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“Occorre porre un freno all’immobilismo, che porta il nostro paese di corsa verso l’abisso.”
Scriveva cosi l’umorista e scrittore contemporaneo Francese Jean Charles quando affrontava il tema dell’immobilità, di questo senso a volte d’impotenza, di terrore, di scoraggiamento nel portare avanti le proprie idee, i propri valori, il proprio credo.
E come sempre, durante il nostro “Buongiorno Mattutino ma di stampo filosofico“, cerchiamo di connetterlo o quantomeno collegarlo, anche se in parte, alla situazione attuale della nostra Sampdoria che, a più di 10 giorni ormai dalla salvezza raggiunta sul campo contro la Salernitana, sta vivendo paradossalmente (perché le promesse fatte erano altre) una realtà totale di: immobilismo e silenzio, che tocchiamo ferro non vorremmo mai ci portassero verso l’abisso…per dirla alla Charles.
Sono giorni che il caldo afoso ha colpito la città di Genova con temperature altissime che sfiorano persino i 38°gradi, e a ciò aggiungiamo anche tutto questo immobilismo e silenzio che sta letteralmente scoraggiando e spazientendo i tifosi Blucerchiati che inevitabilmente si sentono come spaesati, senza nemmeno un minimo segnale da parte della società.
Di solito le stagioni estive post campionato erano sempre affascinanti. Mi ricordo che da bambini era come se il calcio non si fosse mai fermato, con notizie sulla programmazione, voci di mercato, indiscrezioni, calendari, ritiri, tutte tappe imprescindibili dell’estate di ogni tifoso che scandivano i vari momenti di gioia e alimentavano le speranze.
Adesso è come se si fosse tutto immobilizzato, come per magia appunto, è come se ogni giorno ci aspettassimo un segnale che però poi non arriva mai. Ogni giorno si dice potrebbe essere quello buono, quello giusto, ma poi alla fine è solo la fotocopia del giorno precedente.
Eraclito diceva che: “Tutto scorre e niente rimane immobile” ma tutto si trasforma, e invece per i tifosi Sampdoriani, che invocano ormai da tempo il ritorno alla Sampdorianità, sta scorrendo solo il tempo e nulla si sta trasformando se non la rabbia e la delusione.
E il tempo a disposizione per programmare, per fare mercato (con Andrea Mancini a quanto pare chiamato a fare l’ennesimo miracolo come due anni fa per stare nei parametri del salary cap), e via dicendo si riduce sempre di più, ogni giorno che passa.
Va bene che il campionato è finito solo il 22 giugno, lo abbiamo detto, ma ormai siamo al 3 luglio, e sin adesso abbiamo ascoltato solo e soltanto il silenzio, anzi no, il famoso canto delle cicale che ci fanno fretta perché annunciano che siamo già in piena estate e l’inizio della stagione calcistica è ormai alle porte e noi siamo inevitabilmente indietro.
“Non importa se vai avanti piano, l’importante è che non ti fermi” diceva Confucio ma il malcontento dei tifosi, che hanno si ringraziato i Sampdoriani Lombardo e Evani che hanno trascinato con tutte le forze la squadra alla salvezza, adesso supera di gran lunga il caldo che sta colpendo la città di Genova.
I tifosi ormai da tempo stanno invocando la Sampdorianità, sentimento universale che Manfredi probabilmente ancora non ha capito realmente, non lo ha fatto suo, non lo ha metabolizzato, eppure sembrava che dalle sue parole, dal suo “mea culpa” nell’assumersi tutte le responsabilità, avesse inteso cosa fosse la Sampdorianità, perché di dimostrazioni tangibili il presidente ne ha avute a milioni, basti pensare il senso di attaccamento dei tifosi dimostrato anche nei playout, e la voglia di Evani e Lombardo di portare la nave in salvo.
Non pretendiamo mica che la Sampdorianità diventi per tutti o sia per tutti uno stile di vita, un “modus operandi” per dirla alla latina, ma il rispetto, la chiarezza negli intenti, la trasparenza di quello che sarà il nostro futuro, adesso è diventato un imperativo categorico, una “conditio sine qua non” che i tifosi giustamente invocano a gran voce.
Essere chiari, essere trasparenti non è sinonimo di debolezza ma di forza nell’assumersi le proprie responsabilità, anche a costo di dire con coraggio la più triste delle verità perché Coelho diceva: “L’essere umano deve sempre affrontare due grandi problemi: il primo è sapere quando cominciare; il secondo è capire quando fermarsi.”
A noi tutti, tifosi in primis, sta a cuore il destino della nostra Sampdoria che nelle nostre ambizioni la vogliamo vedere “viaggiare spesso per l’Europa” soprattutto quando il romanticismo si prende gioco di noi.
L’essere Sampdoriani è un sentimento unico e inimitabile, è un valore inestimabile, è alzarsi la mattina e guardare subito la maglia blucerchiata che hai nel cassetto per assaporarne il suo valore, è salire le gradinate del Ferraris e avere il batticuore come al tuo primo appuntamento con la ragazza(del 46 in questo caso) che ami e non vedevi l’ora di vedere, e soffrire quando la vedi immobile e senza forze, sono le lacrime per una sconfitta, le innumerevoli gioie per una vittoria…in poche parole la Sampdoria è vita quotidiana fatta d’amore e sostegno perenne.
I tifosi adesso vogliono vedere questo sentimento non solo in Evani e Lombardo, ma in tutti coloro che rappresentano in ogni posizione la Sampdorianità.
Adesso stanno vedendo solo: immobilismo e silenzio.
Jean-Paul Sartre diceva “Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.”
E tutto questo silenzio sta solo portando confusione e dolore ai tifosi che invocano a gran voce: chiarezza e trasparenza.
A pensar male si fa peccato diceva Papa Pio XI, però i tifosi hanno da sempre avuto pazienza, e ci sono stati in ogni situazione anche la più spiacevole.
Ma tutto questo immobilismo, tutto questo silenzio assordante che ha ammutolito persino le cicale in un pomeriggio afoso di Genova lasciano pensare che forse a Manfredi…dei tifosi della Sampdoria non gliene importa nulla…
Paolo Bardetta
RIPRODUZIONE RISERVATA PREVIA CITAZIONE FONTE BLUCERCHIATI.NET.
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