Samp-Milan, l’editoriale

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Sampdoria-Milan ha segnato l’inizio della stagione dei blucerchiati in quello che sarà un campionato di ripartenza per il torneo dei campioni d’Europa. Certo però la Samp non è arrivata nel migliore dei modi alla sfida contro i più rodati rossoneri di Pioli.

Poche scelte per D’Aversa, specie davanti dopo le partenze di Keita, Ramirez, Jankto, Bonazzoli e la non disponibilità di Torregrossa e Caprari. Un’emergenza che ha privato il neo tecnico della possibilità di cambiare assetto e giocarsela fino alla fine. Il KO è amaro per il gol episodico subito a causa di una doppia disattenzione di Augello,  spinto da Calabria, e Audero, ma il Doria ha mostrato impegno e voglia di giocarsela fino alla fine. Peccato per Gabbiadini, il migliore con Thorsby, autore di una pregevole punizione sbattuta sulla traversa e uscito per un brutto infortunio. Speriamo che non sia peggio di quello che sembra. Tratteniamo il fiato e aspettiamo la risonanza.

Questo KO però è figlio anche del NON mercato fatto finora. Ferrero è quello che ad oggi ha fatto meno di tutti. Faggiano arrivato da un mese ha preso solo lo svincolato De Luca. A 7 giorni dalla fine della sessione estiva urgono innesti e non più cessioni anche perché D’Aversa, ottimisticamente, si è spinto a dichiarare di voler fare meglio dei 52 punti di Ranieri della scorsa stagione, ma senza una rosa profonda la missione diventa difficile. Speriamo che il neo ds abituato a tirare fuori dal cilindro colpi a sorpresa raggiunga in extremis gli obiettivi.

Capitolo finale sulla questione tifosi. Fa male vedere nemmeno 5.000 spettatori al Luigi Ferraris dopo 18 mesi di silenzio, se si eccettano i 1.000 di Samp Lazio di 10 mesi fa. La Sud ha riaperto e nella parte inferiore contava su un migliaio di presenze mentre sopra non più di 100. Non discutiamo e rispettiamo le scelte di chi è entrato e di chi, soffrendo, ha rinunciato ad andare a malincuore. Una domanda però ce la dobbiamo porre. Si dice da più di un anno che bisogna convivere con la pandemia e a determinate condizioni tornare alla vita di tutti i giorni, anche andando allo stadio. Vogliamo provare a farlo o continuare a vivere male nella situazione attuale privandoci anche del supportare la squadra che amiamo? O vogliamo aspettare che la pandemia, finisca, semmai finirà? Allo stato attuale pensare che non ci saranno restrizioni per la stagione in corso; che vedendo gli altri stadi non sembrano applicate se non per la capienza; è utopia e dare alle altre squadre il vantaggio di giocare “in casa” a Genova rischia di essere un autogol. O forse no… battagliando, coerentemente, per i propri ideali anteponendoli a tutto. Questo ha fatto chi non è entrato, ma dimostrando di essere una mosca bianca nel mare delle tifoserie italiane che invece sono entrate. Così questo sacrificio, squisitamente e solamente blucerchiato, da solo risulterebbe vano. Ai posteri l’ardua sentenza.

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