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“Il Buongiorno filosofico di Paolino”: L’altalena degli umori come quella dei giudizi…Ma Seneca diceva…

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“È turpe dire una cosa e pensarne un’altra, ma più turpe ancora lo scrivere una cosa mentre l’animo te ne detta un’altra.” 

Scriveva cosi Seneca, filosofo e drammaturgo, quando affrontava il tema della coerenza, uno degli atteggiamenti dell’animo che molto spesso va in contraddizione con noi stessi.

L’avere un’idea, portarla avanti, sostenerla, non è sinonimo di cecità dell’animo o della vista, o il non voler vedere o ammettere un problema e quanto esso possa far star male il nostro essere.

Anzi esso rappresenta maggiormente un motivo di maturità, di coerenza al fine di non smaterializzare mai se stessi e i propri credi solo e soltanto in base all’evoluzione negativa o positiva di un evento stesso.

Ecco perché dalla vittoria di Cosenza alla sconfitta casalinga contro la Cremonese sono passati soltanto 4 giorni, anche meno, e il fatto stesso che il mio umore, come quello di tutti i tifosi, sia passato dalla gioia al dispiacere in un attimo, non ha permesso di invadere, contaminare, offuscare, annebbiare, il mio pensiero che come quello di tutti va rispettato e contestualizzato.

E questo, ripeto ancora, non significa non “voler vedere” o non voler comprendere i problemi che hanno pervaso la nostra stagione sino adesso, anche perché quelli sono sotto gli occhi di tutti, e solo un ceco a questo punto non li vedrebbe.

Ma ogni problema e difficoltà, in quanto tale, va anche essa studiata, contestualizzata, metabolizzata perché non basta dire: “Pirlo out”, “siamo grammi”, “società allo sbando” , e posso continuare perché so tutto a memoria, per risolvere i problemi soprattutto quando solo quattro giorni prima si ambivano sogni di playoff menzionando calciatori come rinati, come gruppo ritrovato che finalmente si è calato nella mentalità della serie B.

Questo mi dispiace non riesco ad accettarlo in pieno. Va contro la coerenza del mio essere.

Il campionato di quest’anno rappresenta perfettamente la metafora dell’altalena.

Altalena di opinioni, altalena di risultati, altalena di giudizi a distanza ridotta di tempo, altalena di umori e potrei continuare all’infinito.

Ho sempre amato le altalene fin da bambino, amavo guardare il cielo diventare di qualche passo più vicino a me, amavo anche la vertigine che mi scorreva giù per la schiena quando tornavo verso terra.

Ecco perché ritengo che l’altalena sia la miglior metafora della vita calcistica della nostra attuale Sampdoria: la spinta verso futuro, il brivido nel rivangare il passato.

Ed è proprio questo tremendo passato che ci fa male e che pensiamo non essercelo mai buttato alle spalle, lo spettro di un fallimento calcistico passato che condiziona i nostri pensieri presenti e futuri, perché è inevitabile che accada.

Ci sono dei punti fermi su cui non si scappa e che se qualcuno chiama alibi, con ignoranza del caso, vuol dire che non ha ben capito la reale situazione o come dire “sogna ad occhi aperti”.

Togliete Pedrola, Ferrari, Kasami, Borini, Murru, Benedetti, Esposito, Vieira ad una delle squadre di alta classifica con i loro equivalenti top giocatori visto che tutti siamo “intenditori” e poi ne riparliamo.

La testimonianza stessa dei cambi di ieri, Falletti, Jonhsen, Zannimacchia per Coda, Vazquez e Ghiglione contro la nostra materia prima rappresentata da Askildsen e Girelli basterebbe solo per farci riflettere, e attenzione niente contro l’aspetto umano dei nostri Blucerchiati.

Per molti è un alibi, e lo rispetto come pensiero, ma per noi ha rappresentato la reale situazione di tutto il campionato, ecco perché sfiderei i vari Stroppa, Maran, Corini, Gorini, Vanoli, Pecchia, Iachini, a giocare per tutto il campionato con un dilemma fisso della serie “Oggi chi metto in campo rispetto alla precedente? Il mondo è bello perché è vario”.

Ieri la Cremonese ha vinto meritatamente, ha vinto perché ci ha creduto fino alla fine, noi purtroppo no.

Siamo fragili, siamo giovani, sbagliamo continuamente, passiamo, come un altalena, da prestazioni positive a momenti di buio totale. Non abbiamo l’esperienza giusta e la cattiveria giusta per fare il salto di qualità, cerchiamo di provarci in tutti i modi, con tutto l’impegno possibile.

Siamo una squadra unita ma non compatta e c’è molta differenza, sottile ma che ci fa capire quanto in questo momento come non mai abbiamo bisogno di sostegno.

I conti si faranno alla fine, dove tutti si assumeranno le loro piene responsabilità, ma al momento è la Sampdoria che va sostenuta a prescindere dalla materia prima che abbiamo a disposizione perché è questa, e dobbiamo sostenerla. Non è colpa di nessuno, ne di Pirlo, ne di Girelli, ne di Verre, ne dei campi di Bogliasco.

Siamo nel secolo ormai di dover dare per forza la colpa a qualcuno. Perché è più comodo, più facile, e ci toglie da responsabilità.

I conti, ripeto, li faremo alla fine. Ma non cambiamo giudizio o critichiamo a priori solo per una vittoria o per una sconfitta.

Stiamo costruendo, stiamo cercando di rinascere dalla difficoltà, non pecchiamo di presunzione del volere tutto e subito.

Smettiamo di essere tutti allenatori, dirigenti, presidenti, preparatori, giuristi, avvocati.

Noi siamo Tifosi e come tale dobbiamo comportarci senza smettere mai di guardare la realtà.

Guardarla, analizzarla, contestualizzarla, che è molto ben lontano dallo sparare a zero a prescindere o solo dopo una vittoria o sconfitta.

Capisco che il mio pensiero possa essere criticato ma il bello è proprio questo, mai aver paura di credere in se stessi.

Ecco perché seguo gli insegnamenti di Shakespeare e vado avanti: “Sii sempre, e resta, fedele a te stesso; ne seguirà, come la notte al giorno, che non sarai sleale con nessuno.” 

Forza Samp

Paolo Bardetta

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