Fumata nera, game over, a meno di possibili strascichi legali. Dopo quasi un
anno s’interrompe la trattativa per rilevare la Sampdoria da parte di CalcioInvest LLC, il gruppo che aveva Gianluca Vialli come ambassador e futuro presidente blucerchiato. L’annuncio, ieri mattina, con un breve comunicato diffuso a Londra da Giovanni Sanfelice di Monteforte, che l’11 giugno aveva annunciato il primo stop (poi rientrato) alla trattativa, prima
che l’ex presidente Edoardo Garrone (a lui ieri entrambe le parti hanno rivolto un ringraziamento) la facesse ripartire.
Condizioni mutate
Secondo i due magnati Dinan e Knaster, principali finanziatori dell’operazione, «altermine di un lungo processo di due diligence, CalcioInvest ha valutato eccessiva la richiesta economica dell’attuale proprietà, considerandola superiore ai valori di mercato, anche in considerazione degli investimenti che CalcioInvest ritiene necessari per riportare il club a livelli di competitività all’altezza della sua tradizione». Il gruppo avrebbe valutato la Samp 102 milioni, 52 dei quali necessari per coprire i debiti, prevedendo poi ulteriori investimenti.
Al presidente sarebbero andati 50 milioni, circa la metà della richiesta iniziale e mai mutata, per una valutazione globale di 140. Un investimento non sostenibile secondo il gruppo Vialli alla luce della crisi. Ipotesi negata dalla proprietà.
La replica
La Samp, «preso atto, tramite media, della decisione di CalcioInvest di ritirarsi, per la seconda volta, dalla trattativa, non può non ribadire che la valutazione del club è sempre stata quella indicata in più lettere di intenti da tempo sottoscritte dalle Parti, valutazione che non può essere ridotta a
causa di una momentanea situazione di classifica». Ipotizzando poi, «anche per senso di responsabilità verso i tifosi, che l’unico modo per concludere una trattativa così lunga sia quello di dare esecuzione ai documenti precontrattuali».
Adire le vie legali, insomma, sarebbe una logica conseguenza visto che secondo Ferrero il ritiro di CalcioInvest non sarebbe stato oggettivamente
motivato. Anche la San Quirico, holding della famiglia Garrone che avrebbe versato 20 milioni, ha diffuso una nota:
«Apprendiamo con rammarico della fine della trattativa. Abbiamo cercato di facilitarla e per questa ragione San Quirico si era detta disponibile ad anticipare i bonus previsti al verificarsi di determinati obiettivi. Purtroppo le parti non sono riuscite a trovare un accordo soddisfacente».
Fonte: Filippo Grimaldi de La Gazzetta dello Sport
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