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Stankovic: “C’è uno spirito nuovo. Caputo ormai pensa al mercato”

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Stankovic attraverso l’edizione odierna de Il Secolo XIX ha fatto il punto della situazione partendo dal ritiro concluso: “È arrivato in un momento non positivo per noi. Ci serviva un break per riposare e mettere energia fresca, fisica e mentale. È andato tutto liscio. I calciatori hanno lavorato sodo. Sono stati onesti, verso se stessi. Poi anche verso di me e il mio staff. Hanno tenuto un comportamento da veri professionisti. Abbiamo lavorato duro, c’è stato solo qualche affaticamento. Nellultima amichevole con i kazaki non volevo rischiare e ho risparmiato Vieira, Gabbiadini… Caputo ormai pensa al mercato, lo sappiamo, non abbiamo niente da nascondere. Ora ci aspetta un’altra settimana di allenamenti a Bogliasco per preparare una vera battaglia fino alla fine”.

Spirito nuovo? 

“C’è. E dobbiamo tenerlo fino alla fine del campionato. Ci saranno vittorie, pareggi e sconfitte. Come la vedo io quando vinceremo non dovremo credere di essere fortissimi, quando perderemo che è finito il mondo.
Quanto più vicina sarà la linea tra la vittoria e la sconfitta e meglio staremo. Non c’è tempo di analizzare, fare tabelle. Dobbiamo essere pronti, avere certezze. Qualcuno in questo ritiro doveva dare delle risposte, non solo a me, ma soprattutto a se stesso. Se è pronto a resistere, a combattere con la pressione, con l’importanza del club e i suoi obiettivi. Se non ce la fa, lo dica. Io apprezzo ogni risposta, ma non chi cerca scuse”.

Cambiato idea su qualche giocatore?

“Sì. Certo ci sono anche quelli, non tanti, dai quali mi aspettavo di più anche in questo ritiro, una crescita che non c’è stata. Io non giudico, magari questo è il loro massimo o c’è qualche limite. E ho anche più esperienza. Non ripeterei certe parole dette dopo Torino e Lecce. Sono stato frainteso. A volte è meglio stare zitti e passare
per idioti. Non voglio mancare di rispetto a nessuno, soprattutto ai nostri tifosi. Vorrei trovare le parole giuste per non irritare nessuno e in questo momento di parole non ce ne sono. Abbiamo meritato fischi e critiche, ma abbiamo messo un punto sul passato. Adesso inizia un
nuovo mini-campionato per noi, con una preparazione fatta bene in Turchia. Io darò una mano a tutti, ma le conferme le aspetto sul campo”.

La famosa lista dei dieci?

“Io devo parlare con la società di queste cose, non con mia moglie. Quella lista non era una black list. Ma comprendeva chi aveva mercato, chi voleva andare via, chi non rientrava nei piani della società o dell’allenatore. La colpa è di chi l’ha fatta trapelare e so chi è. E poi comunque le opinioni cambiano, se la dovessi rifare oggi sarebbe molto diversa da quella”.

Sul mercato si aspetta qualcosa?

“Si pur consapevole della situazione societaria. Che ho accettato da subito. Di sicuro qualcuno arriverà anche in base a come vogliamo
giocare. Quanti saranno uno, due o tre… non lo so. So che non possiamo comprare nessuno, ma solo degli scambi. Stiamo provando a fare
un podi nomi. Il ds Mattia Baldini lo vedo molto motivato, sono felice di lavorare con lui. Insieme proveremo a non sbagliare e a prendere soprattutto uomini che rispondano alle esigenze di questo momento della Samp. Non facile, da veri duri. Bisogna superare quel blocco mentale che abbiamo. Ne abbiamo parlato in Turchia, ci siamo confrontati, scontrati, abbracciati. Siamo sulla buona strada”.

Novità tattiche?

“Quando sono arrivato mi sono trovato in un frullatore. Ma sono il primo a non cercare le scuse, mi assumo le mie colpe e mi prendo anche quelle di altri. In Turchia ho avuto il tempo necessario per lavorare. Tatticamente ho lavorato in base ai calciatori che ho, cercando di mettere ognuno nella migliore posizione, senza inventarmi niente e fargli perdere certezze. Un paio di adattamenti ci possono stare ma non di
più.”

Critiche sui cambi di formazione.

“Non abbiamo le qualità  perché siano gli altri ad adattarsi a noi. E siamo stati anche un po sfortunati in alcuni episodi. Ho sbagliato a caricare in quel modo, troppo, la partita con il Lecce. Sono andato oltre e mi dispiace. Mi assumo le colpe. Pensavo di suscitare una reazione che ci avrebbe aiutato a vincere
la partita e a andare in ritiro con una vittoria che avrebbe cambiato inconsciamente qualcosa. Adrenalina, felicità  ti facevano girare il 20% in
più. L’ho vissuto sulla mia pelle. È stata una lezione bella tosta, ora sceglierò meglio
il modo con cui caricare i miei calciatori. Le risposte ce le darà il campo. Immagino
come se fossimo tutti sotto un enorme macigno. La pressione la dobbiamo dividere tra tutti. Se iniziano a mollare uno o due, si fa più fatica. Se iniziano 4 o 5… peggio. Di più la pressione ci schiaccia. Le difficoltà ci sono, ma non sono arrivate ieri. Credo nei ragazzi, nel lavoro. E sono
critico con me stesso. Tutte le mattine e le sere mi faccio le stesso domande, sono all’altezza o no? Ne parlo coi miei collaboratori, con i miei
famigliari. Prima di chiedere risposte ai miei calciatori devo darle a me stesso. Siamo tutti in discussione”.

Cosa dice al tifoso?

“Che lotterò. Ho capito che il tifoso chiede questo, il 100%. Giustamente sono stufi di perdere, ma forse nell’ultimo periodo non siamo stati tutti allaltezza di questa maglia. Abbiamo il dovere di difendere orgoglio, dignità, società’, maglia, storia, tifosi, il tuo compagno. Si
può perdere ma c’è modo e modo. Dobbiamo sapere soffrire di più, non mollare alla
prima difficoltà. In questo ritiro ho visto qualcosa di diverso. Il primo tempo di Adana è stato il modello, tutti a soffrire nel bunker quando siamo
attaccati e poi a divertirci quando la palla gira. Cercheremo di trovare lequilibrio delle due fasi”.

Sulla società?

“Senza entrare nel merito, mi auguro che si sistemi il prima possibile, per il tifoso che sta tremando un pochino, per la squadra, perché è una catena che ci da tranquillità. Ecco, è l’augurio che faccio per questo Natale”.

Un pensiero per Sinisa.

“La morte di Sinisa mi ha tolto tutte la parole. Sento dentro un immenso vuoto che non ho mai conosciuto prima. Sono ancora giovane e per fortuna ho ancora tutti i miei cari. Tutto quello che avevo è andato via con lui. Mi rimane la memoria e il grande orgoglio di avere fatto parte della sua vita. Abbiamo visto tutti chi è stato Sinisa Mihalovic”.

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Paolo Bardetta

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