Gabbiadini alla Gazzetta dello Sport: “Quello con l’Udinese un gol più importante che bello. Ora serve un mini ciclo di vittorie”

Gabbiadini alla Gazzetta dello Sport: “Quello con l’Udinese un gol più importante che bello. Ora serve un mini ciclo di vittorie”

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Manolo Gabbiadini
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Dopo il bellissimo gol realizzato su punizione all’ultimo respiro del primo tempo contro l’Udinese il bomber blucerchiato Manolo Gabbiadini si è confessato ai taccuini della Gazzetta dello Sport in una lunga intervista uscita questa mattina proprio nel giorno del suo 28mo compleanno.

Manolo, il bellissimo gol all’Udinese è la svolta per lei e per la Sampdoria?

“Speriamo! Ci voleva proprio. Ma mi creda: quel gol è più importante che bello. La bellezza rischia di essere fine a se stessa ed è soggettiva. L’importanza, invece, è oggettiva: stavamo perdendo una partita fondamentale anche perché poi vincendola abbiamo riavvicinato la stessa Udinese e altre squadre. E adesso abbiamo un calendario impegnativo. Insomma, bisognava vincere e anche grazie a quel gol ci siamo riusciti”.

“Ha esultato senza… esultare. Una smorfia, una faccia quasi cattiva e via”.

“Esultanza rabbiosa, direi. E’ stata spontanea, forse la reazione alla nostra situazione. Stiamo soffrendo tanto, speravamo in un rendimento differente. E invece siamo lì e allora la rabbia viene fuori. E può anche essere preziosa”.

Si è dato una spiegazione della partenza così negativa?

“Di sicuro tutti avremmo potuto dare di più. Ha pagato Di Francesco perché nel calcio funziona così e mi è spiaciuto a livello umano e anche tecnico, perché apprezzo molto il suo calcio offensivo. Di Francesco ha ottime idee e io ho il rimpianto di aver saltato qualche partita per infortunio durante la sua gestione”.

Ranieri cosa ha portato?

“Positività e tranquillità. Ranieri dice sempre che la negatività ti fa perdere. Cerca di scherzare molto con noi”.

E dal punto di vista tattico?

“Con Ranieri siamo passati al 4-4-2. Ma più che il modulo conta l’interpretazione e nel primo tempo contro l’Udinese eravamo eccessivamente bassi. Noi attaccanti eravamo troppo lontani dalla porta per creare. Nella ripresa ci siamo piazzati con il 4-3-1-2 e le cose sono migliorate perché eravamo più alti e più aggressivi. Comunque in entrambi i sistemi di gioco mi trovo bene, sono a mio agio”.

Come mai contro l’Udinese non ha tirato anche il rigore?

“Il rigorista è Quagliarella. Quando abbiamo capito che Fabio era dolorante e non avrebbe potuto calciare, ci siamo guardati io e Ramirez. Gaston mi ha detto che voleva tirare, io l’ho visto carico, so che è in grandi condizioni e ho accettato senza problemi”.

A proposito di Quagliarella, è solo uno di quei momenti in cui la porta è più piccola?

“Può darsi, comunque Fabio sa rendersi utile anche se non segna. E presto si sbloccherà”.

Si avvicina il derby: se di solito vale doppio, quest’anno vale triplo…

“A Genova il derby lo sentono moltissimo, è una partita speciale e con questa classifica vale davvero tanto. La Samp ha bisogno di un mini-ciclo di vittorie o risultati positivi in modo da fare un balzo in classifica. L’ideale sarebbe non restare invischiati nella zona bassa fino a maggio, ma adesso dobbiamo fare un passo alla volta per uscire dall’incubo. E sfruttare il calore di un ambiente speciale che un anno fa decisi di riabbracciare e che mi dà sempre grandi motivazioni”.

Come mai non avete segnato nei primi tempi per 15 partite consecutive (dal 36° turno del 2018-19 fino a domenica)?

“Eh… una cosa stranissima e impossibile da decifrare. Forse il nostro modo di affrontare le partite ci spinge a essere più offensivi nella ripresa, ma non si può non segnare mai nei primi tempi”.

Manolo, per un calciatore i 28 anni sono l’età della maturità?

“Ahahahah… vedremo. Però è vero che sono più tranquillo di una volta, ho imparato a gestire meglio le situazioni e i momenti negativi. Sicuramente la famiglia è fondamentale: quando sono con Martina, Tommaso e Nicolò, il calcio passa in secondo piano. E quando torno al campo sono carico e motivato”.

 

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