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Prof. Ferretti: “Ripresa del campionato? Infortuni da mettere in preventivo”

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Ormai ci siamo: sabato, con Torino-Parma alle 19.30, torna la Serie A. E la Samp sarà di scena il giorno seguente, nel complicatissimo posticipo di San Siro contro l’Inter. L’antipasto si è avuto con la Coppa Italia, che si assegna questa sera tra Juventus e Napoli: ritmi piuttosto compassati, interventi in ritardo, una condizione ancora tutta da trovare.

E proprio l’aspetto fisico è una delle grandi incognite di questo campionato “sotto l’ombrellone”: ne abbiamo parlato con il Professor Ferretto Ferretti, docente di Teoria e Metodologia dell’allenamento ai corsi centrali del Settore Tecnico della FIGC e, per quattro stagioni, preparatore atletico blucerchiato nello staff di Walter Novellino.

Dall’ultimo turno dell’8 marzo, alla ripresa del prossimo 19-20 giugno: una pausa senza precedenti nel calcio moderno.
“Parliamo di tre mesi di stop, dei quali due di vero e proprio lockdown, dove si era casa e si poteva fare davvero poco. Anche se monitorati dagli staff tecnici e con tutto il materiale specifico, si trattava di sedute che io definisco palliative: si stava allenando un’altra cosa, non certamente un atleta che gioca a calcio. Si è cercato essenzialmente di conservare un minimo la condizione, con proposte molto generali adatte quasi a chiunque. Sono lavori che consentono il mantenimento di livelli di forza e aerobici accettabili, ma non c’è stato modo di replicare l’intensità e la velocità della partita. Questo è ciò che davvero ha messo in crisi il sistema, è un qualcosa che non avviene nemmeno nella pausa estiva”.

Gli allenamenti collettivi sono ripresi dal 25 maggio. Un periodo piuttosto breve nel quale, peraltro, non ci sono state le classiche amichevoli di “inizio stagione”.
“Questo mese che si è avuto a disposizione, analizzandolo bene, prevede un’ultima settimana – che è quella che stiamo vivendo e che conduce alla partita – nella quale non si può certamente pensare di fare carichi di lavoro rivolti alla crescita della condizione: questi devono essere stati svolti nelle settimane precedenti. Però la prima è stata di ricondizionamento generale e riattivazione: pertanto il periodo di lavoro intenso si è ridotto alle due settimane centrali. E non tralasciamo la disabitudine all’utilizzo della palla e alla gestione degli spazi a campo intero: le normali amichevoli pre-stagionali servono anche a quello, andando a ricreare, gradualmente al crescere del livello dell’avversario, le situazioni e le intensità che si ritroveranno poi nelle gare ufficiali”.

Le partite saranno molto ravvicinate: quale lavoro si potrà svolgere nei prossimi mesi?
“Ora si comincia a giocare e non si smette più. Giocando ogni tre giorni, di fatto non ci saranno spazi per allenare la condizione. Una cosa che secondo me staff e allenatori dovranno cercare di fare, laddove possibile, sarà quella di non far giocare più di due partite consecutive alla maggioranza degli atleti: quindi, al di là di scelte e necessità tattiche, un ragazzo che scende in campo, ipoteticamente, la domenica e il mercoledì successivo, dovrebbe riposare nel weekend seguente. In questo modo avrebbe a disposizione una settimana intera, fino al turno infrasettimanale successivo, dove poter recuperare e incrementare un minino – o quantomeno, mantenere – la condizione”.

Questo si collega ovviamente al tema infortuni.
“Secondo me saranno dietro l’angolo: in questa fase salteranno tutte o quasi le cautele, la prevenzione, l’attenzione ai carichi che si utilizzano in condizioni normali. Di conseguenza l’infortunio è da mettere in preventivo: certo le cinque sostituzioni verranno parzialmente in aiuto e, come detto da diversi allenatori, chi ha a disposizione rose particolarmente omogenee in termini di qualità potrà trarne ulteriore beneficio”.

Fasce orarie 17.15, 19.30 e 21.45: quanto inciderà il caldo, soprattutto per le gare “pomeridiane”?
“In questa coda di campionato si ritrovano tutte le difficoltà che è possibile immaginare, e il caldo non fa eccezione. Parliamo di partite anche in pieno luglio, quando solitamente si è al mare o si disputano amichevoli alle nove di sera. Fortunatamente le partite alle 17.15 saranno molto poche e mai, vado a memoria, a Napoli, Lecce e Cagliari. Va bene, ma avete mai provato alle 17 a Milano, o Verona? Magari la temperatura in termini assoluti è minore, ma l’umidità può rendere quella percepita anche maggiore… Purtroppo questa è un’emergenza: in una programmazione logica e normale, certo nessuno avrebbe mai concepito un calendario di questo tipo”.

Un punto poco discusso è la stagione seguente, che potrebbe partire il 12 settembre. Una interruzione brevissima, soprattutto per chi è coinvolto nelle Coppe: che tipo di preparazione si potrà dunque impostare?
“Sarà quasi un continuo ma, al di là dei normali movimenti nelle rose dati dal mercato, si partirà meglio. Questo perché le squadre saranno già avanti nella condizione: certo dovrà recuperare chi avrà giocato tanto durante l’estate. Le vere conseguenze si potranno vedere verso la fine dell’anno solare, e all’inizio del 2021, periodo nel quale di norma si va a richiamare il lavoro preparatorio svolto a inizio stagione. Questa volta si arriverà invece con una stagione già molto lunga alle spalle: considerando poi l’Europeo dell’estate successiva sarà davvero un qualcosa di nuovo per tutti, in cui navigare quasi a vista”.

In chiusura, un ricordo del periodo in blucerchiato.
“Sono molto legato alla Sampdoria, mi piace e mi è sempre piaciuta anche prima di lavorarci. I quattro anni con Novellino sono stati bellissimi, è una piazza in cui tornerei in cinque minuti! Dal Presidente Garrone, a tutta la dirigenza con Marotta, Asmini… devo dire di essere stato fortunato. Sono passati diversi anni ormai, ma mi sembra di essere ancora lì! E ci tengo a dire che quei ragazzi erano tutti, davvero, dei bravissimi professionisti: gente che si allenava con voglia e tenacia. Da Palombo, di cui ora sono docente al corso Uefa Pro, a Bazzani, Volpi, e non voglio dimenticare nessuno. Avevano la voglia di remare tutti dalla stessa parte, erano anche amici fra di loro. E per quelli che sono arrivati dopo, era così più facile inserirsi: essere un gruppo, come lo è stato quella squadra, è davvero uno dei “segreti” del gioco del calcio”.

 

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Diego Baracchi

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