A Bogliasco, ieri, non è arrivato soltanto un nuovo dirigente.
È arrivato uno specchio.
E dentro quello specchio la Sampdoria ha visto tutto ciò che è stata, tutto ciò che è e tutto ciò che rischia di diventare.
Claudio Morelli, nuovo CEO Corporate, ha messo piede al Mugnaini per prendere il posto di Fiorella, l’ufficialità arriverà presumibilmente dopo il Cda in prima convocazione il 28 maggio.
Un ingresso formale, certo, ma anche un gesto che pretende significato: rimettere ordine dove l’ordine è mancato, dare struttura dove la struttura si è sgretolata.
In sede c’era anche Walker, a discutere di futuro, di piani, di strategie.
Ma il futuro non si costruisce a porte chiuse.
Fuori, davanti ai cancelli della Sede di Bogliasco, c’erano i tifosi.
Non arrabbiati, non ostili: lucidi.
Una delegazione ha chiesto un confronto diretto con Walker e lo stesso Morelli.
E lo ha ottenuto.
Il clima è stato civile, ma la sostanza è stata tagliente come una lama:
basta parole, servono fatti.
Walker ha promesso una Samp competitiva, a partire dall’allenatore e poi dalla squadra.
Promesse necessarie, ma non più sufficienti.
I tifosi lo hanno detto con calma, ma senza tremare:
se queste promesse non verranno mantenute, la contestazione sarà inevitabile.
Non per distruggere, ma per difendere ciò che resta della dignità di un club che ha già pagato abbastanza.
La verità però è che al momento tutto è fermo.
Il club è immobile, come se avesse paura di scegliere.
Eppure la filosofia insegna che l’indecisione è già una decisione: quella sbagliata.
Questa settimana ci sarà un nuovo incontro tra Fredberg e Mancini, l’ennesimo, per capire se esiste ancora un filo da tenere o se è il momento di tagliarlo.
Solo dopo si passerà all’allenatore.
E qui si apre il labirinto.
Pecchia, contattato già ai tempi del dopo Gregucci‑Foti.
Aquilani e Abate, giovani, moderni all’anagrafe ma veterani per quanto stanno costruendo con Catanzaro e Juve Stabia.
La suggestione Stroppa, che non ha rinnovato con il Venezia ed è stato sondato.
Per convincerlo, però, serve un progetto vero, non un’idea vaga.
Serve sostanza, non slogan.
Le piste estere esistono, ma i nomi che circolano sembrano più figli di un algoritmo che di una reale conoscenza della Serie B, un campionato che divora chi non lo capisce.
Solo dopo l’allenatore si penserà alla squadra.
E il tempo, sì, ci sarebbe.
Ma la chiarezza non può più essere rimandata.
Perché ogni società, come ogni uomo, arriva al momento in cui deve guardarsi allo specchio e decidere chi vuole essere.
E la Sampdoria è esattamente lì: davanti al proprio riflesso, con la possibilità di cambiare o di ripetere gli stessi errori.
La filosofia dice che non c’è vento favorevole per chi non sa dove andare.
La durezza della realtà aggiunge che il vento, quando arriva, non aspetta.
E Bogliasco, ieri, lo ha ricordato a tutti:
il futuro è già iniziato.
Ma non perdonerà più nessuno.
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