Una Samp che come dice Mandela: “Ha il compito più difficile di cambiare se stessa”

Una Samp che come dice Mandela: “Ha il compito più difficile di cambiare se stessa”

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“La vera rivoluzione dobbiamo cominciare a farla dentro di noi.”

Ed è con questa massima di Che Guevara che oggi voglio iniziare il mio Buongiorno di stampo prettamente filosofico per analizzare la situazione della Nostra Cara e Amata Sampdoria alla luce dell’ultima partita e a poche ore dalla fine della sessione invernale del calciomercato.

Ormai da tempo si parla di “rivoluzione”, di “svolta” termini che spesso nella vita servono a manifestare un proposito, un intento di cambiamento che nasce in primis da noi stessi e che successivamente viene trasformato in azioni concrete, o almeno è quello che si spera possa accadere.

La “rivoluzione” in termini di mercato è arrivata, 10 nuove entrate e 11 vecchie uscite, che hanno di fatto trasformato una squadra che rispetto ad agosto ha subito l’ennesimo stravolgimento che si spera possa portare a nuovi risultati e a momenti sicuramente più tranquilli e felici.

Una svolta, o meglio, segnali di ripresa si sono visti già nella partita vinta con sofferenza e coraggio contro il Cosenza. Più di 60 minuti in 10 uomini e con la concentrazione e la volontà di portare a casa una vittoria che sa di liberazione. Un po’ tutti, non più abituati a vincere (3 mesi senza vittorie sono tanti), al fischio finale ci siamo quasi emozionati, la tensione, l’ansia, la paura di questi mesi si è trasformata in lacrime di gioia perché tutti, nessuno escluso, vogliamo solo e soltanto il bene della nostra Samp.

Nelson Mandela però diceva “Il compito più difficile nella vita è quello di cambiare se stessi.”

E in realtà non aveva tutti i torti, perché quello che abbiamo fatto sabato non è nulla in confronto alle sfide che la vita del campionato ci metterà davanti ai nostri occhi . Noi tutti ci auguriamo che tutti questi sforzi fatti dalla società portino veramente a una svolta che prima di ogni cosa deve però partire da dentro, da noi stessi.

Indossare la maglia della Samp non è un gioco ma una grossa responsabilità, responsabilità in primis verso se stessi e poi nei confronti di tutte quelle anime che incitano nonostante tutto. La società ha ammesso di aver fatto degli errori, ha preso coscienza di aver toppato, di aver probabilmente sbagliato in alcune scelte, condivisibili o meno, ma ha posto subito rimedio, in primis ammettendolo a se stessa e successivamente con azioni concrete di intervento massivo sul mercato.

Oriana Fallaci scrive “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla.” 

Ecco perché adesso bisogna avere piena consapevolezza del momento in cui ci troviamo, non ci devono essere più alibi, ma solo azioni concrete. Dobbiamo tutti insieme lottare per portare la nostra nave in acque tranquille e serene, perché ce lo meritiamo, perché quello che stiamo vivendo adesso è senza dubbio insolito, ha senza dubbio macchiato la nostra storia, ma è proprio da queste difficoltà che si tempra e forma il carattere di ogni uomo.

Ma questa rivoluzione deve essere fatta da tutti noi, deve essere condivisa senza polemiche, senza lotte di classe tra tifosi, senza fraintendimenti, senza negatività, senza quella frequente e costante ricerca di un colpevole, perché l’unica che non ha colpe è la nostra Sampdoria. Ma facendosi la colpevolizziamo di noi stessi attraverso le nostre ansie.

Questo non vuol dire avere il fumo negli occhi o non voler vedere, perché i conti si faranno alla fine. Ma non è con le polemiche che si vincono le partite, adesso serve remare tutti dalle stessa parte. Sarà poi il tempo a mettere ogni tassello al proprio posto.

Seneca diceva: “Il maggior ostacolo del vivere è l’attesa, che dipende dal domani ma spreca l’oggi.”

E allora non sprechiamolo l’oggi, perché il presente si chiama Sampdoria, e lei ha bisogno di noi oggi, non domani o nel futuro. Uniti possiamo farcela tutti insieme, perché se le difficoltà sono e saranno sempre tante, solo insieme ne riusciremo ad alleggerirne il peso.

Ci aspettano dei mesi importanti, ci aspettano 14 battaglie che solo stando uniti saremo in grado di vincere, ci aspettano 14 momenti di “prova”, ci aspettano 14 prove di maturità e coesione interna, solo cosi potremmo portare la nostra nave in salvo. Poi come detto e ridetto, i conti si faranno alla fine.

Abbiamo trasformato il mondo del calcio in un “io ho torto e tu hai ragione e viceversa”, abbiamo vanificato le emozioni che quei colori ci trasmettono e le abbiamo messe da parte per valorizzare invece cattiverie gratuite e disunione senza fine.

Siamo stanchi…è vero.

Siamo delusi…è verissimo.

Abbiamo paura…è estremamente vero.

Meritiamo altro…è decisamente vero.

Ma Siamo Sampdoriani, è la rivoluzione parte in primis da noi stessi. Siamo noi l’esempio concreto del valore della Samp. Remiamo tutti dalla stessa parte e concludiamo al meglio questo campionato portando la Samp dove merita senza perdere tempo in inutilità esistenziali.

Perché come diceva Buddha: “Non indugiare sul passato; non sognare il futuro, concentra la mente sul momento presente.”

Paolo Bardetta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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