L’editoriale – Samp-Parma: La legge di Murphy

L’editoriale – Samp-Parma: La legge di Murphy

- in Editoriali, News
Condividi questo articolo

*Legge di Murphy*: “Se qualcosa può andar male, lo farà”. Il famoso assioma, amaramente ironico, è noto in tutto il mondo come Legge di Murphy. E può essere facilmente preso in prestito nel commentare il momento blucerchiato: dagli sciagurati ultimi venti minuti di Cagliari alla gara di ieri sera contro il Parma, infatti, ben poco è sembrato andare per il verso giusto in casa Samp.

Doverosa premessa: quantomeno per chi scrive, i termini Fortuna e Sfortuna sono quasi totalmente privi di significato. Nella vita di tutti i giorni infatti, e il calcio pur con le sue peculiarità non fa eccezione, contano preparazione, tempismo, dedizione, impegno. Certo, il caso fa sempre la sua parte. Ma anche la gestione, o la non gestione, degli inciampi che il caso ci propone, sono parte integrante del processo che determina il raggiungimento dell’obiettivo che ci siamo prefissi. O il fallimento.

Senza volerci addentrare in ragionamenti filosofici, è chiaro come la Sampdoria versione 2019-20 abbia evidenti limiti strutturali, a livello di profondità della rosa e di qualità della stessa. Limiti che il caso – una traversa, un ingresso in area un attimo prima del dovuto – sa mettere a nudo con tutta la crudeltà di cui è capace.

Non è stata affatto una prestazione da censurare, quella fornita dai ragazzi di mister Ranieri: se si eccettuano i primi venti minuti, in cui il Parma ha mostrato una certa superiorità territoriale – legittimata dal vantaggio – la Sampdoria ha disputato una prova generosa in cui ha provato, soprattutto nella ripresa, a rimettere in piedi la gara. E un pareggio sarebbe stato davvero il premio minimo da riscuotere, a fronte delle occasioni capitate a Vieira, Gabbiadini, Quagliarella e Colley. Ma se può essere catalogato come “caso” che in zona gol si trovi proprio il gambiano, è difficile appellarsi alla sfortuna se l’esito non è una conclusione a rete degna di Kolarov.

Discorso analogo vale per Leris, da molti additato come simbolo della sconfitta: probabilmente non serve aver studiato a Coverciano, per capire che il francese difficilmente diventerà un Luis Alberto. Ed è comprensibile che il suo ingresso, con una partita da recuperare, abbia fatto storcere il naso. Le alternative però, lasciavano poco spazio di manovra: da un Rigoni che appare sempre più con le valigie in mano, all’oggetto misterioso Maroni, passando per quel Caprari – comunque entrato poco dopo – che escluso il lampo di Ferrara è fortemente involuto da mesi.

La realtà ci racconta che la Samp dovrà sudarsi questa salvezza, imparando a destreggiarsi al meglio delle proprie possibilità negli episodi che possono far svoltare un incontro, se non una stagione. A cominciare da sabato prossimo: il “caso” in questione, lo conosciamo tutti.

 

Diego Baracchi

 

Condividi questo articolo

Facebook Comments

You may also like

Presentato il progetto “Officina 1946”, laboratorio di idee a tinte blucerchiate

Nella centralissima Galleria Mazzini, luogo simbolo della nascita