“Ricostruire è solo per i coraggiosi”…ma Marassi non deve essere un alibi…

“Ricostruire è solo per i coraggiosi”…ma Marassi non deve essere un alibi…

- in Editoriali, Mondo Samp, News
Condividi questo articolo

“Distruggere è sempre stata la parte facile, costruire la parte difficile e ricostruire è solo per i coraggiosi.”

Una frase, questa che mi tormenta da ieri sera, cerco di capirne i contorni, le sfumature, cerco di paragonarne l’attendibilità con la realtà di quanto visto ieri sera tra le nostre mura.

3 sconfitte su 3 in quello che fino ad anni fa era il nostro fortino, la nostra armatura, la nostra “comfort zone”, e che adesso invece è diventato teatrino di spettacoli imbarazzanti nonostante più di 20.000 voci che non fanno altro che incitare dall’inizio alla fine.

Marassi non deve essere un alibi in negativo, non ci sto, ne io ne tutti i tifosi che ci stanno leggendo.

Marassi è e sarà sempre il dodicesimo uomo in campo, e se io giovane, giocassi in quella bolgia che mi incita dal primo all’ultimo minuto, non avrei paura, soggezione, timore, anzi trasformerei la mia adrenalina in forza nuova solo per non deludere chi mi sta guardando.

Marassi non deve essere un alibi in negativo, lo ripeto nuovamente, io non lo accetto perché, anni fa, tutti avrebbero avuto il timore di varcare quelle mura, adesso invece, nel paradosso più totale, siamo noi ad avere paura di noi stessi, siamo noi che sembriamo spaesati, timorosi, ragazzi alla prime armi, impacciati e poco reattivi.

Io capisco tutto, non ho fretta per carità, so da dove veniamo e so anche dove saremmo potuti finire lo scorso maggio.

Ho ringraziato la proprietà che ci ha salvato, e lo farò sempre ci mancherebbe, ma questo per me non deve diventare un alibi in positivo perché si cresce soprattutto con le critiche costruttive, si migliora solo se ci si confronta con intelligenza e no sparando semplicemente a zero.

I fischi di ieri sera ci stanno tutti, non lo metto in dubbio, non li ho condivisi alla seconda di campionato, però ieri è stata probabilmente, anzi direi sicuramente, una tra le partite più brutte degli ultimi dieci anni.

Io mi reputo una persona abbastanza intelligente, nella media diciamo :), per riconoscere limiti e virtù di un gruppo che ha affrontato, sta affrontando e affronterà mille difficoltà in questo lunghissimo campionato, e non sono ancora finite (domenica si va a Parma, “Che Dio ci aiuti”!).

Do fiducia a questo gruppo, ci mancherebbe, lo faccio per indole, per carattere, per quella che definisco “positività meridionale”, ma non sono uno stupido con i paraocchi, anzi sono realista e obiettivo e, quella che abbiamo visto ieri sera, è una situazione non preoccupante, ma di più.

Io non discuto le scelte di una società, i conti li farò alla fine, io mi limito a scrivere, nella serietà e correttezza assoluta, quello che è il mio, ma di tutti, malcontento da tifoso e addetto ai lavori.

Io non discuto le scelte su mister, giocatori, ds e tutto, posso avere una mia opinione, un mio parere, ma non è il mio mestiere. Ma tengo un profilo basso solo perché in modo intelligente non voglio salire come molti sul carro se domenica dovessimo fare risultato a Parma.

Preferisco restare coerente con il mio pensiero che è questo: “Cosi, ad oggi, 19 settembre, non andiamo da nessuna parte, quindi serve che tutti, mister i primis, si facciano un grosso esame di coscienza. Do fiducia alla squadra, perché in molte occasioni mi ha divertito. Ma trovo solo ridicolo dare la “colpa” di tutto a Marassi. Le colpe, se ci sono, vanno ricercate tra le radici.

Composizione negoziata? Ok. Piano di ristrutturazione? Ok. Salary Cup? Ok. Sono tutte voci di un puzzle che ho accettato. Ripeto, non discuto nulla, ci mancherebbe, non vorrei essermi trovato nei loro panni ad affrontare mille cavilli e mille esternazioni da parte dell’immortale innominato.

Ma mi pongo una domanda, Ternana a parte, dove tra l’l’altro abbiamo rischiato sul finale, abbiamo affrontato squadre composte non da giocatori altisonanti o chissà quali nomi ambiti dalla tifoseria. Abbiamo affrontato squadre con gli occhi di tigre, per dirla alla Rocky, 11 leoni che ci hanno mangiato soprattutto in termini di forza fisica, agonismo e voglia.

Cosa avevano più noi? Forse l’umiltà, la coesione di aver giocato in serie b per tanto tempo? Può essere. Sono le uniche riposte plausibili che mi do.

Noi non siamo ancora una squadra con la S maiuscola, e per questo ci vorrà del tempo, lo ammetto e ne sono consapevole, per questo so aspettare.

Ma quello che più mi infastidisce, ad oggi, è aver dato la colpa a Marassi, dunque a noi tifosi. Assolutamente NO.

Sarò ridondante e ripetitivo, ma non lo posso accettare, anzi non lo possiamo accettare.

Dobbiamo farci un esame di coscienza e ripartire cercando di scendere dagli altarini della presunzione. Dobbiamo essere, per dirla con una frase siciliana, “terra terra”, con umiltà e determinazione.

Mio nonno mi diceva sempre: “A collira da sira si iausa ppa matina”. (La collera della sera, si conserva per la mattina, per dire che è meglio far sbollire la rabbia con una notte di sonno).

Io la rabbia l’ho sbollita ma resto deluso. Siamo a settembre, quindi dobbiamo lottare con quello che abbiamo.

Con i se e con i ma siamo bravi tutti, ma la costruzione di questa squadra, che tutt’ora manca di un difensore, e una punta, non è stata diciamo impeccabile, con tutte le difficoltà che ci sono e ci saranno, mettici anche il poco tempo a disposizione, visto che sino al 20 ancora non era certa l’iscrizione al campionato(questo non dimentichiamolo).

Ma siculamente parlando: “Chista è a zita”, ovvero questa è la ragazza, la situazione in gergo.

Però se io da tifoso faccio un passo indietro e ti do tempo, tutti lo devono fare. Tutti devono prendersi le proprie responsabilità e imparare ad essere più umili.

Lavoriamo in silenzio per il nostro futuro.

Lavoriamo uniti per la nostra cara e amata Sampdoria.

Critichiamoci dove possibile ma solo se questo ci aiuta a crescere e rinascere, perché come diceva un grande scrittore: “Solo nei momenti di atroce disperazione, in cui si tocca il culmine della sofferenza, il nostro sforzo psicologico di trasformazione può diventare fortissimo. Prima di rinascere occorre, come si suol dire, “toccare il fondo”, perché proprio in questo modo si potranno aprire gli occhi, iniziare a capire, a lottare per rinascere.”

Paolo Bardetta

 

 

 

 

 

Condividi questo articolo

Facebook Comments

You may also like

Branco: “Abbiamo assistito a una direzione di gara decisamente al di sotto delle aspettative”

Al termone della partita di ieri contro il