Melli: “Ricordo agrodolce dell’esperienza alla Samp, fui costretto ad andare al Milan. Analogie col fallimento del Parma? Credo che la situazione non sia così grave”

Melli: “Ricordo agrodolce dell’esperienza alla Samp, fui costretto ad andare al Milan. Analogie col fallimento del Parma? Credo che la situazione non sia così grave”

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Intervenuto nel corso della trasmissione Forever Samp su Telenord l’ex attaccante blucerchiato Alessandro Melli ha parlato della sua seppur breve esperienza in maglia blucherchiata e del difficile periodo in cui da team manager del Parma nel 2015 visse una esperienza in qualche modo simile a quella della Sampdoria attuale.

“Ho un ricordo agrodolce di quella esperienza a Genova; allora potevo permettermi di scegliere tra diverse offerte importanti e la Sampdoria era stata quella in cima alle mie preferenze, anche perché rivedevo un po’ nel Club blucerchiato il mio Parma e cioè una società media ma con grandi ambizioni e una straordinaria tifoseria, una piazza dove lavorare senza pressioni e soprattutto mi affascinava l’idea di giocare al fianco di un fuoriclasse come Roberto Mancini. Poi in realtà non trovai quell’ambiente idilliaco che avevo immaginato perché all’epoca vi erano dei problemi all’interno della società e anche con l’allenatore e dopo pochi mesi fui costretto mio malgrado a trasferirmi al Milan nell’ambito dello scambio con Gullit anche se la mia volontà era quella di rimanere.”

Sul parallelo con la crisi societaria del Parma nel 2015: “Sono momenti molto difficili che non auguro a nessuno nei quali alla fine non parli mai di calcio ma di tutt’altro e questo toglie forze, energie e anche il piacere a tutti, dai giocatori alle persone che lavorano per il Club.  In queste circostanze serve uno spirito di gruppo e una unità di intenti  straordinari che nel nostro caso non ci fu in tutte le componenti e alla fine fallimmo ripartendo dalla Serie D. Nonostante quello finimmo il campionato togliendoci anche delle soddisfazioni come la vittoria sulla Juventus che poi vinse lo scudetto ma non c’erano comunque i presupposti per una salvezza sul campo anche perché ormai non percepivamo più neppure gli stipendi e portammo a termine la stagione solo grazie all’intervento economico da parte della Lega. Credo che la situazione odierna della Sampdoria fortunatamente non sia così grave e anzi mi auguro possa risolversi con un nuovo progetto anche eventualmente ripartendo dalla Serie B perché nutro ancora simpatia per questi colori. Comunque non è affatto vero che in questi casi la squadra resta impermeabile a quello che succede, quando si dice che ci si isola in una bolla sono frasi fatte che si devono dire  perché in realtà i giocatori sentono tutto, si informano e non possono essere sereni. Ricordo che noi all’epoca facemmo decine e decine di riunioni per auto convincerci ad andare avanti per la città, per la maglia, per l’orgoglio ma poi alla fine non ce la fai e tutto ti crolla addosso come un macigno. In ogni caso paradossalmente la stagione in Serie D a Parma viene ricordata come una delle più belle e divertenti. Portavamo diecimila tifosi in trasferta su campi poco più che parrocchiali e l’unità tra i parmigiani e la squadra era ancora più saldo rispetto a prima.”

Infine sul caso Sabiri: “Il calcio oggi è molto cambiato rispetto ai tempi in cui giocavo io. Sicuramente non mi è mai capitato, né a me né ai miei compagni, di tenere un atteggiamento supponente o di avere la testa altrove quando scendevo in campo perché anche io ero un professionista e i soldi sono importanti ma prima di tutto deve esserci il rispetto e l’amore per questo sport e per la maglia che indossi.”

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