La sconfitta di Frosinone non è stata solo un capitolo amaro: è stata la miccia che ha riacceso una crisi profonda, tecnica e identitaria.
Il 3-0 di ieri, che ha fatto precipitare di nuovo la Sampdoria in zona playout, ha scatenato l’ennesimo terremoto interno.
Le posizioni di Angelo Gregucci e Salvatore Foti sono ormai al capolinea, con la società orientata al loro esonero dopo ore di valutazioni interne, mancherebbe solo l’ufficialità.
Mentre il club sta riflettendo e valutando il nuovo assetto tecnico, Iachini, Pecchia, Gotti, Pagliuca i nomi circolati al momento, secondo diversi retroscena circola un’ipotesi destinata a infiammare i tifosi: Roberto Mancini.
I contatti – secondo quanto appreso dalla nostra redazione – sarebbero continui, ovviamente non da adesso ma da 33 anni, si scherza ovviamente ma lo sanno tutti che Mancini non ha mai tolto gli occhi dalla situazione della Samp.
Mancini, sempre secondo quanto appreso, avrebbe dato la sua disponibilità a un eventuale ritorno senza alcuna richiesta economica o con il contributo di soggetti terzi, spinto solo dal desiderio di riportare ordine e identità alla squadra e non solo.
Nessun ingaggio, nessun contratto milionario: ciò che l’ex CT avrebbe chiesto è semplicemente chiarezza tecnica, garanzie sul progetto e un percorso serio. Nessun vincolo economico, solo trasparenza. Una posizione che lo renderebbe, di fatto, l’opzione più romantica e identitaria del dopo-Gregucci/Foti.
Un approccio che, alla prova dei fatti, ha generato una rosa disomogenea, priva di un’identità tattica e umana. Oggi la Samp appare una squadra senza anima, senza un modello e senza un filo logico, nonostante gli investimenti di gennaio e la campagna acquisti che ha portato forze nuove.
Ora la Samp però è davanti a un crocevia, l’ennesimo della sua storia:
- confermare la soluzione interna affidata a Lombardo;
- virare su un tecnico d’esperienza già sondato;
- oppure tentare la strada del grande ritorno di Mancini, l’unico che verrebbe gratis.
La società ha poche ore per decidere.
La classifica non aspetta.
E Genova, ancora una volta, trattiene il fiato.
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