Stankovic, ha fatto il punto sulla situazione in vista dell’Inter a La Gazzetta dello Sport: “Lo ripeto spesso ai ragazzi. “Cogliete il momento”, perché la carriera è troppo breve e va goduta sino in fondo. E se lo dico io che ora sono dall’altra parte, devono credermi”.
Scelta Samp? “Pentito, io? Sono fiero di essere qui. Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. Sarebbe bastato un attimo: “Non ce la faccio, vado via”. Invece il buon marinaio non si vede con il mare piatto, ma quando è in tempesta. Le dirò di più. Sarei venuto qui anche se la Sampdoria fosse stata in una situazione peggiore. Mai avrei potuto dire di no. Lottare ti fortifica, e ogni giorno vado sempre più fiero dei miei ragazzi. Il mio primo giorno qui dissi alla squadra: “La maggior parte delle volte mi servirà l’uomo, prima che il giocatore. Ecco, posso garantire che qui ho degli uomini”.
Errori: “Si accetta la sconfitta, si accetta il pareggio al 99’ (a Monza, n.d.r.). Penso a quella partita di Empoli, quando ci è stato annullato un gol re-go-la-re, su un assist di Audero e tutta la squadra ha attraversato il campo per festeggiare. Lì mi hanno ucciso emotivamente. Quel punto non mi avrebbe fatto retrocedere o salvare, ma il suo valore a livello mentale sarebbe stato grande, una botta di adrenalina preziosa”.
Jesé: “Spero di utilizzarlo presto, ha assaggiato il calcio europeo ad altissimi livelli, ben vengano i campioni che possono fare la differenza. Non voglio sottolineare se in quel reparto avevamo o no problemi. Dobbiamo trovare le risposte a tutte le domande. Il mio obiettivo è portare ogni partita i ragazzi a dare il meglio sul piano fisico, mentale e tattico”.
Sinisa: “Talvolta mi faccio le domande e immagino le risposte che mi avrebbe dato Sinisa, con i venticinque anni di fratellanza ed amicizia che ci univano. Sinisa era un uomo vero, senza virgole. Si andava dritti al punto. Ho raccontato a Sakic un aneddoto: prima della gara con il Sassuolo dovevo inquadrare bene la squadra. Nenad mi dice: “Hai deciso?”. Io mi sono posto le domande pensando a cosa mi avrebbe risposto Sinisa. “Non rompere, metti i giocatori nelle posizioni giuste e stop”.
Ripensamenti? “Si può legare al calcio o alla vita. Lei immagini se non fossi venuto alla Samp. Per nessuna ragione al mondo mi sarei perso questo straordinario percorso umano e di sport. Qui ho conosciuto persone spettacolari, e comunque non mi pento delle mie decisioni, giuste e sbagliate. Anche nelle sconfitte, se non impari hai perso due volte, come diceva Vialli”.
Futuro: “La classifica dice dove siamo. Possiamo analizzare il gol annullato contro Empoli, il pari del Monza al 99’, l’episodio di Udine… Sono 3-4 punti in più che avremmo meritato, ma non facciamo calcoli. Ogni gara sarà come l’ultima. Ora stiamo di sicuro dando il massimo. Due settimane insieme a lavorare, isolati da tutto, abbiamo fatto il salto di qualità. Là siamo diventati una squadra”.
Societa? “Le faccio io una domanda. Secondo lei posso fare qualcosa sotto questo aspetto? Risposta: penso di no. Perché incazzarsi, dunque? Il mio compito è proteggere il più possibile i ragazzi dal mondo esterno. Immagini un teatro: i ragazzi sono in prima fila seduti in platea, dove prima stavo anche io. Ma ora sono dietro le quinte e so che fra poco lo sfondo cambierà. Dunque, alla squadra dico di non arrabbiarsi e di non perdere tempo. Quando ero alla Lazio sono passato dal piano Baraldi, una fase di transizione, ma poi la situazione si è sistemata e la Lazio è ripartita”.
Calcio: “Quando ho smesso mi è venuto a mancare lo spogliatoio. La corsa, no: ne ho fatta così tanta… ma è la quotidianità di un mondo che ha purtroppo una data di scadenza a venir meno. Ai ragazzi dico: vivete per non dovervi pentire di nulla, la carriera è breve. Con loro scherzo facendo il mio esempio. Sono diventato padre a ventidue anni. E quanto sia passata veloce la carriera me lo hanno fatto capire i figli, quando sono passati da “ciao papino”, a “ciao pa’, com’è?”. Lì ho compreso che erano grandi e la carriera era volata. Sinisa ed io siamo cresciuti in realtà diverse. Io rispetto troppo la vita per incazzarmi e mollare perché non fatto un gol, o l’ho preso. Soffro come un cane, sì, ma mi passa e mi dà l’energia per ripartire. Le dico questo: a Monza, negli ultimi dieci minuti, mi sono seduto in panchina per godermi la squadra. E mi sono detto: “Comunque vada a finire, ho già vinto”.
Calendario: “Se mi facesse una domanda da un milione di euro, non saprei dirle il calendario dopo Inter, Bologna e Lazio. Mi fermo alle prossime due partite. Stavolta arrivo a tre con la Lazio, e solo perché a Roma dovrò andare a portare un ricordino da mio “fratello” (Mihajlovic, n.d.r.)”.
Facebook Comments