Una Samp che, come dice Goethe, “deve avere fiducia in se stessa prima di ispirarla agli altri”

Una Samp che, come dice Goethe, “deve avere fiducia in se stessa prima di ispirarla agli altri”

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“Puoi scegliere chi e cosa essere. Io ho scelto di essere me stesso, perché è bellissimo guardarsi allo specchio e riconoscersi sempre.”

Prendo spunto da questa massima carica di significato, letta per caso su un muretto mentre ero fermo a guardare il mare in un pomeriggio d’estate, per parlare del momento attuale della nostra Sampdoria, a pochi giorni dalla ripresa del campionato con la gara casalinga di sabato contro il Cesena.

Io li chiamo spesso momenti filosofici da strada, giusto per distinguerli da quelli classici in biblioteca o mentre si legge un libro a casa.

A volte la strada, per così dire, è una vera maestra di vita. Ecco perché mi sento di ringraziare questo “anonimo filosofo”, letto per puro caso, per avermi fatto riflettere sull’essenza dell’essere se stessi e su come, spesso, questo cammino non sia mai facile, ma ricco di imprevisti e momenti di sconforto.

Cosa c’entra tutto questo con la nostra Samp?

La paura provata lo scorso campionato sembrava essere servita da insegnamento — o meglio, era ciò che tutti speravamo — ma dopo solo due giornate (tre, se contiamo la Coppa Italia), sono arrivate tre sconfitte che hanno fatto nuovamente riemergere gli spettri del passato.

Rabbia, delusione, sconforto, rassegnazione: sono i sentimenti che al momento aleggiano nella mente e nel cuore dei tifosi blucerchiati, che nonostante tutto hanno manifestato per l’ennesima volta il loro “Sì”. Perché amare e sostenere la Samp è semplicemente un atto di fede, qualcosa di inspiegabile che ti nasce da dentro e di cui non puoi fare a meno.

20.392 anime che, ancora una volta, consapevoli dell’immobilismo e del silenzio iniziale, hanno voluto comunque andare contro tutto e tutti.

Del resto, come diceva Guy de Maupassant: “Non c’è cosa più bella al mondo che passare una sera con la donna amata, senza parlare, quasi completamente felici per la sola sensazione della sua presenza. Non chiediamo di più.”

I tifosi non chiedono di più, se non l’impegno dei blucerchiati che scendono in campo. Sono anni che, soprattutto a Marassi — in casa nostra — assistiamo a spettacoli indecenti. Quello che una volta era il nostro fortino, la nostra roccaforte, il luogo sicuro dove sperare in una vittoria, si è trasformato in un luogo di paura, nonostante le voci incessanti delle 20.392 anime che dichiarano apertamente il loro amore incondizionato.

Ma si sa: l’amore, il bene, il rispetto, la fiducia sono strade che si devono percorrere in modo reciproco. Perché la corda, se tirata solo da un lato, rischia di spezzarsi.

Il nascondersi e giustificarsi dietro quel “partiamo a fari spenti” è forse una delle scelte più ingiuste, soprattutto nei confronti di chi ha chiesto solo e soltanto: chiarezza.

Navigare nel mare tempestoso e incerto della Serie B a fari spenti rischia di far arenare e incagliare la nave in un vortice di incertezza e paura dal quale è difficile poi risalire. E ne sappiamo qualcosa dopo lo scorso anno.

Seneca diceva: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.”

E finché questa società — immobile e silenziosa fino ai primi di luglio — non saprà dove andare, quale futuro potremmo aspettarci?

Non esiste una programmazione. Ma non lo dico io, lo dicono i fatti: ogni anno, e questo è il terzo in Serie B, anziché dare continuità si smantella tutto e si ricostruisce da capo.

Mancano le basi, manca il punto di partenza, manca lo zoccolo duro su cui plasmare gli eventi futuri. Questo lo vediamo dai fatti, perché di parole se ne sono dette tante, anche troppe.

Nessuno vi metterà in croce se nella vostra vita la Sampdoria non dovesse più farne parte. Ci mancherebbe. Ma abbiate almeno il coraggio di dire: “È stato bello, ma ci siamo resi conto che non fa per noi” e passate di mano. Nessuno si metterà contro di voi.

Ma navigare alla ricerca di un vento favorevole, con il rischio di arenarsi per anni in Serie B — quando ci va bene — rischia di diventare un’arma a doppio taglio per voi, che man mano state perdendo anche la briciola più minuscola della fiducia dei tifosi.

Eppure, dopo tre anni, ormai dovreste averlo imparato a conoscere il mondo Sampdoria. Non è così complicato. Lo abbiamo sempre detto: “Meglio una triste verità, che illusive bugie per addolcire la pillola.”

Ecco perché, oggi più che mai, risulta doveroso che la squadra — costruita secondo una logica “innovativa e rischiosa” — capisca adesso chi è e cosa vuole. Serve impegno, serve costanza, serve determinazione.

Fredberg ha parlato di “gente affamata”, ma questa fame la vogliamo vedere in campo, altrimenti sono solo parole buttate al vento, nella speranza che sia favorevole.

Il rischio è che poi, come diceva François de La Rochefoucauld: “Le promesse di certi uomini sono come sabbie mobili: viste da lontano sembrano solide e sicure, ma si rivelano inconsistenti e insidiose.”

Le insidie le abbiamo già vissute negli ultimi tre anni. Lo scorso anno abbiamo toccato il fondo, rischiando di vivere una realtà che non ci appartiene. Quello che cerchiamo adesso è chiarezza da parte di chi ci rappresenta e impegno da parte di chi scende in campo.

Il Cesena è alle porte, e poi arriveranno due trasferte insidiose con Monza e Bari.

Serve — e anche in fretta — trovare la strada e ritrovare se stessi, perché come diceva Johann Wolfgang Goethe: “Se avete fiducia in voi stessi, ispirate fiducia agli altri.”

Paolo Bardetta

 

 

 

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