condizione migliore e troppo spesso avulso dalla manovra. Le sue qualità sono note, ma serviranno tempo, ritmo e soprattutto una maggiore connessione con il resto della squadra.
Non ha aiutato nemmeno il terreno di gioco di Carrara, francamente impresentabile in diversi punti. Gli scivoloni ripetuti hanno condizionato la fluidità della manovra e complicato una partita che già per caratteristiche prometteva pochi spazi e molti duelli.
Eppure la Samp è rimasta lì.
Ed è proprio questo il punto.
Due vittorie consecutive non risolvono una stagione.
Sarebbe sbagliato dimenticarlo.
Ma due vittorie consecutive possono cambiare qualcosa nella testa. Possono restituire convinzione, trasformare un gruppo di giocatori in qualcosa di più vicino a una squadra.
La mano di D’Angelo comincia a intravedersi soprattutto in questo.
Non tanto, o almeno non ancora, nella spettacolarità del gioco, quanto nell’organizzazione, nella capacità di soffrire insieme, nella sensazione che ogni calciatore cominci a conoscere meglio il proprio compito.
La sosta, in questo senso, arriva nel momento giusto.
Prima della gara contro il Benevento ci sarà tempo per recuperare energie, ulteriormente cementare il gruppo e lavorare su quei meccanismi offensivi che devono ancora crescere.
Perché questa Samp può e deve giocare meglio.
Ma prima ancora aveva bisogno di ricominciare a sentirsi squadra.
Sartre sosteneva che l’esistenza precede l’essenza.
Prima esistiamo, poi attraverso le nostre scelte costruiamo ciò che siamo.
Per mesi la Samp sembra aver vissuto esattamente dentro questo paradosso: esisteva come insieme di nomi, maglie, aspettative e paure, ma faticava terribilmente a trovare una propria essenza collettiva.
Forse D’Angelo sta provando a costruirla.
Non attraverso grandi proclami, ma attraverso concetti molto più terreni: una diagonale fatta bene, una copertura in più, un compagno aiutato, una corsa all’indietro, un contrasto, la capacità di soffrire insieme.
Entella e Carrarese diventano allora qualcosa di più di sei punti.
Sono due piccoli frammenti di identità.
La Samp non è guarita. Non è improvvisamente diventata perfetta. E Carrara lo ha dimostrato chiaramente: ci saranno ancora momenti difficili, partite sporche e pomeriggi nei quali servirà stringere i denti più che accarezzare il pallone.
Ma forse, per la prima volta, questa squadra sta imparando che anche la sofferenza può essere un linguaggio comune.
E allora il successo di Carrara non racconta soltanto una Samp che vince.
Racconta una Samp che resiste, che finalmente non si disunisce quando viene attaccata, che comincia ad accettare i propri limiti senza esserne prigioniera.
Perché, parafrasando Sartre, una squadra non è semplicemente ciò che è.
È ciò che sceglie, giorno dopo giorno, partita dopo partita, di diventare.
E questa Samp, finalmente, sembra aver cominciato a scegliere.
Il tabellino della sfida tra giallazzurri e blucerchiati, 11.a giornata della Serie BKT 2026/27.
Carrarese 0
Sampdoria 1
Reti: p.t. 23′ Tutino.
Carrarese (3-4-2-1): Pizzignacco; Ruggeri (17′ s.t. Dagba), Oliana, Reale; Parlanti, Schiavi (17′ s.t. Belloni), Braunoder, Rouhi; Rubino (17′ s.t. Topalovic), Martini (1′ s.t. Marconi); Abiuso.
A disposizione: Garofani, Ravaglia, Macchioni, Cisse, Finotto, Romani, Cudrig, Guarcio.
Allenatore: Pagliuca.
Sampdoria (4-4-2): Krastev; Mbabu, Delli Carri, Ravanelli, Gartenmann; Henderson, Abildgaard (17′ s.t. Conti), Makoumbou; Begić; Mezzotero (24′ s.t. Meijer), Tutino (24′ s.t. Karamoh).
A disposizione: Vindahl, Massolo, Ferrari, Amarandei, Diop, Donega, Visentin.
Allenatore: D’Angelo.
Arbitro: Di Marco di Ciampino.
Assistenti: Luciani di Milano e Di Giacinto di Teramo.
Quarto ufficiale: Ferrieri Caputi di Livorno.
VAR: Prontera di Bologna.
AVAR: Santoro di Messina.
Note: ammoniti al 19′ p.t. Tutino, al 36′ p.t. Rubino, al 41′ p.t. Mezzotero per gioco scorretto, al 7′ s.t. Begić, al 40′ s.t. Karamoh per comportamento non regolamentare; recupero 2′ p.t. e 4′ s.t.; abbonati 1.775 (rateo 20.583,74 euro), paganti 2.780 (39.070,40 euro); terreno di gioco in sintetico.
Facebook Comments