“Chiunque, se vuole, può essere ciò che vuole”…vedi Jankto…

“Chiunque, se vuole, può essere ciò che vuole”…vedi Jankto…

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“Sono convinto che anche nell’ultimo istante della nostra vita abbiamo la possibilità di cambiare il nostro destino.”

Scriveva cosi il più pessimista tra i pessimisti, ovvero Giacomo Leopardi quando parlava di cambiamento e che per migliorare non ci siano dei tempi ben definiti e prestabiliti.

Quando il 29 agosto 2020 scrissi questo pezzo su Jakub Jankto, che potete ritrovare cliccando qui, ero abbastanza consapevole di non ricevere gli apprezzamenti di tutto il popolo Doriano, ma non per il pezzo in se, ma quanto a quell’idea di metamorfosi che stava attraversando il nostro centrocampista.

A distanza di due mesi e qualche giorno, risultati in campo alla mano, stiamo assistendo a una vera e propria consapevolezza e maturità professionale prima forse(per alcuni) insperata.

L’inizio di campionato del centrocampista Blucerchiato è stato devastante sotto ogni punto di vista.

Proprio il 29 agosto avevo scritto testuali parole: “Disinvolto, agile a superare l’avversario, coraggioso nel rischiare un dribbling e istintivo nell’andare al tiro come nel bellissimo gol al volo contro il Brescia, sono tutte qualità che il Ceco aveva ma che ha dovuto solo rispolverare con la polverina magica de “Non spetta che a me”.

Beh se al posto di Brescia mettessimo Genoa il risultato non cambia, un gol stupendo e una traiettoria mossa dalla voglia irrefrenabile di “rischiare”, quella piena consapevolezza di dire “adesso spetta a me” perchè io so di valere.

Per molti potrebbero sembrare frasi romantiche non associabili al mondo del calcio, ma in realtà, se prestate attenzione, non è cosi.

Noi siamo tutti bravi a parlare davanti a un televisore, allo stadio. Siamo tutti “allenatori” ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte. 

La realtà più bella è quella dettata dal campo che mostra come questi ragazzi prima di essere calciatori sono uomini con dubbi, difficoltà e momenti di oscurità. 

Ecco perchè noi dobbiamo essere bravi a credere in loro in ogni momento.

C’era chi diceva che la Samp sarebbe arrivata al Derby a 0 punti, e invece cosi non è stato.

Le vittorie consecutive contro 3 squadroni certamente forse probabilmente più attrezzate di noi, non sono un caso ma sono frutto di un lavoro prima psicologico, prima di stima e fiducia e poi di messa a punto sul campo.

Ecco perchè, non cito solo Jakub ma lui è in un certo senso uno tra i tanti esempi che potrei fare. 

Il nostro impegno, alla luce della gara contro il Cagliari, è di far si che tutta la squadra sia proprio come dei tanti “Jankto” per la forza di volontà messa per migliorarsi.

La Samp saprà migliorarsi e dovrà sempre continuare a farlo ma non per noi soltanto ma in primis per se stessa, perché solo stando bene con se stessa farà gioire noi tifosi.

A noi spetta il compito di credere in loro, perchè come diceva Christian D. Larson: “Credi in te stesso e in tutto ciò che sei. Sappi che c’è qualcosa dentro di te che è più grande di qualsiasi ostacolo.”

Paolo Bardetta

 

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