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Colley: “Alla Samp sto benissimo, a Genova sto benissimo. Non mi muovo”

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Omar Colley ai taccuini dell’edizione odierna de Il Secolo XIX, ha affrontato diversi argomenti a partire dall’essere stato il miglior in campo per Marco Giampaolo: “Davvero Giampaolo ha detto che contro la Juventus ho giocato la mia migliore partita con la Sampdoria?

Omar Colley fa la faccia stupita, beve un sorso dacqua. Si prende una pausa.

E poi continua:

Di solito non vado su Internet a leggere interviste e dichiarazioni e non guardo molto la televisione, sono un disinformato sotto questo profilo. O me le dicono direttamente le cose o potrei anche non venirle mai a sapere. Certo che mi fa piacere“.

Ne è convinto anche lei?
“Non saprei. Penso che il livello dellavversario abbia un suo peso nella formulazione dei giudizi. Abbiamo giocato con la Juventus, un top club, e
abbiamo fermato i vari Vlahovic, Cuadrado, Kostic… però penso di avere fatto anche altre belle partite. Ad esempio il mio primo anno di Sampdoria, con Giampaolo allenatore, le vittorie al Ferraris con Milan e Genoa. Ma anche con il Lecce, con Ranieri, o l’Udinese”.

Si puó dire che in questo momento lei è uno dei blucerchiati più in forma?
“Ho tanta esperienza in più. Comprendo sempre meglio il nostro gioco. Mi sento pi˘ sicuro. Ho la pretesa di dare sempre il cento per cento, in allenamento come in partita. E mi sembra di riuscirci. Il resto… lo lascio giudicare gli altri. Sento il peso delle responsabilità e sono pronto a farmene carico”.

In che modo?
“Mettendomi a disposizione dei miei compagni, specialmente di quelli più giovani o degli stranieri appena arrivati. Io cerco di essere un buon
esempio. Posso offrire la mia esperienza, la mia testa quadrata da difensore. Questo è il mio quinto anno nella Samp ed è cambiata la percezione che ne ho. Prima era la mia squadra, adesso è diventata la mia famiglia. Prima andavo a Bogliasco ad allenarmi con i miei compagni, adesso con i miei fratelli. E questo vorrei essere, un fratello maggiore”.

Lei è andato via presto dal Gambia e prima di arrivare alla Samp è passato per i campionati finlandese, svedese e belga. Ha avuto anche lei un fratello maggiore?

“Ricordo Thomas Buffel nel Genk, in Belgio. Aveva carisma, era un punto di riferimento. Mi ha aiutato parecchio in quel periodo”.

E a proposito di fratelli, la linea Bereszynski-Ferrari-Colley-Augello è diventata una grande compagnia…

“Giocare insieme sempre di piu ci aiuta a conoscerci sempre di più. A migliorare l’affiatamento, i sincronismi. Quando mandiamo un giocatore avversario in fuorigioco, mi da un grande piacere. Perché vuol dire che abbiamo lavorato bene, che abbiamo messo in pratica gli allenamenti.”

Lunedì scorso si è accorto che Vlahovic era in fuorigioco sul gol di Rabiot?

“Io si subito. Però ho visto che il guardalinee indicava il centrocampo, allora mi sono detto che forse un compagno alle mie spalle lo aveva tenuto in gioco. Meno male che il Var ha segnalato la posizione irregolare. A differenza di quanto è successo sul gol annullato a Caputo contro l’Atalanta.”

Il 24 ottobre farà 30 anni al top della sua carriera?

“Solitamente i 30 vengono considerati così per un calciatore, sei al massimo. Io da un lato mi sento bene, dall’altro ritengo di avere ancora tantissimo da migliorare. Ho sete di imparare, sotto ogni aspetto, tecnico, tattico. So che ogni
dettaglio, anche il più piccolo, può diventare fondamentale. Anche in allenamento. Per vincere una partita, per anticipare un attaccante… Mi guardo le registrazioni delle mie gare per cercare di capire dove ho sbagliato. O dove no.”

Dove sente di potere migliorare?

“In tanti aspetti. Ad esempio in fase di attacco. Mi piacerebbe segnare qualche gol in più ci sto lavorando.”.

Finora con la Samp due reti, con Ranieri…

“Lui mi diceva: vai in area e fai quello che vuoi.”

Giampaolo?

“No. Anzi, mi ricorda sempre che sono un difensore, quindi prima devo pensare a difendere“.

A proposito con la Samp una sola espulsione in quattro anni, con il Parma per somma di ammonizioni.

“Ingiusta. Non me la meritavo. Ma tutti sbagliamo. Quando ho iniziato a giocare in Gambia ero irruento, palla o gamba. Poi sono cambiato. Sono diventato più cattivo, non mi va di perdere un duello o un contrasto. Ma un cattivo buono. Corretto. Non ritengo di essere stupido nei miei interventi. Non ho mai fatto un fallo rischiando di fare del male”.

Con la prestazione contro la Juve si è fatto conoscere in tutta Italia.

“Mi sono informato sulla storia della Sampdoria. So che ha una grande tradizione, che ha vinto tanto… però penso anche che oggi giocare in una società della fascia della Sampdoria condizioni molto i giudizi. Se Koulibaly, faccio un esempio, avesse giocato nella Samp, avrebbe ricevuto meno attenzioni. Mi riferisco anche alle valutazioni di mercato. Se è vero che Bremer Ë stato ceduto per 40 milioni e più alla Juventus, io quanto posso valere? Su transfermarket sito riferimento per molti, sono fermo da mesi a 5. Più o meno”.

Lei è ambizioso?

“Si come tutti. Prego per me, perché la mia carriera sia sempre piu grande. Per la mia famiglia”.

La Premier è un obiettivo?

“Si mi piacerebbe un giorno giocare li. Due anni fa potevo andarci (al Fulham) ma non avevo i documenti per il permesso di lavoro. Ora che ho il passaporto inglese, non mi ha cercato nessuno… Se in futuro avrò questa possibilità, o avere la chiamata di un top club europeo, bene, altrimenti sono strafelice qui e giocherò per i prossimi dieci anni nella Samp. Con grande orgoglio”.

In Italia ha avuto diverse richieste. Vero che Pecini che lo aveva portato alla Samp la voleva allo Spezia?

“Voglio bene a Pecini. È stato importante per la mia carriera. Ma alla Samp sto benissimo, a Genova sto benissimo, i tifosi sono eccezionali. Mi sento a casa. Mi hanno cercato anche altre squadre, come Bologna, Verona, Torino… non mi muovo”.

Magari un gol lo segna domenica a Salerno.

“Magari… Penso che questa Samp sia più forte dell’ultima. Partire dal ritiro con l’allenatore è un vantaggio. Il pari con la Juve ha portato morale e fiducia. A Salerno bisogna confermarci. Ogni gara dobbiamo alzare il livello, dimostrare qualcosa in più “.

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Paolo Bardetta

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