L’emergenza Coronavirus, con l’impennata di contagi che ha interessato il Nord Italia negli ultimi dieci giorni, ha avuto – e non poteva essere altrimenti – pesanti conseguenze anche sul mondo del pallone. Tra rinvii, porte chiuse e recuperi, proviamo a fare un po’ di chiarezza.
Quattro sono state le gare rinviate nello scorso weekend, sesta giornata di ritorno in Serie A, a poche ore dalle prime allarmanti notizie provenienti dalla ormai tristemente famosa Codogno e da altri comuni di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Nello specifico Verona-Cagliari, Torino-Parma, Atalanta-Sassuolo, oltre ovviamente all’incontro che domenica sera avrebbe visto la Sampdoria di scena a San Siro, opposta all’Inter.
Di queste, la Lega Serie A ha fissato nel corso della settimana la data del recupero per le sole Verona-Cagliari e Torino-Parma: le due gare si disputeranno così il prossimo 11 marzo, alle ore 15 e 18.30 rispettivamente.
Ancora nessun provvedimento invece per Atalanta-Sassuolo, con i bergamaschi impegnati nel ritorno degli ottavi di Champions mercoledì 10, e per Inter-Sampdoria (i nerazzurri giocheranno l’andata degli ottavi di Europa League giovedì 12).
Ancor più confusa, se possibile, la gestione di questo weekend, settima giornata di ritorno. Solo due giorni fa, giovedì 27, la Lega aveva comunicato la decisione di disputare ben cinque gare – tutte quelle nelle zone potenzialmente più a rischio – a porte chiuse: Juventus-Inter, Milan-Genoa, Parma-SPAL, Sassuolo-Brescia e Udinese-Fiorentina avrebbero quindi dovuto disputarsi regolarmente, sebbene in assenza del pubblico sugli spalti. Nella mattinata odierna però, di concerto con il Governo, il dietrofront: tutti e cinque gli incontri sono stati rinviati, addirittura a mercoledì 13 maggio, quindi appena prima della penultima giornata di campionato.
Una scelta dettata dalla volontà di non mostrare al mondo, specialmente per il big match Scudetto tra Juventus e Inter, un Paese bloccato dall’emergenza. Con tutto ciò che ne consegue, e già lo stiamo sperimentando in questi giorni, in termini di contraccolpi su economia e turismo, soprattutto internazionale: “La valutazione unanime dei vertici del mondo sportivo e calcistico è stata quella di prediligere il rinvio piuttosto che giocare negli stadi vuoti, tenendo conto anche delle ripercussioni a livello di immagine sul nostro Paese”, ha dichiarato poche ore fa il Ministro dello Sport Spadafora.
Ma una decisione che certamente pone degli interrogativi sul regolare svolgimento del campionato, tanto per le zone alte della classifica quanto per la lotta salvezza che – ahinoi – ci interessa da molto vicino.
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