Claudio Morelli, CEO Corporate della Samp che ha preso il posto di Fiorella, in una lunga intervista rilasciata ai taccuini dell’edizione odierna di Repubblica, ha parlato a 360° del suo arrivo, di Tey e di quelli che sono gli obiettivi: “Tanta emozione, da pelle d’oca, ma sento di poter raccogliere e onorare questa grande responsabilità. La mia idea è semplice: se vuoi un giorno più bello te lo devi guadagnare. Ne ho passato di tutti i colori e sono pronto a continuare assieme ai colleghi”.
Un emigrato alla rovescia per inseguire un sogno.
“Mio padre Luigi, da Amelia in Umbria, e mia mamma Caterina, originaria della Val Brembana, sono andati in Svizzera per un futuro migliore, come tanti. Una famiglia operaia. Sono sempre al mio fianco con mia moglie Brigitte, sono molto fortunato. Ho il patentino UEFA A da allenatore, valido fino alla C svizzera, e nel 2017-2018 ho fatto il match analyst al Basilea, arrivando agli ottavi di Champions contro il City di Guardiola”.
Conosce Marassi da vecchia data.
“Frequento la famiglia Vegezzi-Boskov e mi invitarono diverse volte in tribuna. L’esordio? Sampdoria-Inter 2-0, 10 settembre 1989. Ho seguito il mister Vujadin a Trigoria e al Servette. Era speciale, mi accontenterei di avere il 5% delle sue capacità. Ricordo sempre un suo detto: fortuna aiuta chi fa cinque metri in più”.
Ha influito il suo legame con Boskov in questa avventura?
“Nulla. Mio padre ha avuto il coraggio di lasciare tutto e mettersi in gioco e io ho fatto lo stesso. Non farò tutto giusto, ma farò di tutto per il bene alla Sampdoria”.
Come ha trovato il club?
“Non sono venuto per fare rivoluzioni. Negli ultimi tre anni molte cose non sono andate bene. Ora la situazione è diversa, abbiamo una sola proprietà, un’unica visione, una sola voce. L’obiettivo non può essere solo la A, quanto aspettano gli oltre diciottomila abbonati, serve un progetto”.
Ha definito i tifosi azionisti senza diritto di voto.
“Confermo e i rapporti devono tornare stretti, anche sul territorio. La Sampdoria è un patrimonio di Genova e dell’Italia. La vocazione internazionale è nel DNA del club e dobbiamo sfruttarla per invogliare gli investitori a entrare nel club, Tey è un esempio eclatante. Ieri mi è arrivata una richiesta di un tifoso da Hong Kong per la trilogia delle nostre maglie dell’ottantesimo compleanno. La Sampdoria è conosciuta dappertutto”.
Cosa avete in mente per avvicinare i tifosi?
“Apriremo un secondo negozio di duecento metri quadrati, con il nostro sponsor tecnico, in un luogo più accogliente, al Waterfront. Speriamo di mangiare il panettone in questa location tutti insieme. Vorremmo aprire ai tifosi il campo di allenamento una volta alla settimana, su richiesta di Fredberg, ma dobbiamo garantire infrastrutture e sicurezza”.
Bisogna invertire i risultati negativi sul campo.
“Non mi occupo dell’area sportiva, penso che Fredberg, dopo un anno a Genova, abbia le idee molto più chiare. Difficile dare scadenze, ma siamo pronti per risultati positivi”.
Gli ultimi tornei sono stati negativi in campo e a bilancio.
“Per fare soldi dobbiamo anche valorizzare i nostri giovani. Quando ero al Servette, la metà dei giocatori della rosa arrivavano dal settore giovanile, con stelle come Zakaria e Manzambi. Questa è la strada giusta, Diop e Krastev sono due talenti incredibili da far crescere e anche Conti”.
Come ha trovato il calcio italiano?
“C’è da fare, gli impianti nelle grandi città, a parte lo Juventus Stadium, sono obsoleti, tre consecutive partecipazioni mancate al mondiale sono un segnale importante, serve una politica di investimenti nel settore giovanile”.
Marassi è già fonte di divisione.
“Dobbiamo avere uno stadio più confortevole, che possa generare maggiori guadagni. Abbiamo discusso per un giusto equilibrio tra la gradinata, come è oggi, e le esigenze UEFA. Serve aumentare gli sky box, trovare un buon equilibrio col quartiere. Creeremo sul tema un comitato al nostro interno”.
Si parla di progetti di medio periodo, Tey non lascia?
“No. Ha messo tanti soldi e non avrebbe senso per una questione affettiva e di ritorno dell’investimento”.
Come si è concretizzato questo suo arrivo a Genova?
“Ho tanti collegamenti nel mondo della finanza internazionale. Il contatto è stato diretto con Tey”.
Tey potrebbe ora diventare presidente?
“Nel CdA c’è già stato un cambio con il mio inserimento. Non so cosa succederà, ma posso dire che c’è vicinanza e un sostegno praticamente quotidiano”.
I tifosi premono, vogliono tempi brevi.
“Non sono a Genova per fare facili promesse. È prioritario avere una connessione con i nostri tifosi. La Sampdoria ha ormai ottant’anni, è come una nonna, e ha vissuto un periodo difficile. Vorrei offrire un patto: stiamo tutti uniti, facciamo vedere, ancora una volta, lo stile unico dei sampdoriani”.
FONTE REPUBBLICA.
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