Djuricic: “La prima volta non è andata come volevo, stavolta sarà diverso”

Djuricic: “La prima volta non è andata come volevo, stavolta sarà diverso”

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Il nuovo acquisto della Samp Djuricic, ai taccuini dell’edizione odierna de Il Secolo XIX, ha cosi commentato il suo ritorno in Blucerchiato: “La prima volta non è andata come volevo, stavolta sarà diverso”.

Al Sassuolo è esploso ma nell’ultimo anno è stato fermo a lungo: ora come sta?

“Non mi era mai capitato di avere una stagione così strano. Ero partito molto bene in campionato, con la Serbia avevo fatto 2-3 gare strepitose, tutto era perfetto. Poi mi sono infortunato contro il Venezia, pareva che non fosse nulla di complicato ma ci ho messo 4 mesi per tornare. Pensavano fosse un problema muscolare, invece era il tendine, sono stati fatti tanti errori ma a un certo punto ho messo una riga e ho detto: Ora si guarda avanti. Già in primavera ero al 100%, non ho giocato tanto perché con il Sassuolo eravamo sul punto di separarci. Lì sono stato bene ma non vedevo spazi per migliorare dopo due ottavi posti e il record di punti. Mi serviva nuova energia”.

Che ha trovato nella Samp. Qualche contatto c’era stato già l’anno scorso…

“Si, poi quest’estate ero in scadenza e ho parlato con varie squadre. Mi ero detto: Entro l’1 agosto decido, c’è il Mondiale. Quando mi ha chiamato Romei e abbiamo parlato la prima volta abbiamo trovato l’accordo in 20 minuti. Ho subito pensato: Questo è quello che mi serve, che voglio”.

Lo stimolo è far vedere chi è il vero Djuricic, anche qui?

“Si, proprio quello. Con Giampaolo la prima volta non avevo il rapporto che volevo e così nessuno degli altri club interessati credeva che sarei venuto alla Samp. Ma col mister ci siamo parlati, la prima volta non è andata come volevo ma ho tanta voglia di dimostrare. E poi conosco la città, lo stadio, tante persone in società. E Genova mi piace tanto”.

Giampaolo aveva parlato bene di lei a De Zerbi anni fa, lei era un suo rimpianto: cosa le ha detto il mister? ´

“Si, è vero, diede un opinione positiva a De Zerbi. Siamo adulti, abbiamo parlato normalmente, sono cresciuto, non sono lo stesso di 5 anni fa e qui non ci sono le stesse situazioni, quando c’erano Muriel, Schick, Zapata, Bruno Fernandes e tanti altri e per me, alla prima volta in Italia, non era facile trovare spazi. Sono un ragazzo tranquillo, non penso a cosa è stato prima. E il calcio di Giampaolo mi piace e mi piaceva anche allora”.

Ricorda cosa le diceva per spronarla?

“Che arrivavo a 30 e mi mancava sempre uno per fare 31.”

Ora ha 30 anni e il 30 gennaio ne fa 31…

“(ride) Ë vero…spero di fare 31 anche in campo.”

In che ruolo?

“Vedremo, con il 4-1-4-1 ho già giocato da ala sinistra a Sassuolo, non ho problemi, l’importante è che so giocare a calcio. Con la Serbia ho fatto anche lesterno destro nel 3-4-1-2. Il mister mi chiede di creare superiorità numerica dove non si trova, di inventare quando è tutto chiuso e questo mi piace”.

Pronto per sabato?

“Per carattere dico si anche se non posso neanche camminare (ride). Comunque ho finito tardi con la nazionale, il 20 giugno e da solo ho lavorato bene. C’è un po di stanchezza ma è normale nel percorso per arrivare al top della forma”.

Cosa le ha lasciato De Zerbi?

“Più consapevolezza del mio valore, con lui avevo una relazione più da amico, diceva che sono suo figlio”.

Per la Samp il suo Sassuolo può essere un modello anche nel gioco?

“Dobbiamo essere realisti, non credo che possiamo giocare subito per l’Europa ma l’ultimo anno non è stato da Sampdoria e possiamo fare meglio, per poi tornare pian piano in alto. E se giochiamo come con il Sassuolo, con i tifosi che ci sono qui non ci sono limiti”.

I tifosi della Samp le hanno sempre voluto bene.

“Ne parlavo con mia moglie, è uno dei motivi per cui sono tornato, mi sentivo apprezzato anche se giocavo poco. Sentivo unenergia positiva, a loro non mando messaggi, voglio dimostrare sul campo di poter dare qualcosa in più”.

Perchè ha preso il 7?

“Era tra quelli liberi e l’ha scelto Konstantin, il mio secondo figlio che va matto per il calcio. Questione di famiglia, anche mio padre giocava. In realtà i giocatori col 7 non mi piacevano tanto, spero di piacermi e piacere io. Ma ormai è come in Nba, i numeri contano meno2.

Ritrova Caputo.

“Un’altra ragione in più per venire. Ho un ottimo feeling con lui, divertente. Iniziamo già a cercarci in campo per riprodurre i piccoli giochini che facevamo al Sassuolo”.

Con i suoi dribbling può guadagnare punizioni per Sabiri.

“Ho visto come le tira e ho detto Ok, non c’è bisogno che mi alleno sui piazzati, ci pensa lui. In squadra ci siamo parlati, con la Reggina non ci siamo espressi al livello giusto ma siamo forti, Villar aggiunge qualità, possiamo fare molto bene.”

Ha raccontato che vuole giocare a lungo: qui trova un esempio come Quagliarella.

“Per farlo devi essere mentalmente forte. Al giorno d’oggi ci si allena sempre meglio, penso a Vlahovic, in futuro si andrà anche oltre i 40. Il lavoro ti ripaga ma ho imparato che non bisogna strafare. A Fabio ho detto: Con gli attaccanti di oggi in A, giochi fino a 45 anni. E lui, ridendo: si, ma il problema è chi mi passa la palla. Proveremo a servirlo al meglio: è un onore giocare con lui. Porterò presto mio figlio qui a fare una foto con lui e Ciccio.

Il ct della Serbia Stojkovic le da grande fiducia.

“Parliamo del miglior giocatore ex Jugoslavia, forse con Savicevic. Conosce il calcio, mi chiama sempre, mi fa sentire importante. La Serbia è forte, il Mondiale un sogno. L’altro è giocare nelle coppe, magari un giorno con la Samp.”

Ha sempre seguito i numeri 10: chi le piace ora?

“Il mio amico Tadic, Odegaard e Luis Alberto. Il calcio è cambiato, i 10 sono di meno.”

Sempre senza tatuaggi?

“Si, dalle mie parti sono meno diffusi, anche Vlahovic non li ha. E non mi attirano”.

Potrebbe farsi biondo come Caputo.

No (ride). L’aveva già fatto al Sassuolo, almeno in area lo noto subito, ma qui ci sono pure Rincon e Leris…non lo farei mai, ma sono bravi ragazzi”.

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