L’ennesima rivoluzione è servita. Il mercato invernale chiuso ieri ha portato in dote dieci nuovi innesti e altrettante dismissioni.
In una sessione finalmente condotta a mani libere da Andrea Mancini sono arrivati sicuramente giocatori che già nelle primissime uscite hanno dimostrato di potere essere più funzionali alla categoria rispetto a quelli usciti e nelle ultime ore dopo Soleri per l’attacco è stato definito anche il colpo (perché di questo si tratta) Pierini a completare un reparto che nelle ultime gare aveva avuto disponibili due soli elementi di ruolo.
Un mercato che ha sconfessato totalmente quello legato agli algoritmi di Jesper Fredberg, una sciagura considerando il (non) rendimento degli elementi portati dal ceo danese tutti ben presto finiti ai margini della squadra.
Il voto per questa sessione che non a caso viene definita “di riparazione” non può che essere positivo, pur con il rammarico dell’immediato stop di Salvatore Esposito che già nei pochi minuti giocati aveva dimostrato (ma c’erano pochi dubbi al riguardo) di essere l’uomo giusto per prendere in mano le chiavi del centrocampo.
A concorrere al giudizio sicuramente favorevole peraltro anche la definizione dell’agognato rinnovo del “canterano” Francesco Conti e da quanto filtra sembrano esserci buone possibilità anche per quello del promettente e richiestissimo giovane difensore Karim Diop. Segno che qualcosa parebbe davvero finalmente cambiato a Bogliasco e dintorni anche grazie all’ottimo lavoro intrapreso da Christian Puggioni e dal suo staff per ricostruire dalle macerie un settore giovanile desertificato in estate.
Giudice supremo come sempre sarà il campo ma di certo la rosa appare oggi più attrezzata e completa per affrontare una seconda parte di stagione che dovrà necessariamente tirare fuori la squadra dalle secche della bassa classifica, acque limacciose in cui ci si trova a navigare da troppo tempo e che non rappresentano certo l’habitat naturale di un Club come quello blucerchiato.
Ora la palla passa allo staff tecnico, al quale spetterà il compito di dare alla squadra quella organizzazione di gioco finora mancata nei quasi quattro mesi di lavoro del duo Foti-Gregucci (sui quali va ricordato pende comunque la spada di damocle di un probabile deferimento) e quella continuità di risultati necessaria per centrare qualsiasi traguardo.
In attesa di capire quale sarà l’evoluzione del rapporto tra l’investitore Joseph Tey e il presidente Matteo Manfredi che sembra ormai giunto a un punto di non ritorno. Un passaggio fondamentale e snodo cruciale per capire meglio i contorni del futuro del Club che necessariamente dovranno essere diversi rispetto a quelli degli ultimi anni, forieri solo di amarezze per chi ama da sempre questi colori.
La Sampdoria e la sua gente meritano di più, molto di più. E la pazienza è giunta al capolinea, insieme agli alibi.
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