“La cosa più grande è sapere quando parlare e quando stare zitti.”
Scriveva cosi il mio grande amico Seneca, filosofo, drammaturgo e politico romano, e tra i massimi esponenti dello stoicismo eclettico di età imperiale.
Per chi non lo sapesse, lo stoicismo appunto fu una corrente filosofica e spirituale, ma dal forte orientamento etico e ottimista, fondata ad Atene intorno al 300 a.C. da Zenone di Cizio.
Ovviamente, e mi scuserò, il riferimento filosofico e storico ormai fa parte del mio “Buongiorno” dopo ogni partita, sia per il mio percorso di studio ma soprattutto perché la filosofia può essere adattata al calcio come nella vita in generale, ed è solo attraverso la continua ricerca che l’uomo può darsi sempre delle risposte e migliorarsi costantemente.
Del resto Socrate stesso diceva che “Una vita senza ricerche non è degna per l’uomo di essere vissuta”.
Ma, filosofia a parte, quello che è successo ieri, dal minuto 83 sino al 90, è la classica espressione di come il “silenzio giocato” sia la risposta più efficace che si può dare a chi stava già parlando consapevole di “avere la verità in tasca” e di conoscere l’epilogo della gara contro la Ternana.
Il 4-1 di ieri, avvenuto in un attimo, in silenzio, con coraggio e senza paura, è l’espressione più pragmatica di come la nostra cara e amata Sampdoria, senza clamori, ma con umiltà stia seguendo il suo percorso di crescita che è stato falcidiato da momenti negativi, altalenanti, di dubbio, di sconforto, ma che adesso passo dopo passo, sassolino dopo sassolino, sta trovando il suo giusto equilibrio costruendo una fortezza fatta da uomini veri, persone, oggi come non mai, Unite.
Ed è proprio questa unione che sta portando i suoi veri frutti, questo rispetto reciproco di ogni ruolo, questa fiducia incondizionata nel compagno che ti sta accanto, questo sostegno verso chi, magari più giovane, può ogni tanto cadere nella difficoltà.
Sono tutti questi gli ingredienti essenziali e principali che stanno dando vita a questo “spettacolo di vita calcistica”, che permettono a De Luca di ritrovare se stesso e siglare una tripletta di fronte a più di 24.000 anime Blucerchiate che magari non sempre l’hanno sostenuto, che consentono a Stojanovic di fare una tra le più belle partite della stagione con gol, agonismo, e due assist al bacio per il compagno, e che plasmano Kasami e Borini a veri padri esemplari di un calcio che forse, ora più che mai, ha bisogno del sostegno psicologico per permettere prestazioni come quella di ieri.
E che “i più esperti”, più saggi di me, non mi vengano a dire che “è stata solo fortuna”, “potevamo rischiare di perdere nuovamente”, “siamo grammi sul gol subito” e via dicendo perché oggi come non mai non lo accetto, e preferisco pero non rispondere ma far parlare quello che abbiamo visto ieri sera.
Del resto come diceva Marilyn Monroe : “Il silenzio è l’unica risposta logica da poter dare agli stupidi.”
Ma basta semplicemente guardare l’azione del gol del vantaggio di Stojanovic per capire come la fortuna sia solo una magra consolazione di chi non ammette di “aver parlato in anticipo” sbagliando, ma che invece rappresenta il duro lavoro che c’è sotto, l’impegno, la dedizione, la disponibilità di Pirlo, maestro esemplare, e la capacità di mettersi in gioco.
E non è un caso se le due azioni più belle, con la Ternana ieri e con il Bari prima della sosta, abbiano regalato delle gioie indescrivibili.
C’è chi ha parlato, giustamente e correttamente, di “calcio spettacolo” della nostra Samp, ma per me lo Spettacolo lo hanno rappresentato i nostri Blucerchiati che, scesi in campo sostenuti da più di 24.000 anime, hanno dato vita ad un momento di coesione estrema che ha portato alla vittoria.
I tre punti sono solo e soltanto il frutto della pazienza, della caparbietà, dell’umiltà, della consapevolezza delle proprie forze, del sostegno reciproco dei nostri Blucerchiati.
La strada è ancora lunga e sarà fatta di altre cadute a cui si contrapporranno altre decisive risalite, ma lo spirito che hanno imboccato i nostri beniamini è quello giusto.
E noi saremo pronti a sostenerli, ora come non mai, perché quello che stanno compiendo ha del meraviglioso, soprattutto con tutte le difficoltà e le peripezie del caso.
Il nostro silenzio sarà il nostro sostegno, il nostro incitare sarà il nostro monito, il nostro pazientare sarà la nostra ricompensa più grande.
Aspettare, pazientare, non criticare a prescindere farà di noi tifosi ancora più rispettosi del significato che la parola stessa assume.
Ecco perché, consapevole del sostegno che stiamo dando ai nostri ragazzi, vi lascio con l’augurio che possiamo essere sempre cosi più uniti e legati verso il nostro futuro che ci aspetta, perché, come ho sempre sostenuto:
“Bisogna parlare soltanto quando si è sicuri che quello che stiamo per dire è più bello del silenzio.”
FORZA DORIA
Paolo Bardetta
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