Jesper Fredberg, contestato dai tifosi nell’ultimo periodo, è tornato a parlare sulla situazione attuale della Samp e lo ha fatto attraverso i taccuini dell’edizione odierna de Il Secolo XIX e Repubblica: “Sia i risultati che le performance non sono quelle che ci aspettavamo, e la nostra delusione si allinea a quella della tifoseria. In questo club c’è tanta storia, la più recente purtroppo non è stata positiva e ce ne stiamo portando dietro il peso, anche a livello di reazioni emotive della piazza. Non è facile mettersi nei panni dei nostri tifosi, stanno rivedendo lo stesso film delle ultime stagioni. Io sono arrivato solo a luglio, ma ne sono consapevole”.
Cosa non va?
“Non è solo una singola cosa, ma diverse. L’aspetto mentale è una parte, un altro è il peso del recente passato negativo… abbiamo cercato calciatori affamati, molti hanno dimostrato di esserlo, unendoli a chi era già qui. Sicuramente non tutti nella rosa stanno performando al massimo del loro potenziale. È stata poi un’estate corta per preparare la squadra, abbiamo cambiato l’allenatore dopo otto giornate e avuto tanti infortuni, anche di calciatori chiave. Tutti questi fattori combinati stanno incidendo sul nostro campionato. In momenti così, ritrovare l’unità è fondamentale. Io arrivando da fuori, essendo meno coinvolto, posso essere più lucido nel vedere e valutare le cose. Non ho un’agenda politica”.
Lei è nel mirino della contestazione.
“Le contestazioni fanno parte del mondo del calcio. Se le cose non vanno bene, una proprietà deve preventivarle. Per quanto mi riguarda, però, è un po’ più difficile da comprendere. Perché io non sono il proprietario, non sono un investitore, non conoscevo nessuno di loro prima di essere chiamato alla Sampdoria, sono stato scelto in base al mio curriculum e vorrei essere giudicato, nel bene o nel male, esclusivamente per quelle che sono le mie competenze e il mio lavoro. Io, insieme a Mancini, Gregucci, Foti, Lombardo facciamo il massimo per la Sampdoria, nel limite di quello che possiamo controllare. Il mio lavoro è creare una struttura forte e durevole, una organizzazione, essendo consapevole che non siamo in A e nemmeno possiamo essere competitivi con molti club. Non posso però rispondere per la proprietà, per cose che accadono sopra la mia testa. Qui ci sono due ad, io per la parte sportiva e Fiorella per la corporate. Per la mia parte, sotto di me c’è Mancini. Tra noi c’è grande collaborazione, lui sta più vicino alla squadra in quanto ds. E con noi collabora Invernizzi”.
Ha mai pensato alle dimissioni?
“Sarei un robot se non vedessi cosa succede attorno a me. Andarmene però, arrendersi, non è un’opzione. Perché ho un contratto e perché voglio finire il mio lavoro qui. Fare crescere e migliorare il club. Non possono essere una vittoria o una sconfitta a determinare l’umore delle giornate e le prospettive. Se lamentarsi tutto il tempo servisse, lo faremmo”.
La lingua per lei può essere un problema?
“Potrebbe… ma prendo quattro lezioni a settimana e adesso capisco il 40% di quello che mi si dice. Per Natale conto di migliorare ancora. La lingua è fondamentale. Dal mese prossimo il club metterà gratuitamente a disposizione insegnanti di italiano, per gli stranieri, e di inglese, per gli italiani. Corsi facoltativi”.
Qual è oggi l’obiettivo stagionale? “Ritrovare stabilità, partita dopo partita e finire a metà classifica. C’è la massima fiducia nella squadra, per me questa una buona squadra, e nello staff tecnico”.
C’è anche il mercato di gennaio… “Strategico. Siamo già al lavoro per individuare i profili ideali per le posizioni che vogliamo migliorare. La proprietà ci ha assicurato il budget necessario per fare un mercato aggressivo, d’attacco. Quanto è? Sarebbe poco saggio rivelarlo, farlo sapere ai nostri concorrenti. Però sia io che Mancini sappiamo di potere essere aggressivi. Ovviamente tutti vorrebbero avere i nuovi a disposizione già il 3 gennaio, ma non dobbiamo farci prendere dalla fretta. Esperti o giovani? Performanti dal giorno 1, anche giovani perché no, hanno tanto da offrire”.
Quanti saranno i nuovi acquisti?
“Sicuramente non due o tre, ma di più. Poi vedremo il resto, Altare ad esempio ora è fuori lista, ma lo teniamo in considerazione. E ci saranno ovvio anche delle uscite”.
Sceglieranno gli algoritmi?
“Questa cosa mi irrita… Come tutti i club del mondo utilizziamo i dati, ma non è un computer che prende le decisioni. Un profilo si forma con tre punti: dati, poi occhio umano e network di conoscenze”.
Tey ha parlato di Serie A entro il 2028. Le è stato dato questo obiettivo?
“Io per primo ho l’ambizione di tornare in A. In estate avevo ricevuto offerte anche da altri club in una posizione migliore, ma ho scelto la Samp. Sono venuto qui per la A. Ho fiducia nelle mie capacità, per quanto ho fatto al Viborg e all’Anderlecht. Capisco però che non ci sia pazienza. E aggiungo che i soldi non risolvono tutto, il Chelsea ne è l’esempio. Io non ho mai sentito dire dalla proprietà che non vogliano più supportare economicamente la Sampdoria. Quando ho chiesto un extrabudget per ingaggiare un nuovo data analyst e Lombardo, me lo hanno concesso. E non ci sono segnali che dicono che non vogliono riportare la squadra in A”.
A proposito di Lombardo, lo avete preso per il profilo di primo allenatore?
“C’è la massima fiducia in Foti e Gregucci. Lombardo non è un piano B per le prossime settimane, non è stato preso per il potenziale da primo allenatore. Ma lui è un allenatore del club, un ambasciatore di sampdorianità, un anello di congiunzione con il settore giovanile. È stato preso per garantire continuità tecnica”.
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