Chi alza la mano?

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Alzi la mano (siate onesti, siamo tra amici) chi, quando Claudio Ranieri ha accettato di assumere la guida di una Sampdoria desolatamente ultima in classifica, non ha pensato “ma chi glielo fa fare”. A quasi settant’anni, reduce peraltro da alcune esperienze posteriori al “miracolo Leicester” – una stagione anonima al Nantes, un rapido esonero al Fulham, un periodo da semplice traghettatore nella “sua” Roma – che lasciavano supporre, oggettivamente, una carriera ormai al tramonto. Troppo alta la vetta toccata con le Foxes per riuscire a trovare ancora gli stimoli giusti. Troppi gli anni spesi sulle panchine di mezza Europa, per avere ancora qualcosa da trasmettere.

Troppo fragile una Samp capace di raccogliere tre soli punti in sette giornate: con un Quagliarella che, dopo i fasti della passata stagione, sembrava aver scoperto tutto d’un tratto di avere ormai 37 anni. Senza due certezze come Andersen e Praet, la cui mancanza veniva regolarmente acuita dalle prestazioni di chi era stato chiamato a prenderne il posto. Con troppi ragazzi destinati alla B – come Thorsby che solo poche settimane prima aveva le valigie in mano, o Depaoli acquistato da una formazione retrocessa – o che proprio dalla B erano venuti, come Bonazzoli e Augello. Augello, dai…

E invece siamo qui, a cinque giornate dal termine, a commentare con un gran sorriso una salvezza sempre più reale. Che quasi si può toccare, grazie ai nove punti di vantaggio sul Lecce (e lo scontro diretto a favore) crollato in casa contro la Fiorentina. E di nuovo, alzi la mano chi, alla vigilia della ripresa del campionato, aveva avuto l’ardire di ipotizzare un cammino tanto maturo, consapevole ed efficace da parte dei ragazzi di mister Ranieri. Un cammino fatto di brillantezza atletica, applicazione, coesione. Fatto di singoli che sono cresciuti esponenzialmente: e non può essere un caso che tra questi emergano proprio Thorsby, Bonazzoli, Jankto, Augello…

Un cammino che è soprattutto figlio del carattere e della classe del vero fenomeno di questa rosa: un uomo che, a quasi settant’anni, ha accettato una sfida che sembrava più che complessa anche per chi sa come si compiono le imprese più insperate. Grazie, Sir Claudio.

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