“La grandezza dell’uomo si misura in base a quel che cerca e all’insistenza con cui egli resta alla ricerca.”
Per festeggiare il raggiungimento dei playoff dopo la vittoria di ieri contro la Reggiana, nel mio consueto “Buongiorno” di stampo prettamente filosofico, ho scelto per voi la figura di Martin Heidegger.
Heidegger fu la prima grande figura dell’esistenzialismo contemporaneo. E per non addentrarci troppo nella questione filosofica è pero doveroso chiarire cosa ha rappresentato e rappresenta ad oggi l’esistenzialismo.
L’esistenzialismo è una corrente filosofica che si è sviluppata nel XX secolo, principalmente in Europa, e che ha posto l’accento sull’individuo, sulla sua esistenza e sulla sua libertà.
In parole povere sostiene che l’individuo, che sia in un contesto singolo o in un contesto di comunità, è libero di scegliere il proprio destino e che questa libertà comporta anche una grande responsabilità. In breve ogni individuo è responsabile delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano.
E Heidegger appunto è stato senza dubbio la figura più iconica e di spessore di questa corrente che, se analizzata attentamente, è in linea con la nostra era e soprattutto si sposa appieno con il risultato appena raggiunto dai nostri Blucerchiati.
“In base a quel che cerca e all’insistenza”, ed è proprio su questo dettaglio che voglio soffermarmi in quanto rappresenta l’emblema di tutta una stagione, che nonostante sia stata falcidiata da mille difficoltà e mille impedimenti, ha di fatto avuto un epilogo felice, ma che è frutto appunto dell’insistenza e della caparbietà dimostrata dai nostri ragazzi.
Se lo sono meritati ampiamente, hanno lottato, hanno ricevuto fischi, si sono imbattuti in sconfitte, cadute, momenti di sconforto, momenti in cui qualcuno non credeva più in loro, ma non hanno mai perso di vista l’obiettivo minimo di una stagione iniziata con tutte le difficoltà del caso.
Se lo sono meritati ampiamente cosi come la nuova società che con tutte le intemperie e senza poter programmare in anticipo questa stagione, ci ha salvato dall’imminente fallimento e ci ha portato a raggiungere un obiettivo che sino a tre mesi fa per molti sarebbe stato impensabile.
E non per ultimo, se lo sono meritati ampiamente cosi come il nostro condottiero Pirlo che non ha mai abbandonato la nave, ma è stato sempre vicino ai suoi ragazzi, non li ha lasciati soli, li ha sempre incoraggiati e sostenuti, vedi l’abbraccio prolungato di ieri con Pedrola per incoraggiare la sua giovane età, vedi tutti gli abbracci dopo ogni gol frutto di un’unità di gruppo mai vista prima d’ora.
Anche lui sicuramente avrà sbagliato, avrà fatto degli errori ma poi è stato capace di ritornare sui suoi passi senza perdere la bussola e l’orientamento della sua anima. Ha sbagliato? Ma chi non sbaglia, nessuno è perfetto.
Del resto lo stesso Heidegger lo diceva: “Solo se noi realmente erriamo – se percorriamo l’errore – potremo imbatterci nella “verità”.
L’esistenza di Heidegger come della Samp è quindi progetto, perché mentre le cose sono ciò che sono, ossia delle semplici-presenze, l’uomo è ciò che “ha da essere”, cioè ciò che lui progetta e sceglie di voler essere.
E la verità è proprio questa: dobbiamo essere fieri e orgogliosi dei nostri ragazzi e di quanta gioia ci hanno dato ieri, Esposito in primis.
Dobbiamo essere fieri di ciò che siamo perché noi siamo Sampdoriani e lo spettacolo visto ieri sugli spalti deve essere il nostro “esistenzialismo perenne”, il nostro mantra, il nostro carattere, il nostro segno di riconoscimento.
E io comunque vadano i playoff, sono fiero e orgoglioso di quanto hanno fatto i nostri ragazzi.
Sempre sostenendo l’ottica dell’esistenzialismo, Jean Paul Sartre diceva che “L’uomo non è niente altro che quello che progetta di essere; egli non esiste che nella misura in cui si realizza; non è dunque niente altro che l’insieme dei suoi atti, niente altro che la sua vita.”
Una frase ricca di significato anche questa ma che inevitabilmente va proiettata sui nostri ragazzi. In campo, lo abbiamo sempre detto, scendono uomini non numeri, scendono paure, angosce, difficoltà, gioie, ma solo se una persona porta avanti il progetto della sua esistenza non potrà mai non essere a posto con la sua coscienza.
E i nostri ragazzi, i nostri uomini, le nostre anime blucerchiate hanno dimostrato di voler progettare questo obiettivo senza mai perderlo di vista.
E io mi sento di fargli un applauso che vale più di ogni parola, anche filosofica.
Adesso manca una sola partita, quella con il Catanzaro, che potrebbe di fatto migliorare la nostra posizione, perché con una vittoria e un passo falso del Palermo, potremmo concludere al 6° posto questo campionato e giocare in casa la prima gara secca dei Playoff.
Ma questi sono pensieri che saranno fatti nel momento opportuno, adesso è giusto e doveroso godersi questa immensa felicità che per molti forse sarà il nulla ma per me rappresenta il tutto.
Apprezzare le piccole cose e i sacrifici che ne conseguono fanno grandi gli uomini, e li spingono a raggiungere obiettivi sempre più grandi.
Ma ci vuole pazienza, passo dopo passo, difficoltà dopo difficoltà, senza avere fretta.
Ecco perché mi godo “l’esistenzialismo attuale” di un gruppo che merita tutti i ringraziamenti del caso e aspetterò il futuro che verrà con positività e serenità.
Perché come diceva Tolstoj: “Tutto arriva in tempo per chi sa aspettare.”
Paolo Bardetta
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