Cerchiamo di analizzare insieme quanto per ora sta circolando sul web e che prende spunto da un articolo su Josimar, sito d’inchiesta norvegese che è tornato ad occuparsi di affari relativi al calcio italiano, che avrebbe appunto scoperto (in latino si direbbe: Doctum doces) che i nuovi proprietari della Samp avrebbero legami profondi – e forse persino una proprietà condivisa – con uno degli operatori asiatici di scommesse sportive più noti, FUN88, che tra l’altro gestisce altre attività, e attualmente è anche “partner per il betting asiatico” del Tottenham e del Newcastle.
Prima di analizzare e comprendere meglio il testo dell’articolo però partiamo da un articolo uscito il 14 giugno del 2024 dove, secondo quanto aveva riportato Tuttomercatoweb, “La dirigenza blucerchiata sarebbe in contatto con la piattaforma di giochi e scommesse “Fun88”, già presente in Premier League tramite accordi con Burnely, Newcastle e Tottenham e pronta a fare il suo ingresso anche nel panorama italiano. Il sito di scommesse, con sede sull’Isola di Man, sarebbe intenzionato a stringere una partnership con la Sampdoria. Un accordo reso possibile dalle recenti direttive dell’AGCOM, che hanno chiarito: “Sono ammesse pubblicità ai siti di informazione collegati alle case scommesse. Fun88”, tramite il suo portale di notizie, potrebbe quindi comparire sulle maglie della Samp nel pieno rispetto delle leggi, aggirando così il divieto di sponsorizzazione di giochi e scommesse previsto dal Decreto Dignità.”
Inoltre a rafforzare la questione, Massimiliano Capitanio, commissario dell’Agcom, in un’intervista dello scorso marzo a Agipronews aveva commentato che “L‘Autorità per le garanzie nelle comunicazioni “ha stabilito che la normativa non è violata se non c’è alcun riferimento al gioco ai sensi delle linee guida. Nel sito di informazione non figurano elementi, loghi e grafiche che possono configurare una pubblicità indiretta del relativo bookmaker e spingere in qualche modo l’utente a giocare”.
Sarebbe stato dunque possibile un accordo con Fun 88 per una sponsorizzazione realtiva al solo sito d’informazione legato al marchio.
Partiamo dunque da questo punto focale: una notizia che si sapeva già dallo scorso anno e che ora “esce allo scoperto” nella sua accezione negativa ma senza cognizione di causa e comprensione del testo soprattutto perché l’articolo dice delle cose “palesi e conosciute”, che non arriva a nessuna conclusione ma anzi alla fine pone delle domande. La sua conclusione dovrebbe essere in teoria il punto di partenza per impostare una cosiddetta “indagine”.
Una frase che pero ha creato “panico” è la seguente e la riportiamo in inglese: “These new owners have, as Josimar has found out, deep links – and maybe even shared ownership – with one of Asia’s best-know illegal(*) sports betting operators, FUN88, the current “Asian betting partner” of Tottenham Hotspur and Newcastle United FC.” ossia Questi nuovi proprietari, come ha scoperto Josimar, hanno legami profondi (e forse addirittura una comproprietà) con uno degli operatori di scommesse sportive illegali(*) più noti in Asia, FUN88, l’attuale “partner di scommesse asiatico” del Tottenham Hotspur e del Newcastle United FC.
Quello che ha suscitato scalpore è quel termine “illegal” che però, i più spero lo abbiano notato, ha tanto di asterisco che in gergo latino “defendaris ab accusationibus”, perché questo rimanda a fondo pagina a questa spiegazione: (*) “illegal sports betting” means “any sports betting activity whose type or operator is not allowed under the applicable law of the jurisdiction where the consumer is located”, in line with the definition agreed by the Macolin Convention, ossia “scommesse sportive illegali” significa “qualsiasi attività di scommesse sportive il cui tipo o operatore non è consentito dalla legge applicabile della giurisdizione in cui si trova il consumatore”, in linea con la definizione concordata dalla Convenzione di Macolin.
Quindi Fun88 sarebbero dunque proprietari di un azienda di scommesse che non ha la licenza di operare dall’Italia ma come detto prima, hanno avuto l’autorizzazione dall’Agcom che ha stabilito che la normativa non è violata se non c’è alcun riferimento al gioco ai sensi delle linee guida.
Non avere la licenza in Italia non vuol dire essere illegali.
Ovviamente l’asterisco per chi ha scritto l’articolo lo tutela da possibili querele perché senza di esso sarebbe stato passibile di denuncia per diffamazione.
Una domanda che poi hanno posto è: “Le autorità di regolamentazione italiane e il tribunale di Genova avrebbero approvato il cambio di proprietà della Sampdoria se questi tre uomini fossero stati coinvolti nell’acquisizione fin dall’inizio? Probabilmente no.”
E qui noi ci chiediamo perché dovrebbe essere no? Sempre per chiarezza l’omologa dal tribunale è arrivata ad ottobre 2023, e questi investitori si erano palesemente palesati ad agosto 2023. Quindi tutto nella più chiara trasparenza.
Il presidente Manfredi ha poi dichiarato nell’ultima intervista: “Gestio Capital è l’investitore della Sampdoria che è rappresentata dal sottoscritto. Il responsabile di questo fallimento sportivo, fino a qui, è il sottoscritto ma sono orgoglioso del progetto aziendario, infrastrutturale e societario fatto fino a qui”.
Bisognerebbe chiedersi allora in conclusione il perché di questo articolo che non chiarisce o fa indagini, ma dice cose che da sempre sono conosciute e che non portano a nessuna conclusione ma solo confusione per chi lo legge. Alla fine pone anche delle domande che danno una percezione completamente sbagliata e, soprattutto in questo momento, che creano solo confusione. Domande a cui erano state già date delle risposte, Manfredi in primis, in un momento di difficoltà totale come quello che sta attraversando la Samp.
Al momento nessuno mette in dubbio che la gestione della Samp non stia funzionando come dovrebbe secondo le aspettative, sia nostre che della proprietà, e che sia sacrosanto pretendere chiarezza e trasparenza a maggior ragione in un momento come questo ma sollevare polveroni sul nulla contribuisce solo a fare confusione.
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