Andata in scena, dopo pranzo, la prima conferenza stampa di Attilio Lombardo, a Bogliasco, da allenatore blucerchiato, in vista di Samp-Venezia. Ecco le sue parole:
“L’emozione è tanta, sul campo l’anno scorso non avevamo fatto il miracolo, lo avevamo fatto nelle due partite che c’erano state concesse dopo. Ora ho la disponibilità di avere nove partite per chiudere il discorso salvezza, voglio essere positivo per salvarci prima evitando anche i play out.
Quello che chiedo è mentalità, cuore, umiltà, identità e dna, questo voglio da trasmettere. La storia deve avere un lieto fine. Oggi il libro è un po’ sporco e dobbiamo ripulirlo. Siamo tutti colpevoli e dobbiamo tornare a essere innocenti. Non mi lamenterò mai, (se avrò queste nove partite), di chi non ci sarà, lo farò solo se dovesse mancare il cuore e la determinazione, ma se non riusciamo a vincere non dobbiamo perdere. Conosco l’ambiente, finché la squadra darà tutto so che ci sarà massimo supporto.
Il Venezia? E una squadra forte, ma non abbiamo paura, massimo rispetto, so che ci farà soffrire, sono primi e giocano come una squadra di serie A. Conosco Stroppa, è un allenatore molto preparato e siamo cresciuti calcisticamente vicini, a tre chilometri. Probabilmente avranno più possesso palla, perché è una squadra abituata a giocare così, noi abbiamo preparato due interpretazioni. Noi dobbiamo soprattutto fare la prestazione.
La squadra? Ha dei valori importanti e lo abbiamo dimostrato in quelle due, tre settimane. In questo ultimo periodo siamo caduti in un loop, nella paura che ci ha condizionato. I nuovi devono portare energia nuova. Non dobbiamo essere piatti. Dobbiamo avere coraggio, ma non dobbiamo andare sempre a prenderli alti. Sono fondamentali anche le palle inattive. Sarà importante atteggiamento, reazione e adattamento.
Cosa ho detto ai ragazzi? Era ovvio che non avrei voluto che le cose andassero male, ho parlato a chi non aveva mai subito un esonero e a chi, magari, è la prima volta che lo subisce. Grazie a Gregucci e Foti, con cui ho collaborato, ma non è il loro fallimento, è quello di tutti, me compreso, ma ora dobbiamo avere la responsabilità di andare oltre. La squadra mentalmente sta bene, abbiamo fatto anche un doppio. Ho fiducia, spero di non essere smentito. Sono teso, non preoccupato.
Il mio mandato permanente? Può essere un problema? No, ho detto ai ragazzi di appoggiarsi a me anche se dovrò scontentare qualcuno, tutti sono utili e nessuno è indispensabile, me compreso. Il mio futuro? Per amore della Samp farei qualsiasi cosa, anche le righe del campo di Bogliasco o Marassi. La mia seconda pelle è sampdoriana. Ringrazio la società per questa opportunità.
Esposito e Brunori? Mi aspetto di più da tutti, non soltanto da loro. L’impegno non è mai mancato, ma è chiaro che alcuni giocatori devono incidere di più e l’ho chiesto. Tutto parte da quello che si fa a Bogliasco, dipenderà soltanto dal campo, che è l’unico vero giudice.
Cosa mi ha detto mia figlia? Quando lo ha saputo che sarei diventato allenatore ha sbarrato gli occhi e mi ha chiesto: sei sicuro? Mi sento come un tifoso che si è preso questa briga.
Io mediatore con i tifosi? Mi sento responsabile, ma i tifosi non credo, che oltre ai risultati, contestino qualcosa alla squadra, ma non faccio appelli. Tutti dobbiamo essere uniti, i ragazzi hanno tutto, dal magazziniere, dai cuochi, dai medici, dallo staff e dai direttori, abbiamo tutto per dare qualcosa in più. Posso soltanto dire ai tifosi dateci una mano e restiamo uniti. I miei sentimenti verso questa squadra e questa piazza non cambieranno neanche se dovessero arrivare delle contestazioni. L’anno scorso i risultati sono arrivati anche grazie al loro supporto.
Le assenze? Non recuperiamo Coda, Pierini e Henderson. Abbiamo perso anche Abildgaard, fermato da un indurimento al polpaccio, che domani manca. Inoltre Ghidotti e Ferrari sono alle prese con la febbre. Non mi interessa però chi manca, serve avere fame con gli undici che ci saranno e chi entrerà.
La scelta Samp? Esclusivamente di cuore e con senso di appartenenza che voglio trasmettere e voglio dimostrarlo con i fatti. Non ho paura e se dovesse succedere il peggio non scapperò certo via,continuerò comunque a vivere a Genova. Inoltre non so quanti allenatori avrebbero accettato di venire qui per sole poche partite. Io spero che per me siano nove.
Mancini? ci sentiamo spesso, siamo molto legati, anche se io non sono bello e ricco come lui”.
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