Il ritiro blucerchiato di Ponte di Legno si è concluso ieri: la squadra ha fatto ritorno a Bogliasco, dove da domani riprenderà la preparazione in vista dei prossimi impegni che precederanno l’inizio del campionato.
Per Lorenzo Insigne si è trattato di un ritiro particolare. Pur essendosi visto poco in campo — percorso programmato insieme a Corradi — l’attaccante ha lavorato con costanza per integrarsi nel gruppo, creando un clima positivo e diventando in breve tempo una sorta di beniamino dei tifosi presenti, che non perdevano occasione per chiedergli una foto.
Alla Sampdoria Insigne ha ritrovato Attilio Lombardo, e inevitabilmente i ricordi sono tornati a quell’Europeo vinto insieme a Mancini e Vialli. Un legame forte, che l’attaccante ha iniziato a raccontare in una lunga intervista concessa ai taccuini dell’edizione odierna de Il Secolo XIX, soffermandosi proprio sul rapporto con Attilio: “Ritrovare Lombardo è stata una grande emozione, ci lega questa epopea, vincere l’Europeo ti fa entrare nella storia. C’erano anche Vialli, Mancini, Salsano… Con loro ogni tanto si parlava di Sampdoria, il ct mi faceva vedere il tatuaggio che aveva sul polpaccio. Nei giorni scorsi l’ho chiamato Mancini e gli ho detto “mi vogliono dare la maglia numero 10”, e lui mi ha risposto “solo tu la puoi indossare”.
Piccolo ripasso su come Samp è entrata nella sua vita.
“Avevo offerte dall’estero, ma dopo l’esperienza di tre anni e mezzo a Montreal, e con i figli che crescono, non mi andava più di viaggiare. Ho avuto mezze chiamate da squadre di B, ma non mi stuzzicavano. Qualche chiacchierata in A, vedi Lecce. Ma poi si andava per le lunghe e io avevo voglia di ripartire dal ritiro. E quando il mio agente mi ha chiamato per dirmi della Samp, gli ho detto vai avanti. Al di là della categoria, ho scelto la storia. Il valore del club. Ce la metteremo tutta”.
La sua condizione fisica?
“Ho concordato con Corradi e con lo staff sanitario questa preparazione graduale. Per non cominciare subito con carichi importanti e per arrivare al meglio a una condizione super top per inizio campionato. Non sono più un ragazzino… a Pescara non ho giocato solo le prime partite, perché sono arrivato dopo mesi che mi allenavo da solo. Ma poi una volta ripresa la condizione le ho disputate tutte. Coppa Italia? Ci sarò, o meglio sarò disponibile”.
I tifosi qui in ritiro la incitano. Passato dimenticato?
“Ho già chiarito quell’episodio del 2017. Non volevo mancare di rispetto. Ora ho questi colori addosso e lotterò per dare una soddisfazione ai tifosi, se la meritano. Sono quattro anni che stanno soffrendo e nonostante tutto sono sempre al fianco della squadra. Una tifoseria così in B non ce l’ha nessuno. Qualche compagno mi ha raccontato delle emozioni che si provano entrando in campo a Marassi quando tutto lo stadio canta Lettera da Amsterdam… non vedo l’ora”.
La Samp non merita la B, ma questo sarà il 4° anno di fila…
“La verità sportiva è questa. Ma io sto cercando di spronare i compagni, anche se sono appena arrivato, fargli capire la fortuna di giocare in questa piazza. Spero di riuscire a trasmettere la voglia che ho. Il nostro è, chiamiamolo, lavoro, ma alla fine è un piacere. Io vengo da una piazza, Napoli, da 90.000 persone allo stadio, lo so che tanti giovani magari non sono abituati a certe pressioni, però devono stare leggeri. Più la vivi con pesantezza, più non ti riesce nulla. Ogni volta che usciremo dal campo dobbiamo dare tutto. La squadra deve trasmettere la passione ai tifosi”.
Alza mai la voce?
“Ho 35 anni. Come ho detto a Corradi, Branco e a Fredberg quando ci siamo sentiti prima di firmare, la categoria non mi interessa, io vengo per aiutare la squadra. Ma da solo non posso fare niente. Anche se sono Insigne, campione d’Europa, che ha vinto qualcosa con il Napoli, sono uguale ai miei compagni. Non entro nello spogliatoio e dico “ciao sono Insigne” e mi giro dall’altra parte. Ho bisogno di loro per fare determinate prestazioni e gliel’ho detto pure. So che avete bisogno di me, ma io ho bisogno di voi. Io parlo tanto con tutti e anche in campo, mi basta uno sguardo. Se alzo la voce non è per litigare, ma per la squadra. A me non va di fare brutte figure, tanto meno qui. Sennò me ne stavo a casa. Io la mia carriera l’ho fatta. Ma quando ha chiamato la Samp non ci ho pensato 2 volte”.
Cassano e Quagliarella?
“Due grandi amici. Si sono messi a mia disposizione per qualunque cosa. Antonio mi ha fatto qualche battutina delle sue, che alla Samp il re è lui e io resto il vice re. Ma che se porto la squadra in A allora saremo tutti e due re. Lui ha fatto la storia del club, come Fabio. Io ero in campo quando fece al Napoli quel gol di tacco… sono stato suo compagno di camera in Nazionale. Carriera esempio per ogni calciatore”.
Si è formato un gruppo del Sud nello spogliatoio…
“Siamo in tre io, Esposito e Tutino. Poi ci starebbe pure Riccio, ma è cresciuto al Nord e poi è tifoso della Juve, non va bene (risata…). Abbiamo fatto 2 acquisti, uno trentino Depaoli e uno lombardo Girelli. C’è La Gumina che non è di Napoli ma è più sudista di noi. Ma ci divertiamo con tutti. Per arrivare a un traguardo importante serve il gruppo, come in Nazionale. All’Europeo non eravamo i più forti ma abbiamo creato uno spogliatoio che poteva vincere contro chiunque. Voglio fare la stessa cosa qui, mettere paura agli avversari a Marassi. Se portiamo questa forza in campo, sarà difficile per tutti”.
I suoi mitici scherzi?.
“Con Esposito, Tutino, Depaoli… ci nascondiamo il telefono, mettiamo le bottiglie d’acqua sulla porta… ci divertiamo. Alzeremo l’asticella…”.
Impressioni su Corradi?
“Mi sono trovato bene già da quando ci siamo parlati al telefono prima che firmassi. Dovremo mettere in pratica le sue idee, lui ci può dare mille soluzioni e dire mille parole, ma in campo andiamo noi. E’ molto preparato, ha lavorato con Allegri, con i giovani in Nazionale per tanti anni”.
Nessuna domanda tormentone sul tiro a giro, ma su quello “Insigne per Callejon” sì. Chi è alla Samp, Callejon?
“Per come sta giocando il mister, dovrebbe essere Sinani. Un po’ diverso da Callejon. Ma basta che gli metta 2 o 3 volte la palla là… e capirà che deve fare”.
Mangia sempre pizza nutella e sfogliatella un giorno alla settimana?
“Sfogliatella no, Nutella dopo le partite. Sono professionista sempre, ancora più ora, non sgarro tutta la settimana, a volte mia moglie mi dice “quanto sei pesante”. Ma sono fatto così. Un giorno alla settimana di libertà però ci vuole. Spero di trovare una pizza buona a Genova. Sono curioso di conoscere la città. Come dico per scherzare, a 35 anni è la prima volta che gioco al Nord”.
Fonte: Il Secolo XIX
Foto proprietà U.C Sampdoria
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