Manolo Gabbiadini ai taccuini dell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport ha affrontato diversi argomenti, a partire dalla salvezza.
La salvezza è ardua, ma non un miraggio.
“Confermo. Parliamoci chiaro. Se siamo in questa situazione, lo si deve a una serie di fattori e non certo
a un episodio. Le responsabilità sono di tutti, ora svoltiamo. Lasciando fuori il discorso societario: non deve diventare un alibi”.
Riconoscerà che uno dei numeri più allarmanti è la crisi dell’attacco: sei gol segnati in15partite. La
difficoltà a ritrovare la migliore condizione dopo l’intervento di febbraio si sono fatte sentire.
“Non è stato solo un problema offensivo. Personalmente, sapevo da chi aveva avuto il mio stesso infortunio (lesione al crociato del ginocchio, n.d.r.) che sarebbe servito tempo per rimettersi al meglio.
Questo stop della A è stato perfetto”.
È mancato l’effetto-Ferraris: 2 pari in 8 gare.
“Marassi torni ad essere il nostro fortino. Ma anche qui, sta a noi accenderlo”.
Ritroverete Sabiri dopo il suo super Mondiale.
“La sua qualità può aiutarci a fare il salto di qualità che stiamo aspettando”.
Conquistare la salvezza quest’anno ha davvero il sapore di un’impresa un po’folle. Paradossalmente può darvi una spinta in più?
“Assolutamente sì. Quello che è riuscita a fare la Salernitana l’anno scorso deve ricordarci che nulla è
impossibile, ci restano 23 partite da giocare al massimo. Dimostriamolo. Subito”.
In Turchia avete lavorato sul 3-4-1-2.
“Ma i moduli sono relativi, ci sono momenti nei quali è difficile capire come uno sta giocando. Conta
l’atteggiamento. Stankovic è stato chiaro”.
Si è spento un amico della Samp come Mihajlovic, suo allenatore proprio qui a Genova.
“Poco più di un anno, ma indimenticabile. Un grande uomo, Sinisa. Ricordo in ritiro a Bardonecchia le memorabili partite a basket coni suoi figli”.
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