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Audero: “C’è la giusta mentalità, ma la nostra identità è ancora da definire”

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In un’intervista rilasciata ai taccuini dell’edizione odierna de “La Gazzetta dello Sport”, Audero ha affrontato diversi argomenti, dal suo momento sino a questo inizio di stagione per la Samp.

“Più stai insieme ai tuoi compagni, più cresce l’intesa e meglio ti conosci. Con Ranieri lavoriamo dall’ottobre di un anno fa, ma nel
post lockdown, giocando ogni tre giorni siamo migliorati tanto salvandoci con quattro turni
di anticipo. E quest’anno, tolte le prime due gare, abbiamo fatto molto bene, perché abbiamo ben compreso le intenzioni del mister. C’è la giusta mentalità, ma la nostra identità è ancora da definire. Mi trovo bene nella programmazione della settimana, e pure da parte mia c’era in un certo senso voglia di riscatto.”

Sugli obiettivi Samp e sulla salvezza: “Il giusto compromesso fra questi due elementi ti porta a lavorare nel miglior modo possibile. Vincere aiuta a vincere, e così crescono fiducia e determinazione”.

Sui tifosi: “Mancano i tifosi per l’adrenalina che ti fanno, ma allo stesso tempo in questo modo in una squadra magari ancora in fase di definizione si sentono bene le voci del mister e dei compagni. Così, puoi darti una mano l’uno
con l’altro”.

Il suo essere giocatore di costruzione: “Lì avevo cercato di mettere palla oltre la linea dei difensori. In senso assoluto, forse questa definizione era più corretta quando avevamo Giampaolo. Dipende dalle situazioni: club come Sassuolo e Manchester City usano tanto il portiere in questo senso come giocatore di movimento, altri tecnici ne fanno un uso più moderato.”

Sulla Nazionale: “Normale che la Nazionale sia
un obiettivo che uno si pone, partendo però dal buon lavoro fatto con il club. Ma non è
un’ossessione: semmai, un punto importante nella carriera di un giocatore e, vista la
mia età e il mio passato con l’Under 21, c’è la voglia di conquistarla. Ogni anno è stato importante nella mia carriera, ma se devo sceglierne uno, paradossalmente penso a
quello in cui avevo giocato meno, ed ero terzo portiere nella Juventus. Fu molto importante e formativo. Mi allenavo in un gruppo di altissimo livello, ho cercato di rubare da Higuain, Dybala, Buffon”.

Fonte”La Gazzetta dello Sport”

 

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Paolo Bardetta

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