“Scopri chi sei e non avere paura di esserlo.”
Questa mattina, il mio consueto “Buongiorno” ma di stampo prettamente filosofico, prende il via da una famosissima frase del Mahatma Gandhi.
Una riflessione densa, profonda, breve ma carica di pathos, indicativa ma a volte poco compresa, un monito a quel “ritrovamento di se stessi”, a quella consapevolezza interiore di cosa possa essere capace di fare la nostra anima in ogni momento della nostra difficile e imprevedibile vita.
Alti e bassi, gioie e dolori, buio e luce, ansie e speranze, cadute e risalite, sono tutti ingredienti essenziali adornati di emozioni contrastanti che ci fanno crescere come uomini, come entità di cuori, come guerrieri, come esseri capaci di riconoscere gli errori per poi non commetterli più.
Ecco perché l’intervallo di tempo tra il 72° e l’87° ha rappresentato per noi e per la nostra Samp quei 15 minuti fatali che ci hanno fatto crescere, che hanno plasmato e trasformato in forze nuove tutte le nostre paure.
Ecco perché quando affermo sempre, e a volte divento noioso lo ammetto, che una partita altro non è che la metafora della vita in 90 minuti non sbaglio.
Perché siamo passati dalla delusione e rabbia per un rigore inesistente che poteva spegnere le nostre ambizioni alla gioia per aver superato l’ostacolo con la parata di Stankovic che ci ha tenuto in vita, sino ai 4 secondi prima del minuto 87 quando in quell’azione in velocità fatta di passaggi di prima De Luca ha permesso a Kasami di regalarci una gioia indescrivibile, meritata, sudata e ricercata.
E non a caso, proprio in questo momento, mi sovviene una frase del drammaturgo romano Publilio Siro che affermava “Di solito un momento restituisce ciò che molti anni hanno tolto.”
E di gioie, di speranze, di sogni, di gol, di vittorie, di attimi di follia calcistica, di adrenalina in questi anni ce ne sono state tolte tante, si è cercato persino di annientarci per sempre e una volta per tutte, ma nessuno ci è riuscito e mai ci riuscirà.
Ecco perché a breve ci sarà anche la celebrazione della nostra rinascita che con domani anticiperà finalmente e una volta per sempre “la nostra primavera blucerchiata”.
Quel passaggio dall’inverno che stava incupendo i nostri cuori, a quel sole di vita nuova che fa fiorire le nostre anime Blucerchiate.
Sempre lo stesso Gandhi diceva “Un uomo può uccidere un fiore, due fiori, tre… Ma non può contenere la primavera.”
Ecco perché il nostro nuovo cammino iniziato lo scorso anno non sarebbe potuto essere subito facile, scontato.
Ogni gioia che al momento pervade le nostre menti è frutto di un sacrificio, di una sofferenza passata che trova ristoro in un futuro che sarà più roseo.
E il merito di questa rinascita, proprio oggi che si celebra la “Festa del papà” va dato soprattutto a Pirlo.
Il nostro mister è stato ed è un Padre, premuroso, presente, disponibile.
Il nostro mister è stato capace di ritornare sui suoi passi, ammettere di aver sbagliato, di chiedere scusa ma in nessun momento di questo difficile cammino ha mai mollato di un centimetro, proprio come fa un vero e proprio papà.
Li ricordiamo sempre e li ricorderemo in eterno tutti quegli abbracci di vittoria dove il primo pensiero di ogni giocatore è sempre e solo rivolto a lui. Anche semplicemente per dire “Grazie”.
Grazie perché ci sei stato vicino e ci sarai sempre.
Nel mondo del calcio di oggi probabilmente fare un pensiero del genere risulta banale, ma poco mi importa perché la componente umana della nostra Samp sta uscendo sempre più fuori e le vittorie, i risultati che stiamo raggiungendo non senza sacrificio, sono proprio frutto di essa.
Quindi tutti uniti come non mai camminiamo insieme verso il nostro obiettivo, con sacrificio e dedizione, perché come diceva il grande poeta Alessandro Manzoni:
“Dalla meta mai non toglier gli occhi.”
PAOLO BARDETTA
FOTO DI ROBERTO MARTINELLI
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