Non è una favola di Fedro…ma è una favola…

Non è una favola di Fedro…ma è una favola…

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“Il concetto stesso di verità oggettiva sta scomparendo dal nostro mondo. Le bugie passeranno alla storia. Nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”.

Scriveva cosi George Orwell, uno dei maggiori autori di prosa in lingua inglese del XX Secolo, quando affrontava il tema della verità che lotta contro un mondo di inganni e sotterfugi.

Ma dal 1950 ad oggi…niente è cambiato…forse è peggiorato ancora di più.

Chi conosce il mio “usus scribendi” non resterà di fatto colpito dall’incipit del mio articolo, per chi invece non lo sapesse, amo sempre iniziare qualsiasi ragionamento con una frase d’effetto di stampo filosofico-culturale cosi da abituare le nostre menti a riflettere soffermandosi di più sulla veridicità o meno dei fatti, degli accadimenti.

Ecco perché oggi ringrazio la buon’anima di Orwell per avermi spronato a raccontarvi una storia che per alcuni potrà avere dell’assurdo o del grottesco, e per altri invece no.

Alla fine “De gustibus non dispuntandum est”, come diceva Giulio Cesare.

In un mondo in cui “il mondo stesso dei social” ha preso il sopravvento, è diventato praticamente impossibile stare dietro alle verità, perché ognuno può proclamarsi, da dietro una tastiera e senza metterci la faccia, “profeta assoluto di verità”, basta solo scrivere un post, pubblicare una foto e via il gioco è fatto.

Partono cosi innumerevoli commenti, tra like e non like, tra ban e non ban e poi il via alle esclamazioni negative e offensive a cui tutti si aggregano senza-coscienza proprio come i topi del Pifferaio Magico di Hamelin che però, ahimè, alla fine della storia furono trascinati via dalla corrente impetuosa e morirono affogati.

Appunto, non volendo fare la stessa fine, mi aggrappo alle parole di Aldo Moro che sosteneva che: “Quando si dice la verità non bisogna dolersi di averla detta. La verità è sempre illuminante. Ci aiuta ad essere coraggiosi.”

Ecco perché, c’erano una volta, o forse ci sono ancora, chi lo sa, un Veneto, un Arabo e un Pugliese.

E poi c’era lei, la ragazza del 46, per i più detta “la bella di Torriglia”, tutti la vogliono e nessuno se la piglia. Ma quando poi si è maritata, tutti avrebbero voluto averla in sposa, cosi dicono a Genova.

Beh questo sarebbe ed è l’epilogo felice che tutti noi tifosi Blucerchiati stiamo aspettando. Ma vivendo nel mondo Social Anarchico siamo in preda sempre a mille dubbi e poche certezze, dove un post su Facebook o una foto su Instagram è diventato un oracolo, una legge da seguire.

E pensare che ai tempi di mia nonna era il “cuttigghiu” della vicina la fonte più attendibile, ora invece lo è una piattaforma digitale.

Cavolo come sono cambiati i tempi. Ma andiamo alla storia:

La bella di Torriglia, da tempo ambita e desiderata, ma schiava e oppressa del Viperetta Romano  

finì un bel dì per essere corteggiata da un Arabo Sultano.

A Genova ci fu subito tanta incredulità, trambusto e immenso stupore:

Ma può mai uno sceicco comprare la nostra squadra del cuore?

Tra mille dubbi, innumerevoli incertezze, e mezze verità

L’Istrionico Pugliese, con veemenza ne garantiva l’accertabilità 

Lui nella storia fa solo da intermediario 

e ci teneva a precisarlo, “mai stato l’azionario”.

La bella però, sola non era ed aveva un garante

Il Veneto che doveva tutelarne l’integrità…da tempo barcollante

Anche lui scettico e mai fiducioso, con fermezza…

Aspettava un segnale dall’Arabo: “Sua Altezza”.

Tra conferenze, call, e infiniti inviti negoziali fatti a palazzo…

Alla fine era sempre il Pugliese a passare per pazzo…

Si proprio come il pazzo di Zarathustra…

Per il quale il popolo del tifò adottò la linea della frusta.

Lui ci metteva la faccia anche cadendo a volte nella trappola sociale

Mentre il Veneto fermo sulla sedia teneva un comportamento di difesa costituzionale

Ma come diceva Parmenide: “L’essere è…il non essere non è”

Non basta giustificarsi con comportamenti da clichè

Alla fine però tra mille impedimenti riuscì a strappare, pare, la bella esclusiva…

Con l’offerta vincolante non banale ma impegnativa…

Gli abitanti preoccupati e sempre più amareggiati…

Non sapevano a chi credere…ed erano anestetizzati…

Tra tifo, banali commenti e male dicerie…

Non si faceva altro che prolungare le già tante subìte agonie…

Chi se la prendeva con il Pugliese, chi persino l’Arabo sbeffeggiava…

Ma a nessuno il bene della bella interessava

Dopo date, promesse e possibili annunci…

Ci fù un silenzio assordante che profumava di rinunci…

Ma l’Arabo invece che pareva aver mollato…

Di colpo usci con un roseo comunicato…

Da li il Veneto però continuava a ribadire..

Che ci voleva il giusto compenso per assentire…

Tutto intorno non vi era altro che un trambusto…

Con gli scribi di paese che ad inveir provavan gusto..

Poi però l’ennesimo silenzio quasi assuefatto…

Ma in realtà l’Arabo e il Veneto avevano fatto un patto…

Adesso di questo patto qualcuno ne ha conoscenza…?

Tra menzogne, dicerie e poca coerenza?

Dulcis in fundo un viaggio programmato…

Che qualcuno continua a sostener non ci sia mai stato…

Ma se io mi alzo dal mio “stato” per volare in Qatar?

Non volo 8 ore per prendere un caffè al bar..

Una serata di gala al palazzo reale…

Non per sollazzo…e grazie al c….

Ma per unir l’occidentale al mondo orientale.

Questa storia ancor non si sa che epilogo avrà…

Ma a noi tifosi dalla verità, mai nessuno ci distoglierà..

Alla fine una morale sa da fare senza iperboli

I più forti vanno sempre tutelati dai più deboli.

 

Il senso di questa storia rimata va ricercato nel bene, rispetto e amore profondo che nutro e nutriamo nei confronti della nostra Cara e Amata Sampdoria.

Da tempo la nostra bella è oggetto di discussione, messa in mezzo a polemiche, frasi, fatti, denunce e potrei continuare all’infinito e del suo nome onorabile e onorato molto spesso qualcuno ne abusa per scopi che sono lontani dalla nostra redazione.

Il momento non è bello e lo sappiamo tutti, bisogna lottare sul campo e soprattutto fuori.

Alla fine noi come tifosi, noi come addetti ai lavori, non cerchiamo l’impossibile…ma solo la serenità e soprattutto la verità.

Non chiediamo niente di trascendentale o allegorico e pressappoco utopistico.

In questa storia tutti hanno delle colpe ma chi nella vita non le ha? Nessuno è perfetto. Ma lei, la nostra amata non ha nessuna colpa, anzi ha una grandissima fortuna: quella di essere amata a dismisura.

Perchè come diceva Seneca: “Il vero amore non smetterà mai di legare coloro che ha legato una volta” e nel nostro caso una volta è e sarà per sempre.

Spero di non avervi annoiato ma ci tenevo e ci tenevamo dir la verità tra le righe di questo testo.

E concludo ricordando il grande Gianni Minà che cosi diceva:

Bisogna viaggiare, muoversi, andare sul posto, vedere con i propri occhi”… prima di parlare, giudicare e colloquiare.

Paolo Bardetta

 

 

 

 

 

 

 

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